Serie A/ La Roma rallenta nella domenica di Barbara Berlusconi

- Sandro Bocchio

SANDRO BOCCHIO commenta l’undicesima giornata di serie A, che ha visto il primo pareggio della Roma, avvicinata da Juventus e Napoli, ma anche le tensioni in casa Milan e brutti episodi…

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Le serie nascono per trovare una fine, quella delle partite vincenti a inizio campionato avviata dalla Roma si è fermata a quota dieci. Merito del Torino, che ha obbligato i giallorossi a incassare la seconda rete di stagione e a registrare il primo pareggio. Un risultato giusto, per la tenacia dei granata a voler restare in partita a fronte di un’avversaria non brillantissima ma, come al solito, capace di tenere aperto il risultato fino all’ultimo minuto. Ed è questa la più grande qualità dei giallorossi, che rimangono in testa solitari ma che che vedono scendere a tre punti il vantaggio su Juventus e Napoli. Due squadre che si confermano le più attrezzate rivali per puntare al titolo (e domenica sarà tutto da seguire lo scontro diretto a Torino) ma che devono fare i conti con la Champions League, il tasto su cui la Roma dovrà continuare a battere per mantenere il ruolo di terzo incomodo. Entrambe hanno vinto nell’anticipo, entrambe in maniera solida: la Juventus a Parma, dove non è mai facile giocare, il Napoli in casa contro un Catania disperato, e per questo più pericoloso. Due prove di serena forza, a sottolineare come soltanto l’eccezione della Roma impedisca di applaudire il campionato cui stanno dando vita gli uomini di Conte e Benitez.

Domenica animata anche da elementi fuori campo, come l’uscita – poi ridimensionata – di Barbara Berlusconi, che ha invocato una svolta societaria per il Milan, sottolineando quali siano le sue ambizioni personali all’interno della struttura. Il primo pensiero è andato a una conclusione cruenta della ventennale gestione di Adriano Galliani, ipotesi smentita frettolosamente e maldestramente dall’interessata. Parole e pensieri che però indicano, se ce ne fosse stato ancora bisogno, di come i problemi in casa Milan non siano soltanto tecnici. Stiamo infatti assistendo a una riedizione, in versione calcistica, dei sussulti che stanno frantumando (o rimodellando) l’esperienza berlusconiana in campo politico. La società rossonera si trova in una delicata fase di transizione, non supportata dai risultati come avvenuto sull’opposto e nerazzurro fronte cittadino per il passaggio da Moratti a Thohir. Allegri è quantomai in una posizione fragile – per scelta di Silvio Berlusconi, che non gli ha prolungato il contratto – come fragile è la sua squadra, e lo si è visto in maniera imbarazzante sabato in casa contro la Fiorentina. Saranno giorni di pulsioni da controllare, per evitare pericolose uscite di strada che potrebbero sfasciare tutto e senza la prospettiva di avere qualcuno alla porta, disposto a entrare con soldi e idee.

Campionato che assiste alla conferma del Verona (sesta vittoria consecutiva in casa e un Toni da urlo per il quarto posto in classifica), alla marcia del Genoa rigenerato da Gasperini, agli squilli di altre neopromosse come Livorno e Sassuolo. Da sanzionare e dimenticare in fretta quanto avvenuto sugli spalti, dalle offese di Parma a Pessotto ai rigurgiti filonazisti delle curve di Lazio e Verona in ricordo dei militanti di Alba Dorata assassinati nel fine settimana. Gesti da perseguire con forza, molto più dei cori legati alla (molto) presunta discriminazione territoriale.

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