VITTORIO DE SICA/ Battuta su lato B dell’infermiera prima di morire “fingeva di…”

- Fabiola Iuliano

Vittorio De Sica, padre di Christian De Sica: il ricordo del figlio poco prima di morire e la sua voglia di divertire e cogliere ogni istante della vita

vittorio de sica
Vittorio De Sica

Nel racconto del figlio Christian De Sica, oggi ospite di Domenica In, c’è stato ampio spazio al ricordo del padre Vittorio. Il grande maestro del cinema lo presentò in tv ufficialmente ma per Christian auspicava in un futuro ben differente, lontano dalla tv. Non a caso, ha raccontato Christian, “facevo le serate di nascosto” mentre il padre lo avrebbe voluto vedere laureato in Lettere. Ma per il figlio fu una fortuna lasciare gli studi, in quanto papà Vittorio li lasciò quando lui aveva appena 23 anni e la sua famiglia si ritrovò in grandi difficoltà economiche: “Mio padre ci ha lasciato non tanto bene, perché era un giocatore”, ha rivelato Christian. E in merito al periodo precedente alla sua morte, ha rivelato: “Lui fingeva di non essere malato e noi facevamo lo stesso”. Il suo insegnamento più grande? “Prendere tutto con il sorriso”, ed anche negli ultimi momenti di vita ha continuato a farlo sorridere. Un esempio su tutti? Si trovava in ospedale a Parigi dove sarebbe morto poco dopo, eppure davanti al figlio, dopo avergli chiesto di prendersi cura della madre, si rese autore di una battuta sul lato B dell’infermiera presente. Poi gli chiese un bicchiere di Whisky e andò via per sempre… (Aggiornamento di Emanuela Longo)

Il papà di Christian De Sica

Vittorio De Sica, padre di Cristian De Sica, è ricordato ai posteri come uno dei cineasti più importanti della storia del cinema italiano. Attore, produttore e regista, è rimasto negli annali per capolavori quali Ladri di biciclette, Ieri oggi e domani, Matrimonio all’italiana e Addio alle armi, per il quale fu candidato agli Oscar come miglior attore non protagonista. Oggi a ricordarlo è suo figlio Christian De Sica, che sin da giovanissimo ha scelto di seguire le sue orme: “mi manca, mi manca tanto”, spiega l’attore in un’intervista concessa alla Vita in diretta. “L’ho perso che era molto piccolo, avevo 23 anni”. Vittorio De Sica si è infatti spento nel 1974, lasciando in tutto tre figli: Emilia, nata dal suo primo matrimonio con Giuditta Rissone, e Christian e Manuel, nati dalle nozze con María Mercader.

Christian De Sica: “Mio padre Vittorio? Quante cose avrei potuto chiedergli”

Per Christian De Sica non è stato semplice dover dire addio a suo padre Vittorio; oltre a una figura di riferimento, il giovane Christian ha perso anche una guida di grande spessore, che con i suoi preziosi consigli avrebbe potuto indirizzarlo nell’intricato mondo dello spettacolo: “pensa quante cose gli avrei potuto chiedere, quanti consigli mi avrebbe potuto dare”, ricorda Christian De Sica a La Vita in Diretta. “Uno che vuole fare l’attore e ha il padre che è Vittorio De Sica e gli va via così presto è una grande fregatura”. Tuttavia, a dispetto del tempo che li ha uniti, il giovane Christian è riuscito a fare tesoro dei consigli di suo padre, che pur dicendogli addio troppo presto, è riuscito a lasciare la sua impronta: “Quel poco che mi ha insegnatomi è servito tanto – spiega l’attore nel corso dell’intervista – non mi posso lamentare mi è andata bene”.

Vittorio De Sica e il vizio del gioco

Vittorio De Sica avrebbe voluto che suo figlio prendesse la laurea in storia dell’arte. Christian, però ha sempre preferito lo spettacolo, una scelta che oggi definisce “la mia fortuna”. “Di nascosto con mia madre andavo a fare le serate con gli amici”, ricorda Christian De Sica a La Vita in Diretta. “Ho fatto la scuola del night, le serate con le balere, il mio batterista era Massimo Boldi”. Lavorare nel mondo dello spettacolo, però, si è rivelata la scelta più giusta: “quando lui è morto, io avevo già un mestiere in mano e potevo prendere in mano la situazione e continuare, anche perché mi aveva lasciato in una situazione finanziaria non tanto felice”. In seguito alla morte di suo padre, infatti, Christian De Sica si è dovuto rimboccare le maniche: “era un giocatore, come tutti sanno, e quindi ho dovuto subito mettermi a lavorare. Se avessi fatto l’università – ricorda l’attore – forse sarei stato un fallito”.

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