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ANTEPRIMA/ "Neil Young Journeys", il cammino della vita di una rockstar

martedì 20 settembre 2011

«Se a qualcuno non piacciono le chitarre elettriche, si alzi pure ed esca. In questo film ci sono un sacco di chitarre elettriche». A dirlo è il regista Jonathan Demme (“Il silenzio degli innocenti”, “Philadelphia”), presente in sala per introdurre il suo ultimo lavoro, in anteprima europea, appositamente per il Milano Cinema Festival.

Il film è “Neil Young Journeys” («Sullo schermo vedrete ancora il vecchio titolo, “Neil Young Life” spiega Demme “ma Neil ce lo ha fatto cambiare perché pensava fosse troppo celebratorio»), due ore sul palcoscenico con uno dei massimi autori della storia del rock. Non solo palcoscenico: Neil Young accompagna lo spettatore nei luoghi della sua infanzia, quel Canada da dove si allontanò per diventare una star, ma che è rimasto sempre nel suo cuore, come testimonia sui titoli di coda la struggente Helpless, brano che cita l’Ontario, la sua regione di provenienza. Demme è simpatico e sbrigativo, scherza con il pubblico («È venerdì, abbiamo tutti passato una dura settimana di lavoro, ecco un bel modo per andare incontro al weekend») e presentando il suo terzo film su Neil Young, dimostra non solo il suo amore per la musica rock, ma quanto essa sia parte indissolubile della cultura americana: «La musica è una parte così inevitabile della realtà, le nostre vite ne sono pregne». Però “Neil Young Journeys” non è un documentario biografico, almeno non il solito: è un viaggio, appunto.

Nel 1973, già una star di livello mondiale, Neil Young scrisse una canzone apparsa su un disco dal vivo poco amato dal grande pubblico e quasi mai più eseguita dal vivo. Si intitolava  Don't Be Denied e si sarebbe adattata perfettamente a questo film: non essere un rinnegato, ed era un accalorato invito a non dimenticarsi mai delle proprie origini e della propria appartenenza.
Il successo, i milioni di dollari: nulla  in confronto alla coscienza di chi si è, della provenienza, della famiglia e del luogo che ci hanno reso persone adulte. Un'appartenenza che coincide con un senso assoluto di integrità,  quella di cui cantava allora e che si svela in maniera evidente in ogni fotogramma di questo film e che ha sempre costituito l'essenza di questo artista.




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