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Politica

ELEZIONI COMUNALI ROMA 2016/ Boccia (Pd): congresso dopo il voto o si "torna" al 2013

Per FRANCESCO BOCCIA (Pd) "le comunali di Roma rischiano di riportarci a tre schieramenti uguali e nessun vincitore. Per questo occorre andare a congresso dopo il voto"

Roberto Giachetti (Infophoto)Roberto Giachetti (Infophoto)

“Le comunali di Roma rischiano di riportarci al punto di partenza del febbraio 2013, con tre schieramenti uguali tra loro e nessun vincitore. Anche per questo auspico un congresso anticipato tra le amministrative e il referendum costituzionale per non trascinare inutilmente la legislatura una volta approvate le riforme”. E’ la speranza di Francesco Boccia, onorevole del Pd e presidente della commissione Bilancio alla Camera dei deputati. Il centrosinistra si presenta diviso alle amministrative a Roma, con il Pd che sostiene Roberto Giachetti, Sel e Sinistra Italiana schierate con Stefano Fassina e l’ex sindaco Ignazio Marino che potrebbe candidarsi a sua volta.

Presidente Boccia, come vede lo scenario delle amministrative a Roma?

E’ evidente che ci siamo infilati in una delle campagne elettorali più complicate degli ultimi decenni. Non c’è mai stato un frazionamento così forte tra le coalizioni che abbiamo conosciuto negli ultimi 20 anni. E’ in atto una scomposizione del quadro politico legata in parte alla trasformazione stessa vissuta dalla società negli ultimi anni.

Da dove nasce questo frazionamento?

In parte nasce da una differenza di strategie tra la legge elettorale per le politiche e le scelte che si fanno sui territori. L’Italicum è una legge elettorale che poggia sull’ambizione di un solo partito che mira a guidare il Paese. Di conseguenza sta portando soprattutto i grandi partiti a puntare tutto su se stessi. Questo non tiene conto delle dinamiche che caratterizzano le leggi elettorali per le amministrative. L’Italicum ha spinto alcuni partiti all’autosufficienza: io leggo così la stessa rottura tra Salvini e Berlusconi.

Anche nel centrosinistra però non mancano i problemi…

In questo Roma sta anticipando i tempi, perché la coalizione che aveva sostenuto Ignazio Marino non esiste più. Il mio timore è che le comunali di Roma ci riportino al punto di partenza del febbraio 2013, quando il Paese uscì con un sostanziale pareggio e con i tre blocchi elettorali, centrosinistra, centrodestra e 5 Stelle che di fatto si equivalgono.

Con quali conseguenze?

Nel 2013 l’Italia uscì senza una maggioranza, e di lì in poi nacque il governo Letta e poi il governo Renzi basati su un’alleanza centrosinistra-centrodestra. Un’alleanza straordinaria resa necessaria dal fatto che in parlamento c’erano tre blocchi contrapposti che non dialogavano tra loro. L’unico modo per formare una maggioranza è stato fare un patto sulla trasformazione di questa legislatura in un mandato costituente o comunque riformatore. Le amministrative rischiano di riportarci a questo stesso scenario.

Giachetti riuscirà quantomeno ad arrivare al ballottaggio?

Penso che Giachetti abbia grandi possibilità. Molto dipenderà da quanti movimenti civici riuscirà ad aggregare intorno al Pd e dalla stessa unità del Pd. In questo senso ho ritenuto che le dichiarazioni di Matteo Orfini la sera stessa delle primarie siano state un errore: non si può dire che chi non ha votato lo ha fatto perché nel Pd non ci sono più i capibastone.

Che cosa andava fatto invece?