Terza ondata Covid/ Crisanti: “Tra una settimana avremo 30 mila contagi al giorno”

- Carmine Massimo Balsamo

Terza ondata Covid, prosegue il dibattito tra virologi. Palù: “Non ha senso parlare di questo: il virus non ha mai smesso di circolare”

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Il virologo Andrea Crisanti (da Facebook)

Siamo entrati nella terza ondata di Covid o è ancora troppo presto per parlarne? Questa è la domanda che tanti italiani si stanno ponendo in questi giorni in relazione all’aumento di contagi registrato nell’ultimo periodo. E il dibattito tra virologi prosegue senza sosta. L’immunologa Antonella Viola ai microfoni di Sky Tg 24 ha evidenziato che è ancora presto per dire se è una terza ondata o meno, ma ciò che è certo «è che non è assolutamente il momento di parlare di aperture».

Più netto il giudizio di Giorgio Palù, presidente dell’Aifa. Secondo l’esperto non ha senso parlare di prima, seconda o terza ondata Covid, poiché il virus «non ha mai smesso di circolare». Ai microfoni del Corriere della Sera ha aggiunto: «Ora in certe aree del Paese la curva dei casi incidenti certamente si impenna, però a livello nazionale l’andamento è ancora a plateau».

TERZA ONDATA COVID, IL MONITO DI CRISANTI

Per alcuni esperti non siamo ancora nella terza ondata di Covid, ma c’è chi come Andrea Crisanti non ha dubbi del contrario. Il direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova ha spiegato ai microfoni di Agi che in Italia abbiamo sprecato parole e tempo senza guardare in faccia la realtà, considerando che tra una settimana conteremo 30 mila contagi al giorno: «La terza ondata è già iniziata e si continua a parlare di riaperture con questi numeri. Abbiamo completamente perso il contatto con la realtà». Andrea Crisanti ha poi rimarcato che è necessario un approccio diverso su tutto, a partire dal distanziamento e dal monitoraggio, fino ai test e alle scuole. A suo avviso è stato sbagliato tutto ed i risultati sono sotto gli occhi di tutto, a partire dalla comunicazione: «Sembrava che dovessero arrivare tutti subito e così si è distolta l’attenzione sul problema dei tracciamenti».



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