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TASSE E POLITICA/ Renzi e Padoan preparano un "gioco di prestigio"

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Pier Carlo Padoan (Infophoto)  Pier Carlo Padoan (Infophoto)

«Credevo che Padoan fosse il ministro dell’Economia e non un prestigiatore». Antonio Maria Rinaldi, professore di Finanza aziendale all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara e alla Link Campus University di Roma, commenta così le parole di Pier Carlo Padoan. Intervistato da Sky Tg24, alla domanda se il governo taglierà l’Irpef già nel 2017, il ministro ha risposto: “Non escludo niente. Nella definizione della legge di stabilità non abbiamo preconcetti ma solo alcuni principi guida”. Intanto secondo i calcoli della CGIA di Mestre quest’anno il “tax freedom day” scatterà oggi, venerdì 3 giugno. Secondo le simulazioni degli esperti, i contribuenti italiani hanno utilizzato gli stipendi dei primi cinque mesi dell’anno per pagare le tasse e soltanto da oggi inizieranno a guadagnare per sé.

 

Professore, perché definisce Padoan “un prestigiatore”?

Nonostante la finta flessibilità concessa dall’Ue al governo Renzi, il prossimo anno dovremmo avere un rapporto deficit/Pil non superiore all’1,8%, cioè dello 0,5% inferiore rispetto a quello di quest’anno. Quindi non si capisce da quale cilindro Padoan riesca a tirare fuori le risorse per tagliare anche l’Irpef. D’altra parte abbiamo visto che i “giochini” di Renzi con gli 80 euro erano a termine, perché in molti adesso si ritrovano nelle condizioni di doverli rimborsare. Eviterei quindi questi proclami perché hanno le gambe corte e il naso molto lungo.

 

Per quale motivo ritiene impossibile trovare le risorse per tagliare l’Irpef?

Forse Padoan si è dimenticato che l’Italia ha ceduto la propria sovranità monetaria e che facciamo parte dell’euro. Quindi non possiamo utilizzare lo strumento della monetizzazione di parte del debito per potere attuare questo tipo di iniziative. Non abbiamo più la possibilità di determinare in maniera autonoma la nostra politica economica.

 

Secondo lei, alla fine il governo Renzi come riuscirà a fare quadrare i conti?

Le risorse possono venire soltanto da un aumento dell’Iva legato alle clausole di salvaguardia e da nuove forme di tassazione. In questo modo si darà l’impressione che l’imposizione fiscale sia diminuita, quando invece saranno tolte sempre più risorse dalle tasche degli italiani. Ciò che si dovrebbe fare è esattamente il contrario, sempre se vogliamo davvero aumentare i consumi interni.

 

A proposito di tasse, ben 341mila italiani dovranno restituire gli 80 euro in quanto il bonus non si applica dal momento che hanno guadagnato meno di 8mila euro. È la dimostrazione che nella politica degli 80 euro c’è qualcosa che non funziona?


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