“Variante Mu ha componente Spike mutata”/ Cauda “Vaccini di massa, anche su 5-12enni”

- Chiara Ferrara

La variante Mu è sotto l’occhio degli esperti: “Ha la componente Spike mutata”, ma i primi dati sull’efficacia del vaccino sono favorevoli. A dirlo è Roberto Cauda

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Roberto Cauda (Rai)

La variante Mu del Covid-19 è al momento tra quelle che sono sotto particolare osservazione degli esperti in quanto potrebbe essere più trasmissibile e severa, dato che ha la componente Spike mutata. La sua nascita, però, non è da attribuire alle vaccinazioni. L’infettivologo Roberto Cauda ne è convinto e, in un’intervista rilasciata all’Adnkronos Salute, ha spiegato anche i motivi.

“Questa variante è sorta in Colombia, che non è un paese che ha una percentuale di vaccinati tali da far pensare che possa esserci una qualche influenza”, ha sottolineato il direttore del reparto di Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma. I timori che possa condizionare l’andamento della pandemia, tuttavia, sono rilevanti. “Non è ancora una variante di preoccupazione ma è una variante di interesse. Essa presenta una serie di mutazioni già note più altre mutazioni, che sono mutazioni presenti sulla componente spike che possono determinare vantaggi dal punto di vista epidemiologico in termini di maggiore trasmissibilità e in termini di maggiore severità”. La sua diffusione, ad ogni modo, è al momento limitata ad alcune zone e rappresenta soltanto lo 0,1% dei casi globalmente osservati. I primi dati, inoltre, rivelano che i vaccini sembrerebbero funzionare su di essa.

“Variante Mu ha componente Spike mutata”: Cauda chiama alla vaccinazione

L’unica arma che la popolazione ha contro il Covid-19 e le sue mutazioni, tra cui anche la variante Mu, è rappresentata dalla vaccinazione. Da qui l’appello dell’esperto Roberto Cauda ad aderire alla campagna. “In questo momento dobbiamo lavorare su più aspetti. Primo cercare di vaccinare quelli in cui la malattia decorre in forma più grave, gli over 50, poi vaccinare il più possibile tutti e quindi arrivare a quella quota che il generale Figliuolo ha indicato nell’80% e non fermarci, vaccinare ancora”, ha detto all’Adnkronos Salute.

I limiti di età, secondo il direttore del reparto di Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma, dovrebbero essere aboliti. La sua speranza è che al più presto i vaccini attualmente a disposizione vengano approvati anche per coloro che hanno tra i 5 e i 12 anni. “Se saranno efficaci e sicuri come noi pensiamo, sarà necessario cercare di vaccinare la quota parte che manca all’appello”, ha detto. L’obiettivo, in sostanza, è una vaccinazione di massa, a livello globale. “Non si è mai al sicuro se non si mette al sicuro tutto il mondo”, ha concluso Roberto Cauda.

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