DALLA CINA/ Lao Xi: consigli (non richiesti) a Grillo per andare al governo

- Lao Xi

Beppe Grillo, se vuol veramente andare al governo e cambiare l’Italia, ha recentemente commesso alcuni errori che denotano una strategia sbagliata. Dalla Cina, i suggerimenti di LAO XI

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Foto: InfoPhoto

Illustre signor Giuseppe Grillo,

Le scrivo da molto lontano, con grande rispetto per il successo che ha avuto alle recenti elezioni. Inoltre anche per congratularmi con Lei per le proposte fattive che ha portato nel Parlamento italiano e che ho già avuto modo di sottolineare positivamente su queste pagine.

Le scriverei, come può immaginare, non per lodarLa, cosa che non è utile a Lei o ad alcuno, ma per chiederLe umilmente spiegazioni sulle sue recenti posizioni a proposito della rielezione del presidente Napolitano che Lei ha definito prima un “golpe” poi un “golpettino”.

Davvero non capisco perché, e certo il motivo è la distanza. Ma Le spiego le mie difficoltà di comprensione e poi Lei, se vorrà, spiegherà. Capisco che Le potesse piacere Stefano Rodotà piuttosto che Napolitano, ma in democrazia si fa una gara per un obiettivo o per un nome: se poi si perde, non si fa una rivoluzione. Succede così, si figuri, anche all’interno del Comitato centrale del Partito comunista cinese, che certo non è una democrazia occidentale.

In questo caso poi la grande maggioranza di voti ottenuti da Napolitano prova al di là di ogni conteggio, al di là di ogni sconto per astenuti alle elezioni di aprile o altro, che i rappresentanti della maggioranza degli italiani (e quindi la maggioranza del paese, perché l’Italia è democrazia rappresentativa) vuole Napolitano. Dire che questo è stato un golpe o un golpettino è in realtà tentare di fare un golpe o un golpettino di una minoranza contro la maggioranza degli italiani. O non è così e mi sbaglio?

Altro punto: Napolitano. Ma Lei non aveva detto che Napolitano Le piaceva? Mi sono sbagliato? Mi dispiace, ma proprio su queste pagine anche noi, fra i tanti certo, abbiamo visto con favore la rielezione di Napolitano, e pensavamo che sarebbe stato un presidente che Le sarebbe piaciuto, visto che Lei così aveva detto. Avevamo capito male? Oppure ha cambiato idea? Potrei chiederLe, visto che ha fatto della trasparenza la sua bandiera, una spiegazione?

Come Lei capisce meglio di me, queste domande non sono banali, visto che Lei si appresta a governare. Lei sostiene che le elezioni in Friuli Venezia Giulia non Le sono andate male e ha fiducia nel sondaggio che dà il suo movimento quasi al 30% e ne fa il primo partito d’Italia. 

Lei, come dichiara, e in virtù di una legge folle e iniqua approvata dai suoi avversari, potrebbe trovarsi fra qualche mese nella condizione di avere una maggioranza assoluta alla Camera. A quel punto dovrebbe solo raccattare qualche voto al Senato, facile tra i tanti fuggiaschi certo pronti alla resa al vincitore. Così potrebbe governare per cinque anni come nessuno ha mai fatto prima in Italia. Il suo governo sarebbe il passaggio vero alla terza Repubblica. Ma, mi permetta, perché l’Italia sia ancora con certezza una democrazia dovrebbe anche rispondere alle domande che le facciamo.

Da tali risposte, forse, potremo regolarci su cose molto pratiche che potrebbero accadere in Italia fra qualche mese. Come Lei prevede infatti, è possibile che in autunno, forse dopo le elezioni in Germania, potenza guida del continente, in Italia si torni a votare. Cioè questo avverrebbe quando il quadro politico europeo si sarà chiarito.

La politica italiana è instabile, i partiti che possono formare una maggioranza sulla carta in realtà non sanno cosa fare, o non osano farlo. Il suo movimento è invece determinato a un’opposizione molto dura, dichiara di sapere cosa fare e pare intenzionato fermamente a farlo. Perché non dovrebbe governare allora? E con giusto diritto. Forse ha ragione, dovrebbe farlo, ma dovrebbe anche tranquillizzare i tanti (e se i sondaggi la danno al 30% significa che c’è una maggioranza di italiani che Le si oppone o si astiene) che La temono per tanti motivi.

Il mio dubbio, da così lontano, è che Lei possa essere, come li definiva il poeta Roberto Roversi, “un mancatore di parola”, o come dicono qui a Pechino “shuo hua bu suan shu”, che sarebbe a dire che sulla sua parola non c’è da contarci. La questione di Napolitano è infatti una cartina di tornasole importante. Il fatto che prima abbia detto che il presidente Le piaceva e poi parli di un golpettino, appare una polemica speciosa costruita ad arte solo per destabilizzare ulteriormente una situazione già molto instabile.

Ci permettiamo di dirLe che se pure Lei tifa per le elezioni a ottobre, premere così artatamente l’acceleratore non Le conviene, anzi la danneggia. Se il governo si farà e farà bene, le Sue polemiche sul golpettino saranno travolte; se farà male la storia del golpettino l’assillerà come uno spettro, provando ai neutrali o ai suoi detrattori che è fatto di pasta debole, come gli altri in Parlamento.

Se vuole davvero governare tra sei mesi, dovrebbe allora smettere di fare il tribuno sperando di suscitare la rivolta di una canaglia quasi ottocentesca. Si comporti da uomo di Stato, battendo su tasti concreti. Se il governo La segue può dire di averlo guidato, se non La segue può aspettare compostamente che frani ai suoi piedi.

Certo, Lei di politica italiana sa più di me, che non sono italiano e sono lontanissimo. Ma a volte, forse, la distanza può non essere inutile, e quello che cerco di dirLe non è, lo confesso, per Lei, ma quanto per il Paese che Lei dice di amare, e che in questo suo amore mi trova compagno.

Molto rispettosamente,

Lao Xi

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