Vaccino bambini 5-11 anni: dati e rischi/ Protezione 90,7%, pericolo sindrome MIS-C

- Alessandro Nidi

Covid, vaccino ai bambini tra i 5 e gli 11 anni d’età: numeri, statistiche, dati e rischi. Sono maggiori i benefici o i pericoli? Le risposte giungono dalla scienza

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Vaccino Pfizer ai bambini negli Usa (LaPresse, 2021)

Il vaccino ai bambini tra i 5 e gli 11 anni d’età è sicuro? Questa è la domanda che moltissimi genitori si stanno ponendo in Italia, dal 25 novembre 2021, giorno in cui l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha concesso il proprio nullaosta alla vaccinazione per i minori compresi nella fascia d’età sopra espressa. Un quesito al quale Milena Gabanelli, nella sua data room sul “Corriere della Sera”, ha provato a fornire risposta, basandosi principalmente sui numeri, che, com’è noto, non mentono mai.

Innanzitutto, il bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità segnala che da inizio pandemia e sino al 17 novembre, su 3,2 milioni bambini dai 6 agli 11 anni ne sono contagiati 241.739. Di questi, 1.407 sono stati ricoverati e 36 sono finiti in terapia intensiva, con purtroppo anche 9 decessi. Inoltre, nei bambini può comparire un effetto collaterale dell’infezione da Coronavirus, ovvero la sindrome infiammatoria multi-sistemica (MIS-C), che provoca febbre alta, sintomi gastrointestinali, insufficienza cardiaca e alterazioni neurologiche (239 casi totali documentati nel nostro Paese). Per contro, va detto che “rispetto alla fascia di età dei loro genitori, se non vaccinati, i bambini tra i 6 e gli 11 anni rischiano di essere ricoverati 10 volte in meno, 70 volte in meno di finire in terapia intensiva e 50 volte in meno di morire”.

VACCINO AI BAMBINI TRA I 5 E GLI 11 ANNI: EFFICACE AL 90,7% CONTRO IL CONTAGIO

Sul “Corriere della Sera”, Gabanelli analizza quindi le statistiche riferite al vaccino anti-Covid per la fascia tra i 5 e gli 11 anni. Esso è stato sperimentato con dose pediatrica, cioè un terzo rispetto a quella per gli over 12, su 3.116 bambini, e con il placebo su 1.500: “L’efficacia riscontrata contro il contagio è del 90,7%, mentre contro il rischio di ricovero e di finire in terapia intensiva la protezione è verosimilmente più alta”. Insomma, un ottimo risultato, verrebbe da commentare.

La FDA statunitense ha inoltre affermato che “è ragionevole prevedere che i tassi di miocardite post-vaccino saranno probabilmente ancora più bassi tra i 5 e gli 11 anni di età”. Secondo quanto raccolto dal Vaers, il dataset a stelle e strisce sugli eventi avversi, fino a questo momento negli USA sono state rilevate 607 miocarditi/pericarditi in minori tra i 5 e i 17 anni, sostanzialmente un caso ogni 10mila vaccinati. Si tratta però di numeri che necessitano di verifiche ulteriori, in quanto figli di segnalazioni spontanee.

VACCINO AI BAMBINI: RAPPORTO RISCHI BENEFICI COMPROVATO

Il “Corriere della Sera” conclude il suo ampio approfondimento asserendo che “per il vaccino contro il Covid tra i 5 e gli 11 anni è comprovato il rapporto rischi-benefici a livello di comunità. L’immunizzazione dei più piccoli permetterà di raggiungere un importante obiettivo di sanità pubblica: dare una botta alla circolazione del virus, visto che oggi tra tutti i bambini in età scolare che si contagiano, la metà appartiene proprio a questa fascia di età”.

Intanto, l’Istituto Superiore di Sanità e la Fondazione Bruno Kessler hanno dichiarato congiuntamente che “un ritorno completo alla vita pre-pandemia potrebbe essere raggiunto in sicurezza solo se più del 90% della popolazione, compresi i bambini dai 5 anni in su, sarà vaccinato utilizzando vaccini mRNA sviluppati nel 2020”. I pediatri, dal canto loro, consigliano senza indugio la vaccinazione nei più piccoli, che sarà anche un modo per incrementare il tasso di protezione all’interno della società, ma consentirà soprattutto di mettere al sicuro i minori.

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