Quattro pilastri per l’Europa del futuro

- Mario Mauro

Il Partito popolare europeo riafferma con forza il desiderio di vedere un’Europa generatrice di prospettive e prosperità all’interno di un mercato unico, un’Europa competitiva su scala globale che allo stesso tempo generi benessere per tutti, non solo in Europa, ma in tutto il Mondo

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Oggi 288 Membri del Parlamento europeo su un totale di 785 fanno parte del Gruppo PPE-DE, che è l’unico dei sette gruppi politici all’interno del Parlamento europeo che include membri provenienti da tutti i 27 paesi dell’Unione europea.

 

Il PPE-DE ha sempre lavorato negli anni utilizzando gli strumenti della moderazione e del dialogo per costruire un’Europa che possa offrire prospettive per il futuro, un’Europa migliore per tutti. Il Partito popolare europeo riafferma con forza il desiderio di vedere un’Europa generatrice di prospettive e prosperità all’interno di un mercato unico, un’Europa competitiva su scala globale che allo stesso tempo generi benessere per tutti, non solo in Europa, ma in tutto il Mondo.

Per questo il Gruppo PPE-DE, al cui vertice siede il francese Joseph Daul, ha recentemente fissato le dieci priorità per la prossima legislatura, dividendole in quattro grandi capitoli: un’Europa dei valori, un’Europa della crescita, un’Europa della sicurezza e un’Europa della solidarietà.

Capitolo primo: perseguire nella difesa di valori forti. L’UE deve aggiornare, confermare e modernizzare i propri valori per competere a livello mondiale e dialogare con le altre culture. Durante l’ultima legislatura è emerso con forza come il dialogo interreligioso e interculturale costituisca la via che i valori europei e quelli delle altre culture devono percorrere per interagire costruttivamente e positivamente per costruire un futuro comune migliore. In un mondo sempre più globalizzato, frenetico e complesso il dialogo tra culture e religioni deve essere il marchio dell’Europa.

Accanto al dialogo si ripropone con forza anche per la prossima legislatura il tema della libertà religiosa, perché è fondamento per lo sviluppo della democrazia e quindi rende possibile un compito comune, nel quale in amicizia è possibile ricordarci vicendevolmente che la violazione dei diritti umani è la fine di un rapporto di verità. Questo può accadere soltanto se l’Europa, si accorge che la negazione sistematica dei valori che hanno permesso 50 anni di prosperità porta a un regredire della nostra democrazia e della nostra capacità di influenza sullo scenario mondiale. Questi valori non sono soltanto quelli legati al rapporto con l’esterno, ma sono valori che riguardano ciò che siamo noi. Ciò che la nostra storia ci ha regalato. Valori come quelli della difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna o la difesa della vita umana dal concepimento alla morte. Questo è valido a cominciare dalle relazioni con gli Stati Uniti di Obama: anche in questo senso risulta un dovere e una priorità per l’Europa l’impegno a tessere rapporti profondi con gli Stati Uniti.

Altro tema importante è lo sviluppo e il rafforzamento della politica di vicinato e il proseguimento della politica di allargamento: l’UE deve promuovere i propri valori al di là delle frontiere europee. Per fare ciò è necessario attuare una politica estera e di sicurezza comune coerente, di apertura verso le altre realtà culturali, che non sia esclusivamente legata a interessi economici, ma che abbia come segno distintivo la promozione dei diritti umani.

Capitolo secondo: per un’Europa della crescita. La crisi finanziaria non sarà di breve durata, per questo bisogna proseguire con ancor più convinzione per un’ Europa della crescita e della prosperità. Il completamento di un mercato unico efficace e aperto e soprattutto il proseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona volti a promuovere, come risposta alla globalizzazione, una società europea dinamica, innovativa e basata sulla conoscenza si rivelano una condizione essenziale affinché possiamo agire da traino per la ripresa dell’intera economia mondiale.

Insieme a questo dobbiamo rafforzare le misure economico-finanziarie urgenti che stanno prendendo piede nell’ultimo periodo. In primis la riforma del bilancio dell’UE e la difesa della stabilità di bilancio e dell’indipendenza monetaria: l’UE deve disporre di risorse proprie nel prossimo futuro. Il nostro obiettivo sarà quello di garantire la stabilità di bilancio e l’indipendenza della politica monetaria nell’area dell’euro.

Ulteriori proposte concrete per risolvere la crisi finanziaria verteranno sulla stabilizzazione finanziaria, che è stata per ora garantita solo a livello nazionale. L’UE tuttavia dispone di un organismo, la Banca europea degli investimenti (BEI), che ha capacità di raccogliere risorse sul mercato dei capitali. Si può quindi riflettere sulla possibilità di fare della BEI un organo di stabilizzazione macrofinanziaria, ovviamente dopo averne opportunamente modificato la sua struttura di governance. Un’operazione del genere permetterebbe di non ricorrere ai bilanci nazionali e non peserebbe sui contribuenti.

