VOTO DELL’UE ALLA MANOVRA/ Il messaggio nascosto dietro il cartellino giallo all’Italia

- int. Domenico Lombardi

Ieri è arrivato il giudizio della Commissione europea sulle Leggi di bilancio dei Paesi membri. Per l'Italia è arrivato una sorta di cartellino giallo

Dombrovskis Microfoni Lapresse1280 640x300.jpeg Valdis Dombrovskis (Lapresse)

Secondo la Commissione europea, il Documento programmatico di bilancio presentato dall’Italia non è pienamente in linea con le raccomandazioni europee. Ma l’Italia non è la “pecora nera” dell’Ue, dato che identico giudizio è stato riservato ad Austria, Germania, Lussemburgo, Lettonia, Malta, Olanda, Portogallo e Slovacchia. E peggio va per Belgio, Finlandia, Francia e Croazia, che “rischiano di non essere in linea con le raccomandazioni”. Per il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, quella di Bruxelles non è una bocciatura della manovra italiana, ma la prossima primavera la Commissione potrebbe aprire procedure di deficit eccessivo in base all’esito dei dati di bilancio del 2023. Abbiamo chiesto un commento all’economista Domenico Lombardidirettore del Policy Observatory della Luiss ed ex consigliere del Fondo monetario internazionale.

Gentiloni ha spiegato che quella della Commissione europea non è una bocciatura della Legge di bilancio. Cosa esattamente viene contestato al nostro Paese e come può porvi rimedio?

Non è una bocciatura, è piuttosto un cartellino giallo con cui si intende richiamare l’Esecutivo a una maggiore prudenza di bilancio. La Commissione riconosce il progresso registrato su una serie di fronti: la dismissione del “superbonus”, delle misure a sostegno del caro energia, e della riforma fiscale. Tuttavia, chiede al Governo maggiori sforzi. Quindi, non è un problema di bocciatura, tutt’altro. Peraltro, parte delle valutazioni sono inficiate dalle implicazioni fiscali del “superbonus” che sono il risultato di misure introdotte da Governi precedenti e che l’attuale Esecutivo ha, invece, dimesso. Restano tuttavia gli effetti pregressi.

Si parla anche di un giudizio in primavera inoltrata che riguarderà i saldi di bilancio 2023. Di che cosa si tratta? Ma, soprattutto, il 2023 non dovrebbe essere un anno da considerare esente dalle regole del Patto di stabilità?

Dal 1° gennaio rientrerà in vigore il Patto di stabilità, sospeso a causa della pandemia e, poi, della crisi energetica. Esso potrà essere riformato o meno in funzione di come andranno i negoziati nelle prossime settimane. In funzione di tale esito, come ha dichiarato la Commissione, rientreranno in vigore anche le relative metriche quantitative rispetto alle quali verrà valutata la posizione fiscale di ciascun Paese membro.

Rischiamo la procedura d’infrazione?

È teoricamente possibile, ma è una valutazione che dipende da tanti elementi, inclusa la congiuntura economica e la dinamica delle variabili macro-fiscali. Non dimentichiamoci che, come gli stessi Commissari hanno ribadito in conferenza stampa, è un periodo di straordinaria incertezza che sicuramente inciderà sulla loro evoluzione.

Dopo questo giudizio di primavera è possibile sia necessaria una manovra correttiva?

Questo è quello che alcuni hanno decifrato dalla conferenza stampa e dai relativi documenti, tutti piuttosto criptici al riguardo. È chiaro che la Commissione ha voluto inviare un segnale tattico richiamando il Governo a una maggiore attenzione sulle variabili fiscali formulate per il 2024 e 2025 allorché si appresta a presentare in Parlamento la Legge di stabilità per il prossimo esercizio finanziario.

Giusto per capire meglio il contesto del giudizio sull’Italia, questa volta non siamo tra i Paesi “cattivi” e ad essere “non pienamente in linea” con le indicazioni Ue ci sono altri otto Paesi. Come ci posizioniamo rispetto a Germania, Francia e Spagna?

La valutazione della programmazione fiscale va considerata in un quadro di crescente deterioramento della congiuntura non solo europea ma mondiale, a fronte della quale vengono comunque richiesti ai Governi nazionali maggiori interventi di carattere sociale e investimenti per assicurare la modernizzazione delle rispettive economie e la protezione delle loro democrazie. La Germania è in recessione da diversi mesi e la Francia ha presentato una posizione fiscale non in linea con le aspettative della Commissione. D’altro canto, se è metà dell’Eurozona, comprese le sue economie sistemiche, a non essere in linea, mi chiedo quale sia il senso di questa valutazione, a meno che non serva ad altri obiettivi.

La Commissione europea continua a raccomandare la cessazione di forme di sussidi energetici. Sembra però siano Francia e Germania a essere in prima linea nel fornire questo tipo di ristori diretti o indiretti a famiglie e imprese… Verranno sanzionate?

L’Italia ha aderito all’invito di cessare le misure a sostegno del caro-energia. Francia e Germania, tuttavia, hanno beneficiato dell’allentamento della disciplina degli aiuti di Stato, con la seconda che – come si ricorderà – ha nazionalizzato un’azienda di forniture energetiche appena scoppiata la crisi energetica. Questo, tuttavia, non rientra nel perimetro delle valutazioni macro-fiscali formulate dalla Commissione.

Cosa ci dice questo pacchetto semestrale della Commissione rispetto al dibattito sulla riforma del Patto di stabilità?

È proprio questo il punto. Anche il cartellino giallo emesso nei confronti di così tanti Paesi intende mettere pressione sugli Stati membri affinché trovino un compromesso accettabile sulla sua riforma. Finora non è accaduto, ma tipicamente un giocatore tiene le proprie carte coperte fino all’ultimo giro. Probabilmente sarà vero anche in questo caso.

(Lorenzo Torrisi)

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