USA/ Chi è Michael Steele, nuovo leader dei Repubblicani?

Il Partito Repubblicano del dopo Obama ha scelto un politico afroamericano, Michael Steele, già vicegovernatore del Maryland, come presidente nazionale del partito

04.02.2009 - Lorenzo Albacete
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Il Partito Repubblicano del dopo Obama ha scelto un politico afroamericano, Michael Steele, già vicegovernatore del Maryland, come presidente nazionale del partito. Steele diventa così la “faccia” ufficiale del partito e le sue opinioni diventano le “opinioni” del partito, almeno ufficialmente.

 

La sua elezione da parte dei maggiorenti del partito (al sesto ballottaggio) è una vittoria per chi crede che i Repubblicani non possano vincere le elezioni senza cambiare la loro immagine di partito culturalmente conservatore e radicato nel Sud. Conservatorismo fiscale e “inclusività” diventeranno perciò la nuova caratterizzazione dominante ed unificante del Partito Repubblicano.

Cosa succede della posizione pro-life, inseparabile dalla politica del Partito Repubblicano per più di un decennio?

Michael Steele è cattolico ed era uno studente della Catholic High School quando io insegnavo a

Washington. La scuola era condotta dai Padri Agostiniani e Steele entrò nel loro seminario, iniziando gli studi per diventare prete. Sebbene abbia lasciato il seminario prima di terminare gli studi, Steele si è sempre presentato come un afroamericano cattolico pro-life, una combinazione politica molto rara.

In un’intervista dell’ottobre di due anni fa, tuttavia, quando era in corsa per diventare senatore per il Maryland (non ci riuscì), Steele disse di essere contrario al rovesciamento della legalizzazione dell’aborto da parte della Corte Suprema (Roe vs. Wade), prevista invece dalla piattaforma del partito nelle recenti elezioni. La sua posizione era che la materia dovesse essere lasciata ai singoli stati, anche se gli stati non possono fare un granché, vista la decisione della Corte Suprema.

In un’intervista della scorsa settimana, dopo la sua elezione a presidente del partito, ha ribadito questa posizione, dichiarando inoltre che i sostenitori del diritto all’aborto erano i benvenuti nel far parte di una nuova coalizione Repubblicana fondata sul conservatorismo fiscale. I sostenitori di questa posizione parlano continuamente della necessità di separare il partito dalla condanna di aborto e matrimonio omosessuale da parte della “destra religiosa”, per poter competere con il Partito Democratico.

Le sue parole esatte sono state: «La realtà è che il partito deve riconoscere la diversità di opinioni che c’è la fuori». I Repubblicani dovrebbero seguire la posizione di Reagan, ha continuato, e costruire una grande “tenda” e accogliervi chi, pur favorevole all’aborto, è su altri temi molto vicino alle idee tradizionali dei Repubblicani, specialmente per quanto riguarda la politica economica. Ha ripetuto le stesse cose in un’altra intervista di un paio di giorni fa.

A questo punto sembrerebbe che chi è pro-life e a favore della famiglia sia rimasto senza un partito politico. Tutto questo mette in difficoltà particolarmente i molti cattolici che, se non fosse per le loro posizioni in favore dell’aborto e del matrimonio omosessuale, voterebbero per i Democratici.

L’unica ragione per cui questi cattolici hanno votato i Repubblicani è stata proprio per la loro posizione in favore della vita e della famiglia.

Sarà interessante vedere come evolveranno le cose.

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