Utero in affitto, Schlein ‘spacca’ il Pd/ Agenda LGBT, Bonaccini e cattodem contrari

- Niccolò Magnani

Il tema dell'utero in affitto spacca il Pd di Schlein: l'agenda LGBT, lo scontro con i cattodem e lo "stop" di Bonaccini. Cosa succede e perché si litiga sulla maternità surrogata

Schlein, Pd Elly Schlein, segretaria Pd alla manifestazione di Milano in difesa dei diritti LGBT (LaPresse, 2023)

PD SI “SPACCA” SULL’UTERO IN AFFITTO: COSA DICE SCHLEIN

Non è un caso che il tema dell’utero in affitto sia improvvisamente “esploso” nel dibattito politico e culturale in Italia, specie tenendo conto che ad oggi resta un reato normato dalla legge: in primis, il pressing dell’Europa sui vari Stati membri per l’accettazione e riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali (a cui l’Italia ha risposto con la bocciatura della procedura tanto in Parlamento quanto presso il Comune di Milano dove da mesi il sindaco Sala procedeva alla registrazione anagrafica dei figli nati con utero in affitto fuori dall’Italia). In secondo luogo, i toni “alzati” sul tema della maternità surrogata hanno coinciso nelle tempistiche con le prime settimane di pieno possesso della Segreteria Pd di Elly Schlein, vincente alle Primarie anche cavalcando l’agenda dei diritti LGBTQ di cui, non da oggi, è piena sostenitrice.

E così nella manifestazione a Milano lo scorso 18 marzo contro il Governo si è vista plasticamente una “nuova sinistra” che assomiglia molto a quella dei “girotondi” nel pieno del “berlusconismo”: Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Alessandro Zan, Beppe Sala, Laura Boldrini, i cantanti come Madame e Paola Turci, le tante sigle arcobaleno-LGBTQ, tutti per rivendicare «i pieni diritti di tutti bambini» ma che, lo ripetiamo, surrettiziamente rischia di far passare l’assunto che la pratica dell’utero in affitto può essere accettare dallo Stato. Nonostante i tanti interventi anche pubblici di questi giorni della neo-Segretaria dem, non vi sono risposte specifiche sul tema dell’utero in affitto e non crediamo sia un caso. Il Pd al momento è spaccato in due sul tema della GPA, con l’ala cattodem che già faticava con l’idea di avere alla guida una esponente così esposta sulla sinistra radicale e che ora si ritrova il forte rischio di una parte del partito che vorrebbe introdurre pieno riconoscimento dei figli di coppie gay (il che porta inevitabilmente il “via libera” all’utero in affitto). Lo scorso 20 marzo in un dibattito social della pagina Instagram “Torcha” (che metteva a confronto i candidati alle Primarie Pd) Schlein ha detto in maniera lapidaria, senza circostanziare: «sono favorevole alla GPA», acronimo più “formale” per non dire “utero in affitto”.

BONACCINI E CATTO-PD CONTRARI ALL’AGENDA SCHLEIN SUI DIRITTI LGBT

Di contro, lo sfidante poi sconfitto alle Primarie Stefano Bonaccini si è fatto portavoce dell’ala più riformista e cattolica del Pd: «no sono d’accordo con l’utero in affitto, peraltro non è prevista dalla legge. Sì alla fecondazione assistita o alle adozioni di bambini per gay e single, ma niente maternità surrogata». Eppure la “voce” interna ai dem cresce e dietro alla figura di Elly Schlein si annidano le tante personalità dem che vedono nella battaglia sull’agenda LGBT il modo per contrastare il Governo Meloni sul tema dei “diritti”. Chi però non intende abbandonare la battaglia sulla difesa dei valori cristiani interni al Partito Democratico sono esponenti come Delrio, Guerini o il senatore Alfredo Bazoli che oggi a “La Verità” spiega «sono contrario all’utero in affitto. Penso che la GPA sia una grave violazione della dignità della donna e quindi è giusto che sia vietata e sanzionata come reato in Italia. Penso che sia altrettanto giusto che i figli generati in questo modo vengano tutelati, perché si possono ricadere su di loro le colpe dei genitori».

La soluzione l’avrebbe anche trovata la Corte Costituzionale e la Cassazione con il sistema – in questi giorni confermato anche dalla Ministra della Famiglia Eugenia Roccella in risposta alle richieste della sinistra “arcobaleno” – di adozione del genitore intenzionale per casi particolari. Come spiega Bazoli, «il neonato viene trascritto nel registro dello stato civile come figlio biologico del padre che ha dato il seme, mentre l’altro componente della coppia – detto genitore intenzionale – sia che si tratti di uomo o di una donna, non ha alcun legame biologico con il neonato, per diventare genitore non può essere trascritto automaticamente ma deve fare un procedimento di adozione». Contro l’utero in affitto anche diverse esponenti di gruppi femministi (da Marina Terragni a Francesca Izzo) o la senatrice Valeria Valente, ancora oggi sentita da “La Verità: «da femminista sono assolutamente contraria alla maternità surrogata, è una forma di sfruttamento del corpo femminile e quindi delle donne, un’inaccettabile intromissione del mercato nella maternità e nella nascita, e anche un tentativo di cancellare il materno [… ] È una compravendita sulla pelle delle donne e dei bambini». Il dibattito resta anche perché la proposta di legge Pd, sostenuta da Schlein a firma del deputato Alessandro Zan, rimette al centro il riconoscimento dei figli per coppie gay oltre alle adozioni: il caos interno ai Dem insomma è solo all’inizio…





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