Dalle università alle fondazioni: un sistema libero ed efficiente, sul modello europeo

- Mario Mauro

In Europa la corrente anti-centralista e anti-statalista è assolutamente dominante: libertà e quindi sussidiarietà sono ormai il sale della concezione del sistema scolastico e universitario

Il Sussidiario.net

Sono tre le priorità che il Ministro Gelmini tiene in considerazione nella sua riforma e sulle quali i paesi europei stanno convergendo per riformare seriamente il sistema dell’istruzione universitaria: autonomia gestionale, autonomia finanziaria e gestione efficiente dei finanziamenti, legati ai risultati ottenuti dall’istituto.  

Nella stragrande maggioranza dei paesi europei c’è una chiara tendenza a concedere una sempre più ampia autonomia agli istituti di istruzione superiore, per quanto concerne la libertà di educazione, ma anche, e forse in particolar modo, nella gestione del bilancio istituzionale. In alcuni paesi, come ad esempio nel Regno Unito, il sistema di istruzione superiore opera tradizionalmente con un altissimo grado di autonomia, anche a livello finanziario. Anche le università olandesi godono da più di 20 anni di grande autonomia. Dal 1997 perfino in Islanda è cominciato un processo in questa direzione. Gli altri paesi europei hanno iniziato questo processo solo recentemente, incentrando le proprie politiche su piani strategici di sviluppo per la gestione delle risorse finanziarie che sono basate sui bisogni specifici di ciascun paese. Il processo è accompagnato da vari meccanismi di accountability che possono prendere la forma di relazioni annuali o audit interni ed esterni.

Nella parte fiamminga del Belgio, l’istruzione superiore è stata storicamente controllata in modo rigoroso dallo Stato. Oggi c’è grande autonomia, che è il risultato del progressivo coinvolgimento degli staff e degli studenti nella formazione delle politiche e nella gestione dei soldi.

In Grecia, una legge recentemente adottata dal Parlamento ridurrà il controllo del Ministero dell’istruzione sulla gestione delle risorse finanziarie. Ogni università adotterà un piano di sviluppo quadriennale al quale sarà direttamente legato il finanziamento pubblico.

La proposta del ministro Gelmini di trasformare le università in fondazioni ha una lunga serie di precedenti europei: in Francia la legge varata nell’agosto 2007 che conferisce un’importante autonomia gestionale e finanziaria, oltre a garantire nuove responsabilità e autorità in materia finanziaria, offre la possibilità di creare fondazioni universitarie o partnership con aziende. Dal 2007 anche in Portogallo, con il nuovo sistema di istruzione superiore, viene data la possibilità agli istituti pubblici di avere lo status di fondazioni, con un aumento esponenziale dell’autonomia, soprattutto in termini finanziari.

In Finlandia, nel 2007 è stata avanzata una proposta per cui ogni università possiede lo status legale di fondazione.

Altro punto importante, che il ministro Gelmini sottolinea costantemente quando punta il dito sull’inefficienza del sistema e sulla necessità di tagliare gli sprechi, è il legame diretto tra i risultati perseguiti dall’Università e i finanziamenti ottenuti, Anche questo “format” ha parecchi fruitori all’interno dell’Unione europea: i governi sono sempre più interessati ad un’ottimizzazione del bilanciamento tra le risorse finanziarie che investono nell’istruzione superiore e il risultato complessivo del settore. Si moltiplicano gli esempi di Governi che guardano al risultato del presente per la previsione futura dell’allocazione delle risorse. Le modalità possono essere due: solitamente il processo prevede una negoziazione del bilancio che porta alla stipulazione di un contratto tra l’istituto e il Ministero, o comunque con chi eroga i finanziamenti. La seconda modalità prevede l’utilizzo di una formula “budgeting systems” che include indicatori di performance. In alcuni paesi, come il Regno unito dall’1986 e l’Estonia dal 2002, tali politiche sono già pienamente integrate nel sistema, in altri, riforme analoghe sono state recentemente adottate (in Austria nel 2007), o sono in dirittura d’arrivo (Belgio fiammingo, Spagna e Romania). Per arrivare a riforme di questo tipo un po’ tutti i paesi dell’Unione stanno aumentando l’attenzione sull’utilizzo di sempre più precisi e complessi strumenti di monitoraggio dell’efficienza dell’istruzione superiore. In Francia, la legge del 2006 sulla finanza pubblica, rinforza il legame tra finanziamento e risultato basandosi su obiettivi e indicatori. In Finlandia, la riforma del sistema di finanziamento che ha avuto inizio nel 1990, prevede che gli obiettivi e le risorse utili per raggiungere tali obiettivi vengano determinati con un negoziato tra gli istituti e il Ministero dell’istruzione. Nel Regno Unito il finanziamento per supportare le infrastrutture di ricerca è distribuito selettivamente, dopo i controllli periodici del Research Assessment exercise (RAE). Questo sistema di monitoraggio permette di mantenere e sviluppare la competitività della ricerca negli istituti britannici. Dal 1990 in Norvegia la pianificazione è orientata sul risultato, anche qui bilanciando obiettivi e indicatori per “misurare” i risultati, tutto questo per salvaguardare le importantissime ma vulnerabili attività accademiche.

Questa panoramica è la dimostrazione del fatto che in Europa la corrente anti-centralista e anti-statalista è assolutamente dominante. Libertà e quindi sussidiarietà sono ormai il sale della concezione del sistema scolastico e universitario. È tempo che anche da noi ci si renda conto che protestare, in nome di un’ideologia defunta, contro chi lavora in questo senso vuol dire protestare contro la propria libertà. La proposta di legge N. 6338/2006 sulla diversificazione dell’offerta formativa dell’On. Nicola Rossi va elogiata proprio perchè partita da chi oggi sta all’opposizione e apre la porta del dialogo nella giusta direzione, che come abbiamo visto, mette d’accordo la maggioranza degli Stati europei.

Rispondi al sondaggio



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi Editoriali