Serie A/ Tevez signore del giardino italiano. Mazzarri, niente alibi

- Sandro Bocchio

SANDRO BOCCHIO commenta la sedicesima giornata di serie A: la Juventus riparte con Tevez dopo la Champions League, molti spunti in un Napoli-Inter ricco di gol ed errori. Oggi Milan-Roma

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Carlos Tevez (Infophoto)

Un passo indietro, innanzitutto. All’ultima giornata di Champions League, che ha decimato il contingente italiano con l’eliminazione di Juventus e Napoli mandando avanti soltanto il Milan: la meno convincente delle tre, in serie A, ma quella con il miglior bagaglio internazionale nelle ultime stagioni. Bocciature che hanno azzerato le speranze di un nostro risveglio europeo, confermando l’arretratezza (innanzitutto economica e gestionale) rispetto ad altre realtà. Non è un caso che Inghilterra e Germania non abbiano perso una sola rappresentante mentre ai soliti Barcellona e Real Madrid la Spagna ha quest’anno aggiunto l’ottimo Atletico.

Per questo c’era grande curiosità per vedere come avrebbero reagito le singole protagoniste. Del Milan si saprà questa sera, nel posticipo tutto da seguire contro la Roma. La Juventus beffata nel pantano di Istanbul è tornata senza freni in Italia, sia pure a fronte di un Sassuolo friabile come non mai e molto probabilmente colpito dai problemi di salute che stanno nuovamente facendo trascorrere momenti poco lieti ad Acerbi. Tevez, assente non giustificato in Europa, è stato irresistibile con una tripletta. L’assenza di Pirlo è invece gestita come una contingenza facilmente superabile. Allo stesso modo si voleva rivedere il Napoli, convincente contro l’Arsenal anche se poi il 6-3 incassato dai londinesi sabato con il Manchester City accende dubbi e rimpianti, soprattutto in una squadra capace di essere eliminata dalla fase a gironi dopo aver raccolto 12 punti: non era mai successo. Gli azzurri hanno travolto l’Inter in un partita condizionata più dalle distrazioni che dalla solidità degli assetti. Il Napoli l’ha vinta in virtù della bravura di certi singoli (Higuain nuovamente ispirato, Callejon sempre convincente, Mertens ai livelli visti nel Psv), abili ad affondare i colpi nelle amnesie altrui, aiutati anche dall’espulsione di Alvarez. Quest’ultimo episodio è bastato comunque a Mazzarri per dare sfogo all’abituale arrabbiatura ricca soltanto di autogiustificazioni: “In undici contro undici avremmo pareggiato”, ha detto con granitica certezza, non si sa da che cosa sorretta. Resta il fatto che l’Inter non vince da quattro partite, che in Coppa Italia è riuscita a prendere due reti dal Trapani e che viene sempre giustificata con argomentazioni ai limiti dell’autolesionismo, come quelle di Moratti che addebitava al cambio di proprietà i risultati negativi. Tutto ciò non aiuta a crescere, al contrario del Napoli, che ha metabolizzato la forte delusione per l’eliminazione dalla Champions ripianificando le operazioni di mercato e ripartendo in campionato. Si risveglia la Fiorentina, la Sampdoria espugna Verona fronte Chievo nel confronto tra le squadre più in forma del momento (terza vittoria consecutiva per la gestione Mihajlovic), la Lazio riparte in concomitanza con il ritorno di Klose, il Torino si conferma tra le sorprese di stagione. E a Udine i fischi salutano la fine della partita, sollevando per l’ennesima volta le perplessità di Guidolin, giunto al punto di ipotizzare l’ipotesi di un addio prematuro.



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