Stop plastica monouso, Italia ko/ 280 aziende e 2.870 addetti: cosa accadrà?

- Alessandro Nidi

Lo stop alla plastica monouso rappresenta un duro colpo per l’Italia, leader europeo nel settore: Milena Gabanelli analizza la questione

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Plastica in mare (foto da Facebook)

La plastica monouso è l’argomento del nuovo servizio realizzato da Milena Gabanelli con Domenico Affinito per “Il Corriere della Sera” e rappresenta una tematica di stringente attualità, visto e considerato che, a decorrere dal 3 luglio prossimo, posate, piatti, cannucce, bastoncini cotonati, agitatori per bevande, aste per i palloncini e contenitori per alimenti non potranno più essere realizzati in plastica, anche  se biodegradabile. Lo stabilisce una normativa dell’Unione Europea, che noi de “Il Sussidiario” vi avevamo già precedentemente descritto sulle nostre colonne.

Un provvedimento nato dall’inciviltà e dall’incapacità dimostrata da parte dei cittadini del Vecchio Continente di differenziare correttamente la plastica. Come si evince dalle stime ufficiali, piatti e bicchieri abbandonati sulle spiagge di tutto il mondo rappresentano il 3,1% del totale dei rifiuti, mentre il 17,3% è costituito dagli imballaggi alimentari, il 17,1% da cannucce, il 9,2% da posate. I loro frammenti, spiega Gabanelli, inquinano gli oceani e i mari e finiscono per uccidere tartarughe, delfini, balene, pesci, perché li ingoiano. Infine, “diventano particelle così piccole da mescolarsi al plancton, entrano nella catena alimentare e la plastica ci ritorna nel piatto”.

PLASTICA MONOUSO: PERCHÉ L’ITALIA È IL PAESE PIÙ DANNEGGIATO?

Perché, si chiede Milena Gabanelli su “Il Corriere della Sera”, l’Italia è il Paese più danneggiato da questa norma dell’Ue relativa alla plastica monouso? La risposta è da ricercare, ancora una volta, nei numeri. La nostra nazione da sola ha il 60% del mercato europeo dell’usa e getta. Le aziende coinvolte sono 280, con 2.780 addetti e un fatturato annuo di 815 milioni di euro. “Siamo i leader europei nel settore – sottolinea la giornalista –. Non a caso siamo stati i primi in Europa nel 2012 a introdurre gli shopper compostabili, biodegradabili in 6 mesi. Sapevamo però da due anni che l’orientamento era quello di escluderle, ma politica e imprese invece di fare fronte comune nelle trattative, coinvolgendo anche altri Stati, ognuna è andata avanti a difendere la propria di plastica”.

E non è tutto: dal 2024 i produttori dovranno farsi carico del costo delle attività di raccolta e di pulizia di tazze da caffè, contenitori per cibo da asporto pronto al consumo, filtri di sigarette, palloncini, reti da pesca, salviette umidificate, mentre entro il 2026 dovremo sostituire tappi e coperchi in plastica per le confezioni di bevande ed entro il 2025 riciclare almeno il 77% delle bottiglie di plastica e il 90% entro il 2029.

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