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PENSIONI/ Esodati. Cazzola: la tassa del 3% sui "ricchi"? Meglio un fondo ad hoc

Secondo GIULIANO CAZZOLA l’emendamento votato in commissione Lavoro non farà altro che determinare ulteriori problemi di copertura senza risolvere strutturalmente la questione

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La tassa (o contributo di solidarietà) del 3% sui redditi sopra i 150mila euro difficilmente vedrà la luce. Ipotizzata per far fronte alle esigenze di salvaguardia degli esodati che ancora non rientrano tra i 120mila già tutelati, sta suscitando un mare di polemiche. In Confindustria, anzitutto; dove, per bocca del vicepresidente Aurelio Regina è stata definita iniqua. Il Pdl, dal canto suo, sta manifestando non poca insofferenza rispetto alla patrimoniale travestita da contributo di solidarietà. Giuliano Cazzola, spiega a ilSussidiario.net perché  è stata l’unico a non votare il provvedimento approvato dalla commissione Lavoro della Camera di cui è vicepresidente. «Non ho votato l’emendamento non tanto perché la ritengo una patrimoniale iniqua quanto, anzitutto, perché ogniqualvolta si creano dei diritti soggettivi, come in questo caso, ci si rimette nelle mani della Ragioneria dello Stato, che è chiamata a decidere se la copertura è adeguata o meno. Ho ritenuto che la copertura non potesse essere considerata in nessun caso sufficiente. I redditi sopra i 150mila euro, infatti, corrispondono a circa il lo 0,4% della popolazione. E la tassazione non è sull’importo totale, ma sulla parte eccedente. Va da sé che il gettito risulterebbe decisamente esiguo». Secondo la Fondazione Hume, tuttavia, ammonterebbe a 500 milioni di euro. «Sarà la Ragioneria dello Stato - replica Cazzola - anche in tal caso, a fare i conti dovuti. Tuttavia, 500 milioni, a occhio, sono una cifra decisamente superiore a quella che ne emergerà realmente». Detto questo, «non ho votato contro, ma mi sono astenuto. Per evitare di dar vita a un gesto polemico e per sottolineare che ritenevo l’emendamento da me presentato più utile per risolvere la questione di quello che prevedeva la tassazione suoi redditi elevati».

Ecco cosa prevedeva l’emendamento di Cazzola: «Ho suggerito di istituire un fondo, in cui far confluire tutte le risorse già stanziate; i 9,2 miliardi, più i 100 milioni stanziati dalla legge di stabilità. Gli eventuali risparmi, e prevedo che ce ne saranno, dovranno essere destinati, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, ad allargare la platea, secondo criteri e priorità che vengono individuati relativamente alle diverse casistiche. Tutto ciò, non avrebbe determinato problemi di copertura, e non avrebbe creato diritti soggettivi». Secondo l’onorevole, in ogni caso, «questa è la linea che, alla fine, passerà».