SCENARIO/ 2. Dietro i mal di pancia della Lega, solo un calcolo elettorale?

- Lamberto Icini

Silvio Berlusconi scende in campo nella partita delle amministrative e gioca su quattro tavoli: Milano, Bologna, Napoli e Torino. Se non vince tutto la Lega… Il commento di LAMBERTO ICINI

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Bossi e Berlusconi (Foto: IMAGOECONOMICA)

Sarà una lunga settimana per Silvio Berlusconi. Una settimana forse decisiva per il suo futuro. E non tanto per l’udienza del processo Mills che si svolgerà stamattina a Milano. Questa, con tutta probabilità, sarà solo l’inizio degli ultimi giorni di campagna elettorale in vista del voto amministrativo di sabato e domenica. Una sorta di comizio extra che lancerà la volata finale.

Ma l’attenzione del premier e del Pdl è tutta centrata sul traguardo. Il Cavaliere lo ha ripetuto in ogni occasione: il 15 e 16 maggio si gioca una ”partita nazionale”. Un partita che, se vinta, darà a Berlusconi la certezza quasi assoluta di arrivare al 2013 senza ulteriori intoppi.

A preoccupare non sono tanto le “battaglie” di Milano, Napoli, Bologna e Torino. A preoccupare è quello che in questi anni il premier ha sempre definito “l’alleato più fedele”: la Lega. Nei palazzi della politica la voce circola da tempo. Umberto Bossi sarebbe ormai stanco di sostenere questa maggioranza, se avesse avuto un’alternativa credibile, dicono i ben informati, avrebbe già da tempo replicato il film del 1994 lasciando il Cavaliere al proprio destino.

Ma alternativa non c’è e così il Senatùr, pur con qualche distinguo, resta al proprio posto. Le amministrative, però, potrebbe rimettere in moto il meccanismo di allontanamento. Sotto osservazione sono soprattutto Milano e Bologna. Oltre a tutti i comuni in cui il Carroccio ha deciso di correre da solo. Anche se decisiva sarà la sfida nelle due città capoluogo.

In Lombardia l’incubo si chiama ballottaggio. Se il sindaco uscente non riuscisse ad essere rieletta al primo turno nelle file della Lega potrebbe esplodere un certo malumore sia nei confronti di Letizia Moratti che nei confronti del premier che si è speso personalmente nella campagna elettorale a partire dalla scelta di candidarsi come capolista del Pdl.

In Emilia Romagna la situazione è leggermente diversa. Qui il Pdl, dopo aver bruciato una lunga schiera di nomi, ha dovuto subire la candidatura del leghista Manes Bernardini. Un giovane avvocato che piace molto negli ambienti del centrosinistra e che sembra ormai ad un passo dal costringere al ballottaggio il candidato del Pd Virginio Merola. Ma qui la vera sfida se la giocheranno i partiti. La Lega, che solo due anni era ferma al 3% viene accreditata nei sondaggi di una percentuale tra il 16 e il 18. Stessi numeri per il Pdl che però, non potendo contare sul candidato sindaco, rischia il sorpasso. E non sarebbe una buona notizia per il Cavaliere, costretto ad assistere all’ennesimo successo del Carroccio.

Anche perché, contestualmente si è complicata la situazione napoletana. Mesi fa sembrava una passeggiata, ma ora la strada per Gianni Lettieri si è fatta in salita. Le inchieste che hanno coinvolto alcuni esponenti del Pdl in lista, la situazione rifiuti che sembra ad un passo dal riesplodere, hanno rallentato la corsa del candidato del centrodestra. E la vittoria al primo turno, ma anche al ballottaggio, non sembra più così certa. Insomma, se Bernardini riuscisse ad aprire la “breccia” di Bologna e Lettieri non conquistasse Napoli, la Lega potrebbe prendere in seria considerazione la possibilità di staccare la spina.

Anche per questo il Pdl guarda senza troppo entusiasmo ad un eventuale voto di fiducia sui sottosegretari appena nominati. Il Capo dello Stato Napolitano ha chiesto che il Parlamento si esprima, basterebbe una comunicazione, ma il Carroccio spinge per una “conta”. Che stia preparando la trappola?

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