Voglio parlarti adesso, Paolo Jannacci/ Testo: significato canzone e analisi (Sanremo 2020)

- Paolo Vites

Voglio parlarti adesso, analisi del testo della canzone di Paolo Jannacci e significato. Il brano di esordio del figlio del grande Enzo a Sanremo

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Paolo Jannacci

Figlio di un padre tanto famoso, Paolo Jannacci dedica la canzone con cui partecipa per la prima volta al festival di Sanremo alla figlia. Una curiosa coincidenza? Crediamo di no, un modo per rivolgersi ancora una volta all’amato padre scomparso pochi anni fa, probabilmente, per ricordare quanto è stato importante per lui. E’ caratteristica di quasi tutti gli autori di canzoni (Paolo Jannacci ha appena pubblicato il suo primo disco da cantautore) dedicare un brano ai figli. Si tratta di un momento decisivo nella vita di ciascuno, in cui si arriva quasi inconsciamente all’età adulta: adesso siamo padri, abbiamo delle responsabilità, dei legami, una storia e una vita diversa. Ma cosa è un padre, è quella figura che sistema ogni cosa, che offre ai figli la possibilità di un rifugio, di sfuggire ai problemi che tanto ci pensa lui? No, niente di più sbagliato, e Paolo Jannacci lo dice chiaramente: “E quando il modo di aiutarti / Sarà non aiutarti più / Sorridi in faccia all’odio e manda giù”.

Voglio parlarti adesso, Paolo Jannacci: testo e analisi. L’esordio al Festival

Già perché un padre aiuta il figlio a rialzarsi quando cade nei suoi primi passi o alle giostre, ma quando per lui comincia la vita vera, il padre (e la madre) devono fare un pass indietro e lasciare che i figli vivano la loro vita. Tanto è vero che il protagonista della canzone non parla alla figlia, aspetta che dorma e si confessa in silenzio: Voglio parlarti adesso/ Prima che un giorno il mondo porti via/ I tuoi sorrisi grandi i giochi tra le porte/ E quell’idea che tu resti un po’ mia/ Non sarò mai pronto a dirti sì/ Ma quando vai sai che mi trovi qui/ E quando il modo di aiutarti. La vita è difficile e piena di cose ingiuste: Là fuori c’è la guerra e dormi/ Ma qui ci penso io a te/ Vorrei che non tremassi come me/ Ho visto piangere un gigante/ Figurati se non piango io. Sì, vorremmo sempre che i nostri figli rimanessero sempre nostri, ma non è possibile ed è ingiusto, “un giorno ci diremo addio”, ma lui in caso di bisogno ci sarà sempre: Voglio parlarti adesso/ Prima che un giorno il mondo porti via/ I tuoi sorrisi grandi i giochi tra le porte/ E quell’idea che tu resti un po’ mia.



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