DALLA CINA/ Lao Xi: le comunali di Roma preparano la fine di M5s

- Lao Xi

Non deve sembrare una boutade la tesi complottistica di M5s sul comune di Roma (farlo vincere). Nella sua follia, c’è l’ombra della sconfitta definitiva. Dalla Cina, LAO XI

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Luigi Di Maio e Beppe Grillo (Infophoto)

Il Movimento 5 Stelle (che ora ha la sua candidata a sindaco di Roma: Virginia Raggi, ex consigliere comunale al Campidoglio) ha detto nei giorni scorsi che c’è un complotto per fargli vincere alle amministrative della capitale. L’affermazione, certamente solo all’estero, non in Italia, è apparsa illogica, di quelle che altrove richiederebbero d’urgenza la camicia di forza per chi l’afferma: un partito politico non vuole vincere le elezioni?

Ma sì, se non ci fosse un complotto per il M5s a Roma ci dovrebbe essere. Come abbiamo già scritto, che i pentastellati dimostrino di sapere governare Roma e si prendano l’Italia; se falliscono, invece, è giusto che spariscano. Cosa c’è di proditorio in questo? Il fatto che Roma è difficile da governare con il governo centrale e quello regionale contro, risponde il Movimento. Eppure forse non è affatto così.

Roma, i romani lo sentono nelle loro ossa, nel loro fiato, è una città come nessun’altra. La pianta urbana di Washington è stata ideata pensando a Roma, Mosca si definisce la terza Roma, Istanbul è orgogliosa di essere figlia di Costantinopoli, la seconda Roma. Mehmet II dopo avere conquistato Bisanzio nel 1453 assunse il titolo di Imperatore dei Romani. Roma è l’incarnazione del centro della civiltà non solo occidentale ma di tutto il Mediterraneo, il mare all’incrocio tra Asia, Africa ed Europa.

Oltre a cultura e civiltà Roma poi è il centro della più grande religione unitaria del mondo, punto di riferimento diretto e indiretto per oltre due miliardi di cristiani e anche per più di un miliardo di musulmani. Ciò tanto più con il papa attuale, Bergoglio, capace di parlare per la prima volta in modo davvero globale persino ai lontanissimi cinesi, come ha fatto in una recente intervista.

Cioè ben più della metà della popolazione del pianeta guarda a Roma in modo speciale, nessun’altra città, pur capitali di stati molti più importanti dell’Italia, pur città sante, ha la stessa forza simbolica. Nessun’altra ha lo stesso fascino e attrattiva. Roma è una finestra senza pari su una cultura e una religione che ha influenzato e influenza ogni angolo del pianeta con la sua semplice esistenza.

Il sindaco di Roma quindi cos’è e cosa deve essere? Con questa città alle spalle può e deve essere solo un modesto uomo delle pulizie. Tiene trasparente il vetro attraverso cui si vede tutta questo, che poi non incidentalmente coincide con la capitale d’Italia e con i suoi cittadini che hanno fatto e fanno questa città così speciale.

Il sindaco di Roma non ha alcunché da inventarsi, solo mantenere questa finestra pulita. In passato questa finestra può essere stata pulita bene o poco bene, ma nel bene o nel male talvolta ci si è dimenticati del valore e del peso della sua cultura e religione.

Oggi la nuova attenzione del mondo per le proprie basi di civiltà, la nuova forza dello stato italiano e soprattutto la nuova capacità di proiezione di questo papa, sono tornati a catapultare Roma più prepotentemente che mai al centro.

Questo significa più responsabilità del sindaco di Roma e non solo per l’anno santo in corso; significa anche più modestia per il suo ruolo. Deve lasciar vedere Roma, non farsi vedere, deve pensare a cose concrete come la pulizia delle strade o la presenza dei vigili urbani in giro per la città.

L’onesto M5s non riesce a fare tutto questo senza avere prima conquistato il governo centrale e regionale? A sentirlo pare assolutamente fantastico. Ma è ancor più fantastico che dopo queste dichiarazioni fantastiche ci sia gente che dà fiducia al M5s. Questo alla fine è forse il dato più vero. 

D’altra parte il perdurare del successo, se pure relativo, del Movimento davanti a sue posizioni incomprensibili o mattoidi prova il perdurante fallimento del resto della politica. Tale sfiducia profonda, comprovata poi nel 50% delle astensioni al voto, è il vero dato ignorato bellamente dalla destra e dal Pd e a cui invece Grillo e i suoi guardano, anche se se paiono incapaci di dare risposte di successo. Se sapessero rispondere alla sfiducia popolare della politica quel 50% di astenuti avrebbe votato M5s e Grillo o Casaleggio sarebbero oggi a Palazzo Chigi.

Così le sfide vere delle amministrative di Roma diventano due: come si fa a vincere nell’agone a tre “eredi berlusconiani”, M5s e Pd? — ma soprattutto, qualcuno di questi tre o qualcun altro ancora riuscirà a parlare alla maggioranza degli italiani sfiduciata profondamente degli intrighi della politica e riportarli al voto? Se ciò non avviene, forse davvero l’avvitamento politico del paese è destinato a peggiorare.

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