Turismo, la prima industria italiana senza personale/ “Manca una scuola d’eccellenza”

Scarseggia il personale qualificato nel settore del turismo, prima industria italiana del paese

15.03.2019 - Davide Giancristofaro Alberti
La Laguna di Venezia
Laguna di Venezia (LaPresse, 2019)

Il turismo è la prima industria del nostro paese, valendo con l’indotto il 10% del Pil e dando lavoro a quasi tre milioni di persone. Peccato però, come denuncia il Corriere della Sera, che il settore si preoccupa poco di investire in istruzione, formazione e cultura manageriale. Manca di fatto il capitale umano, ed anche per questo l’Italia è passata in pochi danni dal primo posto al mondo come destinazione turistica, al quinto, dietro a Spagna e Francia. E pensare che le scuole non mancano: da nord a sud dell’Italia vi è infatti un variegato mondo di istituti superiori e universitari che formano i nostri giovani al settore turistico. Fra più gettonati vi è senza dubbio il corso del Ciset di Cà Foscari, a Venezia, con un master in economia e gestione del turismo considerato il primo in assoluto in Italia. La Iulm di Milano propone un master in lingua inglese in Hospitality and Tourism Management, e non mancano corsi presso la nota università Tor Vergata di Roma.

TURISMO, LA PRIMA INDUSTRIA ITALIANA SENZA PERSONALE

Ma sono molti quelli convinti che bisognerebbe fare di più, a cominciare da Giorgio Palmucci, il neo presidente dell’Enit, l’agenzia nazionale del turismo: «Una scuola d’eccellenza turistica in Italia non esiste – afferma – chiunque arrivi dal mondo del lavoro – aggiunge – sa quanto sia difficile trovare personale qualificato. S’insegnano materie obsolete, i candidati sono spesso privi non solo di esperienza sul campo ma anche di nuove competenze, quelle legate alla digitalizzazione e alle tecnologie. E pochi parlano fluentemente più lingue». Della stessa linea di pensiero Ugo Picarelli, direttore di FareTurismo, esposizione degli operatori di settore che si chiude oggi a Roma dopo 3 giorni di convegni: «Ci vorrebbe un riordino dell’offerta scolastica – dice – andrebbero coinvolte le Camere di Commercio. Occorre una gestione imprenditoriale più che politica». Manca in particolare il tramite fra il mondo del lavoro e la scuola, un soggetto che possa far incrociare l’offerta con la domanda e alimentare così il settore. Un vero paradosso, visto che l’Italia è la nazione più bella al mondo, con il maggior numero di siti riconosciuti patrimoni dell’Unesco, ma sono molti i giovani che cercano lavoro nel settore turistico fuori dai confini nazionali.



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