Supervisione: il cosiddetto “collegio dei supervisori” per i gruppi transnazionali è certamente un ottimo progresso rispetto alla supervisione frammentata. Ora è però il momento di pensare ad andare oltre. Il supervisore unico, già proposto dall’Italia, diventa sempre più necessario specialmente per i grandi gruppi bancari europei. Si potrebbe prevedere un modello dove sia la Banca centrale europea ad avere tale responsabilità . Le attuali vicende dimostrano chiaramente la necessità di dotarsi di un supervisore unico.

Riduzione del rischio: la crisi è stata alimentata da chi originava strumenti di credito distribuendo poi il rischio ad altri soggetti nel mercato senza sopportarlo come nel modello bancario classico. In questa maniera l’emittente non ha incentivi per garantire la qualità del credito originato. Per rimediare a ciò bisogna agire in tre direzioni: obbligare gli emittenti a mantenere nei propri libri contabili una percentuale del credito emesso; obbligare gli emittenti a seguire il rischio afferente ai loro titoli di credito e a lavorare congiuntamente con le agenzie di rating perché questo avvenga con regolarità e non solo al momento dell’emissione del credito; prevedere la tracciabilità del credito al fine di ridurre la possibilità di commistione di credito di buona e di meno buona qualità.

Capitolo terzo: per un‘Europa della sicurezza. Non può non essere inserita tra le priorità anche la questione della sicurezza. Intensificazione della lotta contro il terrorismo e della protezione dei cittadini dalla criminalità organizzata: prevedere azioni comuni e una mobilitazione comune delle risorse di polizia e giudiziarie. Tutto questo senza tralasciare la questione collegata all’integrazione e all’immigrazione: un approccio europeo comune in materia di immigrazione diventerà una delle priorità strategiche.

L’appartenenza all’Unione Europea ci impone dei doveri che sono da ricordare, volentieri e giustamente, ai Paesi che vogliono addirittura esserne parte rilevante. La legalità quindi deve rappresentare il punto di partenza per chi viene accolto per soddisfare il proprio desiderio di integrazione, il primo passo per vivere nel rispetto della propria dignità di uomini. Costituisce la condizione indispensabile perché tutto ciò si possa realizzare.

Delicatissimo è il tema della politica energetica dopo le polemiche a cui è andata incontro la Commissione europea con la proposta molto ambiziosa sulla riduzione delle emissioni del 20%. Per questo ancor di più è necessario sviluppare una politica energetica coerente nel quadro della lotta contro il cambiamento climatico, ma senza ipocritamente dimenticare lo sviluppo sostenibile: sicurezza dell’approvvigionamento, competitività dell’economia e protezione dell’ambiente.

Capitolo quarto: per un’Europa della solidarietà. Sarà cruciale il mantenimento della politica di coesione e la difesa dei valori del modello sociale europeo: questo significa che dobbiamo sostenere il chiaro legame stabilitosi tra la strategia di Lisbona e la politica di coesione, nonché la conseguente forte sinergia tra le due politiche. La politica di coesione, pur perseguendo la propria missione, è uno strumento utile per il raggiungimento delle finalità e degli obiettivi della strategia di Lisbona. Essa è dunque strettamente legata al dibattito generale sul futuro dell’UE nel suo complesso. L’Unione europea non deve limitarsi a reagire al fenomeno della globalizzazione, ma deve controllarne gli aspetti più determinanti.

L’Europa deve infine continuare a migliorare nel soddisfacimento dei bisogni alimentari di tutti gli europei, che è una parte integrante della politica agricola comune (PAC) nonché uno dei principi fondatori del Trattato di Roma ed è per questo che l’Unione Europea deve rafforzare con tutte le misure necessarie il Programma di aiuto alimentare agli indigenti. La riforma della PAC andrà a incidere anche sulla sicurezza alimentare: l’agricoltura europea dovrà perseguire un duplice obiettivo strategico, cioè nutrire gli europei in maniera indipendente e sana.

Queste priorità rappresentano la continuazione del lavoro che negli ultimi 5 anni in cui ha avuto la maggioranza in Parlamento il Partito Popolare europeo ha portato avanti per cercare di rendere sempre di più l’Unione europea un’unica entità politica, un’entità politica sempre più vicina al modello di Stati Uniti d’Europa, in contrapposizione a quella parte politica che sogna da sempre un unico soggetto politico chiamato Unione delle Repubbliche socialiste (e politicamente corrette) europee.

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