L’Europa ha riconosciuto la via italiana all’integrazione

- Mario Mauro

Il vicepresidente del Parlamento europeo commenta la decisione dell’Ue secondo cui «Le misure prese dal governo italiano per far fronte all’emergenza dei nomadi non violano le norme dell’Unione europea»

La risoluzione promossa dalla sinistra italiana al Parlamento europeo che aveva fatto gridare allo scandalo, dipingendo il Ministro Maroni come xenofobo e discriminante, volta a sollecitare la Commissione europea a sanzionare l’operato del Governo, è stata rispedita al mittente dal Commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot. Inequivocabili infatti le parole del portavoce del Commissario, Michele Cercone: «Le misure prese dal governo italiano per far fronte all’emergenza dei nomadi non violano le norme dell’Unione europea».

Anche la raccolta delle impronte digitali «viene fatta solo al fine di identificare persone che non è possibile identificare in altro modo» ha aggiunto il portavoce di Barrot. Un sistema «valido in particolare per i minori nei confronti dei quali questi rilievi vengono effettuati solo nei casi strettamente necessari e come ultima possibilità di identificazione». La “buona cooperazione” tra le autorità italiane e Bruxelles, ha osservato ancora Cercone,  ha consentito di verificare le linee dei provvedimenti presi e di «correggere tutte le misure che potevano dare luogo a contestazioni». Barrot continuerà a seguire il dossier prestando attenzione alle ulteriori informazioni che saranno fornite dall’Italia sull’applicazione delle misure prese e chiede di essere informato sullo svolgimento del censimento e dei suoi risultati. 

Chi in Italia si è affrettato a gridare nei mesi scorsi “l’Europa boccia il decreto Maroni” prenda atto quindi che l’inutile gazzarra sollevata al Parlamento europeo nei mesi scorsi altro esito non ha ottenuto che arrivare a far considerare un esempio da imitare i provvedimenti posti in essere dal Governo italiano sulla questione Rom.

Il Parlamento europeo invierà il prossimo 18 settembre una missione a Roma per valutare sul campo le misure prese dal governo per affrontare l’emergenza nomadi.

Massima è quindi la collaborazione tra Governo italiano e Unione europea su un tema che ha da sempre grandissimo impatto sull’opinione pubblica. Il censimento di Maroni ha già dato importanti indicazioni, a cominciare dal preoccupante dato sulla dispersione scolastica all’interno dei campi Rom, che raggiunge anche l’80%. In questo senso sono arrivati commenti positivi addirittura dall’Unicef, in particolare per quanto riguarda i piani di scolarizzazione confermati da Maroni, che ambiscono ad aumentare considerevolmente la percentuale dei bambini in età scolare che frequenta la scuola dell’obbligo, ferma al 30%.

Restano allarmanti anche le condizioni sanitarie dei campi. Bruxelles ha apprezzato la cooperazione tra le autorità italiane da una parte, la Croce Rossa e l’Unicef dall’altra, per l’attuazione delle linee guida assegnate ai prefetti commissari delle regioni Lombardia, Lazio e Campania.

Solo prendendo coscienza della reale situazione di questi popoli, agevolando la massima inclusione nel sistema e soprattutto solo conoscendo chi sono e quanti sono potremo aiutarli a migliorare le loro condizioni di vita. L’Europa ha riconosciuto che le possibilità di integrazione nella civiltà europea delle popolazioni nomadi sono molto basse, e non solo per la resistenza degli stessi Rom all’integrazione, ma per le difficoltà concrete, essendo nomadi, di trovare lavoro, casa, di essere ammessi a scuola. Ha riconosciuto quindi che il censimento voluto dal Ministro Maroni è l’unica via possibile, così come le impronte digitali diventano indispensabili nei casi più estremi. Ha riconosciuto che l’urgenza di alzare l’aspettativa di vita media di un nomade, ferma a 45 anni, contro gli oltre 79 anni del resto della popolazione.

Ho parlato pocanzi addirittura di esempio da imitare. Ma come è possibile, che in due mesi, il Governo italiano sia stato un po’ fascista, poi molto razzista e infine sia diventato un esempio da imitare?

È stato possibile grazie ad una nemmeno troppo abile macchinazione ideologica della sinistra al Parlamento europeo che ha costruito una Risoluzione ad hoc basata sull’equivoco e sulla disinformazione dei cittadini. Campagna disinformativa che è stata alimentata anche dai principali giornali italiani, che hanno promosso a “Europa” quello che è soltanto una parte dell’organo legislativo, il Parlamento, a cui non spetta trarre conclusioni sull’operato di un Governo. L’Italia è un esempio da imitare perchè è il pioniere di una reale volontà di integrazione delle popolazioni Rom, siamo i primi ad usare tali misure censitorie, siamo i primi a non avere avuto paura di confrontarci concretamente con una realtà problematica e soprattutto gli unici che abbiano il reale desiderio di cambiarla senza rinunciare a coniugare accoglienza e legalità. 



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