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CATTIVISSIMO ME/ La favola un po’ cinica ma geniale sul cambiamento di un uomo

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Il cinema d'animazione negli ultimi cinque anni ha vissuto del duopolio formato dalla Pixar e dalla Dreamworks, realtà antistanti che si contrappongono l'una con colpi di geniale autorialità, l'altra con inutili e stupidi sequel di inutili e stupidi film. A parte qualche rara eccezione (la Sony con la trilogia decaduta de "L'era glaciale") sembrava che questo duopolio non potesse venire attaccato da nessuno.

Eppure lo scorso anno la Sony sforna quel piccolo capolavoro di intelligenza ed ironia che è "Piovono polpette", mentre quest'anno la Universal fa il suo ingresso nel cinema d'animazione con "Cattivissimo me", divertente favola che mischia con abilità un cinismo all'acqua di rose (ma funzionale e spesso divertente) e la descrizione tenera del cambiamento di un uomo.

Gru di lavoro fa il cattivo. Ha rubato un Jumbotron, la Statua della Libertà (quella piccola di Las Vegas) e scoppia i palloncini ai bambini. Un giorno però Vector, il rivale di Gru, riesce a rubare una piramide. Gru, roso dall'invidia, inizierà a pensare al furto più stupefacente a cui l'umanità potrà assistere: il furto della Luna. Ma per farlo Gru ha bisogno dell'aiuto di tre orfanelle, che metteranno alla prova la durezza del suo cuore.

Diretto dalla coppia formata da Pierre Coffin e Chris Renaud (quest'ultimo nominato agli Oscar per il cortometraggio "No time for nuts" e già nel team di animatori di "Ortone e il mondo dei Chi" e "L'era glaciale 3 – L'alba dei dinosauri"), "Cattivissimo me" è la storia tenera e simpatica di un villain impacciato costretto ad essere cattivo sin da piccolo per colpa di una madre che riversa sul figlio i suoi sogni e i suoi desideri.
 



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