Vaticano/ Depositate motivazioni sentenza condanna Caloia (ex Ior) e legale Liuzzo

- Dario D'Angelo

Vaticano, depositate le motivazioni della sentenza emessa lo scorso 21 gennaio ai danni dell’ex presidente dello Ior, Caloia, e dell’avvocato Liuzzo,

Caloia, Ior
Angelo Caloia, ex Ior (LaPresse)

Vaticano: depositate le motivazioni della sentenza sul professor Angelo Caloia e sull’avvocato Gabriele Liuzzo. La sentenza nei confronti dell’ex presidente dello Ior e del legale era stata emessa lo scorso 21 gennaio dal Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. In quell’occasione i magistrati vaticani avevano condannato i due imputati ad una pena di 8 anni e 11 mesi per riciclaggio, peculato e appropriazione indebita aggravata. Come riportato da Vatican News, testata giornalistica on line della stampa ufficiale della Città del Vaticano, la sentenza di appello ha disposto, a carico di Gabriele Liuzzo, la confisca dei fondi per quasi 30 milioni di euro, in applicazione del decreto del dicembre 2018 che ha introdotto, all’interno dell’ordinamento vaticano, le misure di prevenzione patrimoniale.

VATICANO, DEPOSITATE MOTIVAZIONI SENTENZA CALOIA (EX IOR)

Il processo a carico di Angelo Caloia e del legale Gabriele Liuzzo, iniziato nel 2018, è culminato lo scorso gennaio, dopo 23 udienze, in una sentenza di portata storica. Mai il Vaticano aveva infatti condannato un presidente dello Ior, obbligandolo anche al risarcimento. Una sentenza che venne interpretata come conseguenza diretta delle richieste che i cardinali fecero a Papa Francesco durante il conclave del 2013: dopo gli scandali di Vatileaks la riforma avrebbe dovuto prendere il via proprio dalla gestione delle finanzne della Santa Sede. Per il successore di Paul Marcinkus in carica fino al 2009, l’accusa è quella di aver venduto tra il 2002 e il 2007, insiema all’allora direttore generale dello Ior Lelio Scaletti, morto a fine 2015, gli immobili dello stesso Istituto ad un prezzo inferiore al valore di mercato. Poi si sarebbero appropriati della differenza, stimata in circa 59 milioni, riciclandola in parte in Svizzera, anche con l’aiuto del figlio di Liuzzo, professor Lamberto.



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