TOLO TOLO/ Zalone, il dono di schiaffeggiare due Italie prigioniere di se stesse

- Dimitri Buffa

“Tolo Tolo” prende a schiaffi l’Italia dell’ipocrisia, che ognuno crede sia solo quella dell’altra parte. Ma Zalone non ci casca e ne ha per tutti

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Checco Zalone in "Tolo Tolo" (Foto dal Web)

C’è chi la vuole cotta e c’è chi la vuole cruda. Checco Zalone becero con gli immigrati – come si ipotizzava dal trailer canzonicina “Immigrato” – scandalizzerebbe la sinistra del perbenismo stenterello ma entusiasmerebbe i suoi affezionati fan sovranisti. E viceversa, Checco Zalone filo-accoglienza, per giunta sceneggiato da Virzì in “Tolo Tolo”, eccolo entusiasmare la critica e scontentare i politici destrorsi e i loro followers. Un po’ stantii. Quasi come il gioco delle parti. Un’Italia che vive di tifoserie calcistiche sui problemi seri e meno seri non riesce ad andare a guardarsi un gran bel film e a rifletterci sopra invece di parlarne a vanvera. Soprattutto non avendolo visto. O essendo andata a vederlo con un preconcetto in testa.

Sarà che i comici sono sempre un po’ tristi – e Checco nazionale non fa eccezione, alla pari di Chaplin e di Stanlio e Ollio – ma gli articoli e le impressioni che si sono letti sui giornali su “Tolo Tolo” lasciano molto a desiderare. Fan pensare che il vero problema del cinema italiano sia il suo pubblico mediocre e viziato. Abituato alla comicità dei B movies del commissario Nico Giraldi – che poi tanto B non erano – e incapace di evolversi nel corso dei decenni che passano.

Il grande pregio di questa pellicola è quello di farci ridere e commuovere allo stesso momento. Ridere per la nostra stupida cattiveria contro il diverso, lo straniero, commuovere per il male che si semina in politica sul problema immigrazione. Zalone ha rotto questi schemi e, pur con una vena dissacratoria alla “Monty Python”, non cede alla facile captatio benevolentiae trucida alla Alvaro Vitali. Comunque sia – facendo discutere in anticipo – poi ha fatto incassi da record.

Zalone mischia audacemente nel film registri diversi. A uno capita di commuoversi sentendo il coro di immigrati, finiti in mare insieme al personaggio interpretato dal comico, proprio perché ironizzano su se stessi, cantando di essere gli “stronzi più neri” che comunque “restano a galla”. Esilarante invece la lotteria del riallocamento dei posti in Europa fatta, con tanto di  ruota, pallina e piccolo bimbo nero bendato, direttamente sulla nave bloccata in porto dal ministro italiano. L’Italietta di oggi non è più quella del “posto al sole” e delle guerre “coloniali”, ma quella dell’ipocrisia, “de destra e de sinistra”, di lotta e di governo, e della solidarietà a intermittenza o del cattivismo che usa due pesi e due misure anche nella giustizia penale. Ci tocca tenercela così com’è diventata – almeno per ora – e a Zalone tocca pure l’ingrato compito di rappresentarla e farla meditare. A persone che ormai si rifiutano di pensare con il proprio cervello.







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