Tre mosse per trasformare la crisi economica in un’opportunità

- Mario Mauro

Sembra paradossale, ma è proprio questo il momento di essere ambiziosi. Dobbiamo identificare nella prospettiva europea la reale forza motrice del processo di riassestamento per la ripartenza dell’economia di tutto il mondo

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Gli aspetti più significativi contenuti nelle conclusioni della Presidenza del Consiglio dell’Ue, del 15 e 16 ottobre riguardano l’istituzione di un meccanismo informale di allarme, di scambio di informazioni e di valutazione (cellula di crisi finanziaria).

 

Tale meccanismo assocerà rappresentanti della presidenza in carica, del presidente della Commissione, del Presidente della BCE (in collegamento con le altre banche centrali europee), del Presidente dell’eurogruppo e dei governi degli Stati membri.

Secondo punto importante: assicurare la fiducia nel sistema finanziario e bancario nonché la tutela degli interessi dei depositari e degli investitori presuppone anche che le istituzioni finanziarie attuino con rigore le raccomandazioni in materia di trasparenza degli impegni e dei rischi che assumono.

Il Consiglio europeo ha sottolineato inoltre la necessità di rafforzare la vigilanza del settore finanziario europeo, in particolare dei gruppi transnazionali, e di attuare con urgenza la tabella di marcia del Consiglio Ecofin, al fine di migliorare il coordinamento della vigilanza a livello europeo.

È stata accolta con favore la creazione, da parte della Commissione, di un gruppo ad alto livello. Il Consiglio sostiene l’accelerazione dei lavori in corso sul rafforzamento delle norme in materia di stabilità, ivi compresa la direttiva sui requisiti patrimoniali delle banche.

Sollecita infine decisioni rapide concernenti l’elaborazione di norme europee in materia di sicurezza dei depositi onde assicurare la protezione dei risparmiatori.

Di fronte alla crisi finanziaria, il Consiglio europeo «esprime la sua determinazione ad agire in modo coordinato ed esaustivo per ripristinare il buon funzionamento del sistema finanziario, assicurare in tal modo il finanziamento normale ed efficace dell’economia e ritrovare la via della crescita e dell’occupazione».

I Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea sembrano quindi riconoscere la necessità di coordinare le politiche economiche, finanziarie e monetarie perché gli interventi nazionali nel momento di maggiore emergenza sono stati fondamentali, ma da soli non possono bastare a fermare la crisi che ha una chiara natura sistemica. Da queste conclusioni l’Unione Europea deve ripartire, non dimenticando che ciò di cui abbiamo immediatamente bisogno è un piano di dimensione europea che affronti i principali elementi critici: stabilizzazione finanziaria, supervisione, riduzione del rischio. La necessità ci deve spingere a percorrere strade che in altre situazioni non avremmo voluto e potuto percorrere, è giunto il momento per l’Unione Europea di dettare regole ancora più efficaci contro la crisi.

Per questo ho condiviso tre proposte con il collega Gianni Pittella, Presidente della delegazione italiana del Pd nel gruppo Pse, che sono state prese in grande considerazione durante il Consiglio dal Premier inglese Gordon Brown, che ha concordato soprattutto in merito alla supervisione, ma avvallate anche dalla stessa Presidenza francese.

Innanzitutto la stabilizzazione finanziaria è stata per ora garantita solo a livello nazionale. L’UE tuttavia dispone di un organismo, la Banca europea degli investimenti (BEI), che ha capacità di raccogliere risorse sul mercato dei capitali. Si può quindi riflettere sulla possibilità di fare della Bei un organo di stabilizzazione macrofinanziaria, ovviamente dopo averne opportunamente modificato la sua struttura di governance. Un’operazione del genere permetterebbe di non ricorrere ai bilanci nazionali e non peserebbe sui contribuenti.

La seconda proposta riguarda la supervisione. Il cosiddetto “collegio dei supervisori” per i gruppi transnazionali è certamente un ottimo progresso rispetto alla supervisione frammentata. Ora è però il momento di pensare ad andare oltre. Il supervisore unico, già proposto dall’Italia, diventa sempre più necessario specialmente per i grandi gruppi bancari europei. Si potrebbe prevedere un modello dove sia la Banca centrale europea ad avere tale responsabilità. Le attuali vicende dimostrano chiaramente la necessità di dotarsi di un supervisore unico.

La terza priorità riguarda la riduzione del rischio: la crisi è stata alimentata da chi originava strumenti di credito distribuendo poi il rischio ad altri soggetti nel mercato senza sopportarlo come nel modello bancario classico. Dobbiamo quindi dotarci di un complesso di nuove regole che garantiscano la tracciabilità del credito, affinché venga ridotta la possibilità di mescolare credito di buona e meno buona qualità. Gli emittenti devono essere obbligati a mantenere nei propri libri contabili una percentuale del credito emesso e devono seguire il rischio afferente ai loro titoli di credito lavorando congiuntamente con le agenzie di rating perché questo avvenga con regolarità e non solo al momento dell’emissione del credito.

Molto importante sarà nei prossimi mesi l’azione di Banca Centrale europea e Banca europea degli investimenti, le due istituzioni “economiche” dell’Unione: la prima, se verranno confermate le buone intenzioni fin qui proclamate, svolgerà un ruolo chiave, oltre che nella supervisione, anche nel coordinamento con le banche centrali dei paesi partner, soprattutto per assicurare la liquidità del sistema finanziario al fine di preservare la fiducia e la stabilità.

La Bei, dal canto suo, deve assumersi la maggior parte del rischio di finanziamento delle piccole e medie imprese, prima di tutto mobilitando i 30 miliardi di euro promessi a sostegno delle Piccole e medie imprese europee, e inoltre rafforzare la propria capacità di intervento in relazione a progetti infrastrutturali.

Non ci deve essere nessuna pretesa di trovare una la soluzione a tutti i mali che affliggono l’economia globale, ma urge la presa di coscienza del fatto che la crisi può e deve trasformarsi in un’opportunità. Sembra paradossale, ma è proprio questo il momento di essere ambiziosi. Dobbiamo identificare nella prospettiva europea la reale forza motrice del processo di riassestamento per la ripartenza dell’economia di tutto il mondo.

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