IRAN/ Con le spalle al muro?

- Roberto Fontolan

Gli ultimi avvenimenti sull’Iran stanno facendo salire la temperatura mondiale con discussioni che assomigliano a quelle precedenti alla seconda guerra irachena

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Dunque, mentre qui siamo di nuovo alle prese con la Rai e con le finte campagne per non pagare il canone (l’unica campagna seria sarebbe quella per privatizzare una rete, come è stato fatto nella iperstatalista Francia, ma da noi né destra né sinistra sono così serie), a due settimane di distanza dall’attentato di Kabul che ha visto paurosamente ondeggiare una bella fetta di dirigenza politica nazionale, il mondo reale è entrato in fibrillazione per la crisi iraniana.

 

Da quando i servizi segreti occidentali, pare con l’aiuto dei Mujhaiddin del Popolo, un’organizzazione perseguitata in Iran e che in Occidente è stata talvolta inserita nelle liste nere dell’antiterrorismo, hanno scoperto i nuovi impianti nucleari nelle montagne nei pressi della città santa di Qom, è stata una escalation cui analisti e diplomatici guardano con grandissima preoccupazione.

Al lavoro in prima linea ci sono agenti israeliani, americani ed europei, e dopo il clamoroso annuncio di Obama insieme ai leader britannico e francese circa la nuova base tenuta nascosta agli ispettori internazionali, si sono inserite sfumature differenti nelle valutazioni e nelle ipotesi. C’è chi assicura che il programma nuclear-militare di Teheran non si è mai fermato, chi dice che gli ispettori ne sanno molto di più e chi afferma che da un lato l’Iran ha la bomba come obbiettivo ma che il programma è stato interrotto.

Ma le varianti non cambiano la sostanza, la temperatura mondiale sta salendo e questo genere di discussioni assomiglia a quelle precedenti alla seconda guerra irachena. L’Iran non sembra voler sfuggire al copione: le prove missilistiche (anche se i servizi israeliani dicono realizzate con missili vecchi) non ricordano le “sparate” di Saddam?

Occhi puntati su Israele, di cui il Wall Street Journal ha svelato possibili piani di attacco all’arcinemico (e d’altronde fu l’aviazione israeliana ad annientare le velleità atomiche irachene colpendo l’impianto di Osirak), e intanto vengono letti con estrema attenzione i giornali arabi, che non parlano d’altro, per scrutare segnali e decodificare messaggi.

Uno saudita scrive: “Sembra che Teheran abbia deciso di perseguire ostinatamente sulla strada del nucleare e di innalzare lo scontro con l’Occidente seguendo il motto di Winston Churchill: se ti trovi all’inferno, devi andare avanti. La riprova è il lancio di nuovi missili iraniani in grado di colpire Israele: questo significa che la crisi si sta intensificando”.

 

Un altro: “Prove generale per il blitz israeliano. L’Arabia Saudita ha smentito le notizie riportate dal settimanale britannico Sunday Express circa un accordo segreto in base al quale il Regno chiuderebbe un occhio davanti all’eventuale sorvolo del proprio territorio da parte dell’aviazione israeliana diretta verso l’Iran per assestare un colpo ai suoi siti nucleari. Il settimanale ha affermato che 007 britannici, israeliani e sauditi si sarebbero incontrati recentemente a Londra proprio per emettere a punto un tale accordo”.

 

Minaccioso un giornale siriano: “Come al solito, l’Occidente grida al pericolo e considera il nuovo missile iraniano a lunga gittata come una provocazione. Il pericolo starebbe nel fatto che la gittata del missile potrebbe raggiungere, nell’ordine: Israele, le basi Usa nell’area e alcuni paesi arabi. In atto c’è il tentativo di creare un inesistente e illusorio nesso tra arabi, Israele e le basi Usa. È mai possibile che l’Occidente riesca a ingannare la nazione araba in eterno? Hanno, per caso, la minima idea di cosa rappresenti per noi arabi la minaccia dell’arsenale atomico del loro protetto Israele?”.

 

In Libano si domandano: “Tra il nucleare iraniano e quello israeliano, da che parte stanno gli arabi?”. Già, e tutti gli altri? In questo momento molti governi in Europa e Asia sperano che la situazione si fermi un attimo prima di essere costretti a rispondere e ad agire di conseguenza.

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