TURISMO/ Schiavon (Federalbeghi): zona gialla, un incubo che minaccia il Natale

- int. Massimiliano Schiavon

Sembra che la stagione invernale potesse essere finalmente normale, ma l’aumento dei contagi getta un’ombra sul turismo in vista di mesi cruciali

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Particolare del gruppo del Civetta, nelle Dolomiti (Pixabay)

Neanche il tempo di rifiatare, che si ritorna ancora nell’ansia della recrudescenza dei contagi. Ci si immaginava una stagione invernale finalmente “normale”, e invece stanno tornando i dubbi legati alla probabile ricolorazione delle regioni, Veneto e Friuli in testa. “Un nuovo incubo per le nostre località di montagna, dopo la timida ripresa della scorsa estate, un problema che minaccia il Natale”. Lo dice Massimiliano Schiavon (quattro hotel a Jesolo e uno a Venezia, sotto la sigla MJHotels), presidente di Federalberghi Veneto, associazione che rappresenta circa 2.500 aziende su un totale di tremila, una delle più importanti componenti regionali del sistema Federalberghi nazionale, che associa 33 mila strutture, per lo più (80%) a conduzione familiare.

Presidente, il “giallo” cosa implicherebbe?

Beh, mascherine ovunque e limitazioni ai tavoli. Ma il problema vero è psicologico: la zona gialla influenzerebbe i turisti nella scelta delle destinazioni, ovviamente, tenendo distanti soprattutto gli stranieri. Sempre confidando che non si debba arrivare a nuove chiusure o a restrizioni maggiori. In realtà, i protocolli che si stanno seguendo nell’ospitalità sono già oggi molto rigidi, e questa quarta ondata di contagi trova argini nelle vaccinazioni e nella consapevolezza dei cittadini. Per quanto riguarda gli hotel, dove adesso non è richiesto il green pass visto il puntuale tracciamento dei clienti, si potrebbe adottare il controllo delle certificazioni, e sono molte le strutture che autonomamente già lo praticano. Vedremo cosa decideranno Governo e Cts.

Oltre ai contagi, resta comunque il problema delle risorse umane.

Un nodo complicato, che arriva da lontano e che la pandemia ha accentuato. I fattori in gioco sono tanti, non è solo questione del reddito di cittadinanza che demotiva i ragazzi: contribuisce alla carenza di personale, ad esempio, la fragilità dei modelli di formazione, basti pensare che in Italia ci sono solo 13 ITS legati al turismo, in Spagna 90. Va ripensato il modello di business, che dev’essere più attrattivo, regalando più dignità al settore, anche nelle sue componenti più basiche. Dev’esserci lo sforzo comune di sindacati, enti formatori e Governo, e si deve rivedere il cuneo fiscale, alleggerendo il costo del lavoro per arrivare a retribuzioni più soddisfacenti.

Un programma che sembra implicare lunghi termini e grandi volontà…

Vero. Il fatto è che serve una nuova cultura d’impresa, serve modificare l’immagine distorta che accompagna certe funzioni, a partire dalla ristorazione, dove i vari talent televisivi hanno fatto pensare a tanti giovani che per diventare chef bastava essere originali o fotogenici. Il mestiere invece si impara, non lo si inventa, ma è anche vero che i ruoli vanno poi rispettati e valorizzati, sia in cucina che nel servizio. Va ripensato il modello di business in chiave più attrattiva, anche con incentivi legati agli obiettivi aziendali.

Quindi, non sono più i candidati a essere scelti, ma sono loro a scegliere il posto di lavoro.

È così, soprattutto in questa era di comunicazioni. Invece oggi i siti delle imprese sono sempre rivolti esclusivamente ai potenziali clienti, e scarseggiano quelli che offrono link a “lavora con noi” o comunque rivolti a possibile personale. Bisogna cambiare, dobbiamo cambiare noi imprenditori e devono continuamente cambiare anche i dipendenti, visto che le competenze hanno una scadenza sempre più breve, e occorre costantemente essere aggiornati, con rapidità di cambiamento. Non bisogna restare ancorati al passato e ai vecchi modelli di business, bisogna puntare all’aggregazione delle reti, alla digitalizzazione e alla sostenibilità, per poter conquistare posizioni competitive.

La Regione Veneto ha recentemente incrementato con circa 4 milioni (che si aggiungono ai 6,5 già stanziati) la dotazione del bando per “l’attivazione, lo sviluppo, il consolidamento di aggregazioni di piccole e medie imprese per interventi sui mercati nazionali e internazionali”. Lo scopo è favorire la ripresa della domanda turistica verso destinazioni venete, all’insegna del nuovo claim “Veneto, the land of Venice”, varato dalla stessa Regione. Come giudica la manovra?

Bene, benissimo. Vede, io credo che la maglia dell’oratorio vada sostituita con quella della nazionale, se si vuole arrivare a stimolare davvero il turismo oltre i nostri confini. Vuol dire coordinare scelte comuni e condivise, vuol dire promuoversi insieme. Solo così il nostro settore potrà crescere anche oltre quel 14% del Pil che valeva pre-pandemia. Io sono ottimista, per lavoro e per indole: credo davvero che le nostre potenzialità siano altissime, e che sia giunta l’ora di sfruttarle sul serio.

(Alberto Beggiolini)

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