USA/ Temi pro life e libertà della Chiesa, prime spine per Obama

La nuova Amministrazione e la gerarchia cattolica iniziano le loro relazioni in una situazione di tensione. Il modo in cui Obama affronterà la situazione rivelerà quanto realmente speri di avviare un nuovo approccio politico nel paese. I vescovi, dal loro canto, dovranno capire bene come dimostrare la ragionevolezza della fede

19.11.2008 - Lorenzo Albacete
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Il presidente eletto Barack Obama si è rinchiuso nel suo ufficio a Chicago e si dice stia lavorando febbrilmente alla selezione del suo governo e della squadra per la Casa Bianca, ma non ci si aspetta nessuna nomina importante fino a dopo le vacanze del Giorno del Ringraziamento. Il risultato è che nessuno è sicuro su quale sarà “l’angolatura ideologica” iniziale dell’Amministrazione Obama. Durante la campagna Obama si è presentato come uno di centro-sinistra, aperto al dialogo con chi non è d’accordo con lui. Tra chi è in disaccordo, quelli che dimostrano di essere più preoccupati sono i gruppi che pensano che sosterrà con vigore il diritto all’aborto, il matrimonio omosessuale, la ricerca sulle cellule staminali embrionali e altri temi simili, specialmente nell’area dell’aiuto ai paesi terzi, la nomina dei giudici e le condizioni per gli aiuti federali.

Il problema non è che Obama personalmente sia un deciso sostenitore dell’agenda della “sinistra etica”, ma che ha bisogno del suo appoggio per realizzare le politiche a cui tiene. Dall’altra parte, non sembra che Obama abbia riflettuto molto su questi temi etici e si può sperare che arrivi a vedere il legame tra ciò che sta a cuore alla maggioranza e le argomentazioni che sono dietro la causa pro-life. Sarebbe interessante sapere, per esempio, se può capire gli effetti sulla politica della fede come allargamento della ragione, come Papa Benedetto ha spiegato nella Deus Caritas Est.

In ogni caso, i vescovi cattolici sembrano determinati ad intraprendere questa “educazione di Obama”. La Conferenza nazionale dei vescovi cattolici si è riunita a Washington subito dopo l’elezione (la loro riunione di novembre si tiene sempre nella capitale), e i vescovi hanno parlato in privato della nuova situazione. Nel loro messaggio al presidente eletto, i vescovi hanno promesso le loro preghiere per Obama, la sua famiglia e il suo governo e hanno assicurato la loro volontà di collaborare alla promozione della giustizia sociale, ma hanno insistito fortemente sul diritto alla vita come diritto fondamentale non negoziabile dal quale tutti gli altri conseguono. Nel loro messaggio al popolo alla fine della riunione, il Cardinale Francis George di Chicago, attuale presidente della Conferenza, ha ampliato questo punto, insistendo anche sulla necessità di rispettare la libertà della Chiesa di vivere e predicare i suoi insegnamenti.

La nuova Amministrazione e la gerarchia cattolica iniziano così le loro relazioni in una situazione di tensione. Il modo in cui Obama affronterà la situazione rivelerà quanto realmente speri di avviare un nuovo approccio politico nel paese. I vescovi, dal loro canto, dovranno capire bene come dimostrare la ragionevolezza della fede e porre le loro preoccupazioni all’interno della necessità di sostituire il pensiero utopico con la testimonianza della presenza di Cristo come la rivelazione più completa del destino al quale sono chiamati tutti gli esseri umani.



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