TURISMO/ La sfida per far diventare attraente il lavoro nel settore

- Alberto Beggiolini

Il turismo soffre la mancanza di personale. Anche per come vengono percepite le condizioni di chi lavora effettivamente nel settore

receptionist hotel lavoro Pixabay1280 640x300.jpeg Foto di Rodrigo Salomón Cañas da Pixabay

L’estate sta finendo. Contrordine: l’estate non sta finendo, almeno ancora per 10-15 giorni, con una strana coda allungata che regala temperature simili a quelle di fine giugno e spiagge ancora prese d’assalto nei fine settimana. Ma proprio nelle destinazioni costiere vince il bipolarismo, da una parte i “bagnanti” che magari non si bagnano (l’acqua non è caldissima) ma restano distesi su asciugamani e sdraio, dall’altra il calendario reale, fatto di stabilimenti chiusi e attività commerciali in disarmo, con buona pace delle invocate destagionalizzazioni e degli appelli degli albergatori, che si ritrovano le loro oasi (quelle rimaste aperte) con camere piene, ma attorniate dal deserto urbano tutt’intorno.

Esempio: Jesolo, divertimentificio certificato del Nordest, nell’ultimo weekend ha accolto circa 80 mila vacanzieri senza poter offrire loro i consueti servizi commerciali ancillari. E in un’altra mèta marina della regione, Sottomarina, trovare ancora uno stabilimento aperto, con lettini e quant’altro, è un’impresa. Sembra incredibile, visto che la long season può fruttare anche nuovi incassi, senonché, dicono gli operatori, bisogna fare i conti tra entrate e spese. Non sempre insomma gli incassi portano guadagni: bisogna considerare i costi che, se non ammortizzati da un fatturato consistente, non sono più sopportabili, e le presenze di settembre-ottobre, pur sensibilmente superiori alla media del periodo, non garantiscono la resa. Ma vanno considerati anche i contratti a termine – e terminati – di moltissimi stagionali, alcuni non più disponibili in questo periodo.

Al di là della scarsa predisposizione di alcuni player di commercio, servizi e turismo a rivedere consuetudini e agende personali, incide insomma anche l’annoso problema della mancanza di personale. Buste paga leggere, mansioni onerose, orari impegnativi, mancanza di stimoli e di prospettive di crescita, scarso coinvolgimento nei progetti d’impresa. I mali che zavorrano il mercato del lavoro nell’industria del turismo sono ben noti, sia questi dal punto di vista del personale, sia la scarsa formazione e disponibilità dei candidati, dal punto di vista dell’impresa. Il risultato è che “fare i turisti è molto bello, lavorare nel turismo un po’ meno”, come sostengono a ManagerItalia, sulla base di un’indagine commissionata ad AstraRicerche, che ha sondato un campione di 1.724 persone, rappresentativo degli italiani 18-64enni.

Il report informa che quasi metà degli italiani (46,1%) pensa che per molte persone il lavoro nel turismo sia solo un ripiego, in attesa di poter svolgere i lavori e le mansioni davvero preferite. Quasi 4 italiani su 5 dicono che il turismo potrebbe dare lavoro a molte più persone se fosse meglio gestito e più valorizzato (80,7%) nonché modernizzato e reso più innovativo: per il 78,9% potrebbe essere un settore interessante in cui lavorare. Dall’indagine emerge che il settore soffre di un’immagine un po’ sbiadita: tre italiani su quattro ritengono che lavorare nel turismo rappresenti un’ottima opportunità per molti giovani in cerca di primo lavoro e per i disoccupati (74,7%), ma con qualche aspetto negativo. Lavorare nel turismo è considerato estremamente impegnativo e faticoso (72,5%) e i lavoratori risultano tropo spesso sottopagati per il 68,4% del campione. Eppure il 63,6% degli italiani dice che se fosse disoccupato e avesse necessità di lavorare potrebbe pensare di lavorare nel turismo per una o più stagioni. Sembra, insomma, che basterebbe poco per far piacere agli italiani anche lavorare nel turismo, e non solo fare i turisti. Perché comunque già oggi si pensa che lavorarci sia in generale positivo e stimolante e metta in contatto con le persone e le bellezze del nostro Paese (60,8%) e che si possa anche fare carriera partendo dal basso (54,1%).

“Gli italiani colgono nel segno, sottolineando l’obiettivo del nostro progetto quadriennale per dare al turismo più gestione manageriale, competenze, capacità sistemica e innovazione e così far crescere e decollare definitivamente un comparto fondamentale e strategico per l’economia – commenta Lucio Fochesato, presidente di ManagerItalia Veneto – È interessante vedere come anche gli italiani da ‘fruitori di questi servizi’ abbiano capito quanto sia importante e ci sia bisogno di più managerialità nella gestione del comparto e di come l’utilizzo delle competenze e delle nuove tecnologie e migliori retribuzioni siano fondamentali per proporre servizi e un’offerta turistica di qualità”.

Fare del lavoro nel turismo un bell’impiego, piuttosto che un ripiego è uno degli obiettivi del progetto di ManagerItalia Veneto e Ciset, che ieri alla Scuola Grande di San Giorgio, a Venezia, hanno promosso l’incontro su “Turismo, l’evoluzione delle imprese e la sfida del capitale umano”: un dialogo tra manager, imprese turistiche e dell’accoglienza, istituzioni territoriali, mondo accademico e del lavoro per conoscere e comprendere le nuove tendenze e le complesse sfide di un comparto fondamentale per lo sviluppo del territorio e del Paese.

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