Serie A/ Il figliol prodigo Kakà e la mentalità di Don Rafé

- Sandro Bocchio

SANDRO BOCCHIO commenta la decima giornata, che ha visto le vittorie di Juventus e Napoli, che ora mettono pressione alla Roma, un Verona ancora perfetto in casa e Kakà profeta nel deserto

kaka_ciani
Kakà e Ciani, gli autori dei due gol (Infophoto)

Adesso tocca alla Roma rispondere. Dovrà farlo entrando nella storia, e quindi firmando la decima vittoria consecutiva nella serie iniziale (avversario all’Olimpico il Chievo) per tenere a debita distanza Juventus e Napoli. Le due inseguitrici hanno accorciato e distano soltanto due punti. Lo hanno fatto con due prove differenti, obbligatoriamente viste le rispettive avversarie. Assume quindi maggiore significato il successo degli azzurri in casa della Fiorentina, sia perché venuto su un campo complicato (chiedere alla Juventus, per esempio) sia perché ottenuto contro una squadra in forma. Può non essere piaciuto il modo a qualcuno: due tiri in porta e due gol, oltre a una svista finale di Calvarese, che non solo ha negato il rigore a Cuadrado ma l’ha pure cacciato per doppia ammonizione. Ma questo è il modo per poter ambire alla conquista di un titolo o al taglio di un traguardo. Il Napoli ha vinto per merito di una mentalità inculcata da Rafa Benitez, uno che non si accontenta mai. E, non a caso, da quando la stagione è cominciata è arrivato un solo pareggio in 13 partite, quello – clamoroso – in casa contro il Sassuolo. Più agevole il compito della Juventus, con un successo ampio sul Catania, che la dice lunga su come i bianconeri stiano ritrovando ritmi e frequenze della passata stagione. Una prova che, si spera, porterà anche un po’ di serenità all’irritato Antonio Conte di questo periodo…

La giornata ripropone il Verona tra le grandi. I veneti sfruttano il pareggio dell’Inter in casa dell’Atalanta per agganciarla a un clamoroso quarto posto (con la Fiorentina lasciata dietro), non male per una neopromossa, alla quinta vittoria in cinque gare interne. La squadra di Andrea Mandorlini ha dalla sua parte la reciproca conoscenza e la bravura di aver gestito in maniera (al momento) ottimale il mercato. Ha tenuto alcuni dei suoi piccoli gioielli (come Jorginho) e ha pescato tra elementi da rilanciare (Iturbe) oppure da cui attingere esperienza. Basti vedere lo scatenato Luca Toni, per il modo in cui ha inchiodato la Sampdoria. Come lui un altro reduce di Germania 2006 si è messo in particolare in evidenza nel turno infrasettimanale: prima ha fallito un rigore, poi ha esaltato Marassi con la splendida rete decisiva. Così Alberto Gilardino ha rilanciato il Genoa, sollevandolo dai bassifondi di una classifica cui si sta pericolosamente avvicinando il Cagliari e in cui sta respirando il Bologna. Pochi giorni fa Stefano Pioli era stato confermato per mancanza di alternative, costava troppo esonerarlo. Ora, con due vittorie consecutive, è tornato ben saldo in sella. A ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse stato ancora bisogno, di come le certezze nel calcio siano scritte sull’acqua. Quelle che mancano sempre più a Max Allegri, che ieri ha ritrovato il figliol prodigo Kakà (al primo gol al rientro dal Real Madrid) ma ha perso anche i pochi tifosi accorsi a San Siro e che hanno fischiato sonoramente dopo il pareggio contro la Lazio. Tutti continuano a far notare quanto il Milan sia lontano dalla vetta, sarebbe meglio cominciare a vedere quanti punti ha ancora di vantaggio sul terz’ultimo posto: dopo la decima giornata sono sei, non tantissimi.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori

Ultime notizie di Terzo tempo di Sandro Bocchio