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FRANCIA vs ITALIA/ Ecco cosa c'è dietro le mosse di Macron

Le mosse francesi degli ultimi giorni, che penalizzano fortemente l’Italia, hanno ragioni che risalgono anche alle scelte degli anni Sessanta. Ce ne parla CARLO PELANDA 

Emmanuel Macron (Lapresse) Emmanuel Macron (Lapresse)

La frizione tra Italia e Francia riguarda temi generali e ciò complica la ricerca di convergenze su casi specifici, quali l’acquisizione da parte di Fincantieri dei cantieri navali Stx di Saint Nazaire e l’influenza sul petrolio libico. Per inquadrare lo scenario bisogna ricordare che nel 1963 la Francia gaullista propose alla Germania una diarchia per guidare la Comunità europea intesa come strumento moltiplicatore della forza nazionale, cedente dopo la perdita delle colonie. L’Italia fu esclusa dal direttorio comunitario anche perché aveva sostenuto riservatamente l’insorgenza algerina contro l’occupazione francese in cambio di concessioni petrolifere privilegiate dalla nuova Algeria indipendente, nel 1962.

Nell’accordo franco-tedesco ci fu una sorta di spartizione geopolitica: alla Francia il Mediterraneo e il primato negli affari militari, alla Germania l’Est. Inoltre, per trattato bilaterale, i due poteri concordarono consultazioni privilegiate continue. Dopo la riunificazione tedesca, Parigi temette che Berlino le togliesse il primato nella diarchia e nel 1993 inaugurò una strategia di riequilibrio: conquistare l’economia italiana per bilanciare lo strapotere industriale tedesco. Oggi Macron persegue tale obiettivo in continuità con i predecessori, punta a ripristinare l’influenza francese nel Mediterraneo, indebolita sotto la presidenza Hollande, e, soprattutto, vuole rendere l’industria militare francese il centro fornitore di una possibile Difesa europea.

Il fatto che Parigi non voglia la maggioranza di un’azienda italiana nei cantieri che, oltre a meganavi di crociera, hanno la capacità di costruire naviglio militare evoluto dipende dal suo disegno di guidare i futuri consorzi europei del settore, che in caso contrario finirebbero nelle mani capaci di Fincantieri, controllata dallo Stato italiano, i tedeschi lontani terzi. Nel caso libico la Francia deve dimostrare il comando, marginalizzando l’Italia, per poi avere forza di scambio per le penetrazioni commerciali in tutto il Mediterraneo, che avvengono per via politica e non di mercato. Inoltre, Parigi ha capacità di ricatto nei confronti di un’Italia debole in sede Ue perché chiede concessioni per fare deficit invece di rafforzarsi tagliando spesa e debito.

L’Italia è a rischio di grave danno nell’area mediterranea e nel settore dell’industria tecnologica, di cui quella militare è un traino, se non troverà un modo per arginare la pressione nazionalista francese, sperabilmente con le buone, ma anche mostrandosi pronta alle cattive.

www.carlopelanda.com

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COMMENTI
01/08/2017 - Certo: riacquistare l'indipendenza ! (ALBERTO DELLISANTI)

Il buon politico europeo (il continentale) deve prima di tutto essere un buon politico per il proprio Paese (il buon politico nazionale). L'Italia ha smesso di averne a partire da Andreatta e Prodi, e via via fino ad oggi, senza soluzione di continuità di una tale scelleratezza. Anzi con l'estremo incremento portato dal Rignanese. L'Italia è il più grande Paese d'Europa insieme a Germania, Francia e Gran Bretagna. Enorme la nostra responsabilità per avere squalificato il nostro Paese a favore di Berlino e Parigi (e di tutti i Soros/Obama degli Stati Uniti e del Gotha Occidentale). Abbiamo pure la corresponsabilità di avere reso la Merkel un politico né carne né pesce, dedita a passare ovunque con il suo rastrello (tranne che in Francia). E' responsabilità anche nostra NON avere fatto di lei un buon politico europeo (poteva averne i numeri, contrariamente a Macron che è un robot)e invece avere fatto di lei un politico solo tedesco, di mediocre levatura. (Se anche una politica europea, l'Angela Merkel lo avrebbe potuto, proprio in quanto l'eccellente statista della Germania che ha rinunciato ad essere. La Signora vale solo cinque euro in più del suo comprimario Schultz. Poteva essere un Helmut Kolh. Sottoscrivo in pieno il commento del signor DELFINI sull'interessantissimo scritto del Prof. Pelanda e sul giustissimo quesito che gli ha posto.

 
01/08/2017 - Riacquistare indipendenza . (delfini paolo)

Grazie al prof. Pelanda per l'interessantissimo articolo.L'unica cosa che mi lascia perplesso è la frase "tagliare spesa e debito ", che lui cita ,che normalmente si traduce in tagli a Sicurezza,Sanità e Scuola, vale a dire smantellamento dello Stato sociale (quello ancora rimasto. ) Bisogna invece tagliare in modo robusto le pensioni d'oro ,che ci costano 45 miliardi l'anno, ad es, e riacquistare la sovranità monetaria,in modo da poter risparmiare numerosi miliardi di euro che lo Stato potrebbe investire per rilanciare l'economia.Distinti saluti.