VENETO & LAVORO/ Le difficoltà dell’industria e il traino del turismo

- Alberto Beggiolini

I dati di VenetoLavoro relativi al mese di maggio mostrano che il settore trainante nel mercato occupazionale è quello dei servizi

receptionist hotel lavoro Pixabay1280 640x300.jpeg Foto di Rodrigo Salomón Cañas da Pixabay

Anche nel mese di maggio il settore che in Veneto risulta trainante nel mercato occupazionale è quello dei servizi, e i servizi a loro volta risultano sempre spinti dal turismo (+31.000 posti di lavoro). Ma andamenti sostanzialmente positivi anche nel commercio, nei servizi finanziari, attività professionali e servizi di pulizia. Questo il dato che emerge dall’ultimo bollettino dell’agenzia regionale VenetoLavoro, che registra a maggio un saldo positivo per 18.500 posizioni lavorative dipendenti, che portano il bilancio occupazionale complessivo da inizio anno a +63.000 posti di lavoro, risultato lievemente inferiore a quello dello scorso anno (+65.500) ,ma superiore a quello osservato nel 2019, pre-pandemia.

Assunzioni dunque in lieve calo (-1%), mentre il volume complessivo delle cessazioni risulta in linea con quello del 2023, a conferma di un mercato del lavoro in stabilizzazione dopo il crollo osservato in periodo pandemico e la successiva crescita, particolarmente elevata, che ha interessato l’ultimo biennio. A fronte di un progressivo ridimensionamento dei contratti a tempo indeterminato (+15.000 nel 2024 contro i +23.000 dell’anno precedente), torna a crescere il tempo determinato, che registra nell’anno 46.000 contratti in più, grazie soprattutto alla riduzione delle trasformazioni (-11%) e all’aumento delle assunzioni (+1,2%). Positiva anche la dinamica dell’apprendistato (+1.700) e del lavoro somministrato, che nel mese di aprile (ultimo disponibile) torna a mostrare, per la prima volta nell’ultimo triennio, un bilancio positivo (+1.800) e una crescita delle assunzioni pari alL’11%.

A livello territoriale, il saldo dei primi cinque mesi dell’anno è positivo in tutte le province tranne che a Belluno (-2.400), che storicamente nella prima parte dell’anno risente degli effetti della chiusura della stagione invernale, ma che contestualmente mostra un incremento delle assunzioni (+6%), così come Verona (+2%) e Rovigo (+3%). Bilancio occupazionale in diminuzione rispetto all’analogo periodo del 2023 a Padova, Treviso e Vicenza, con la provincia berica che registra anche il più vistoso calo nel volume di assunzioni (-4%). Veneziamantiene un saldo positivo e sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno (+30.600 posti di lavoro), ma evidenzia un lieve calo delle attivazioni contrattuali (-3,5%).

Il settore più in difficoltà si conferma quello industriale: il bilancio è infatti positivo (+7.700), ma in netto peggioramento rispetto all’ultimo biennio, con un calo delle assunzioni pari al -7%. Tale andamento è determinato prevalentemente da alcuni comparti del made in Italy (in particolare il sistema moda) e dal metalmeccanico, che presenta un saldo (+1.600) più che dimezzato rispetto al 2023 (+4.000) e un risultato prossimo allo zero nel mese di maggio. In controtendenza occhialeria, industria farmaceutica e costruzioni, che vedono aumentare sia il numero di posti di lavoro che quello delle assunzioni.

Gli ingressi in condizione di disoccupazione nei primi cinque mesi dell’anno sono stati complessivamente circa 50.000, il 2% in più rispetto a quelli registrati nell’analogo periodo del 2023, grazie soprattutto all’aumento delle dichiarazioni di immediata disponibilità (DID) rilasciate da soggetti inoccupati.

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