Dieci ragioni contro la crisi

- Paolo Preti

Sembrerebbero esserci delle motivazioni che giustificano la percezione attenuata in larghi strati della popolazione degli effetti del difficile momento che attraversiamo

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La crisi c’è e questo non può essere messo in discussione. E tuttavia l’indicazione del Financial Times che vede l’Italia tra i tre paesi europei più a rischio fallimento con Grecia e Portogallo sembra un vero e proprio non sense.

 

Piazza Affari perde il 15% in pochi giorni, al pari più o meno delle altre principali borse, ma la vita intorno a noi sembra scorrere, tranne che nei servizi giornalistici, quasi come se niente fosse. Dov’è allora il punto di equilibrio? Sembrerebbero esserci delle motivazioni che giustificano la percezione attenuata in larghi strati della popolazione degli effetti del difficile momento che attraversiamo.

Provo a elencarne dieci.

1 – Milioni di nostri concittadini sono dipendenti pubblici o pensionati. Per essi, ieri come oggi, il reddito è certo e a tempo indeterminato. Può essere ritenuto o percepito basso, ma ciò non è effetto della crisi. Per queste persone il rischio della cassa integrazione non esiste nemmeno a livello psicologico. Con specifico riferimento ai pensionati si tratta di persone cresciute in un’altra Italia, abituate al risparmio e con stili di vita mediamente più sobri di quelli dei loro figli e nipoti. Di questi comportamenti consolidati è legittimo ritenere, giusto o sbagliato che sia, si avvantaggino proprio i parenti più prossimi. La solidarietà intergenerazionale e familiare in Italia ha sempre mitigato, anche in precedenti difficili frangenti, le eventuali difficoltà dei singoli. Tanti fattori pubblici nel nostro paese favoriscono le persone in età a scapito dei giovani, ma i primi poi restituiscono ai secondi nel privato.

2- La propensione al risparmio è ancora molto più elevata e diffusa rispetto a tanti altri paesi industrializzati. Anche il pesante debito pubblico è sostanzialmente nelle mani degli italiani, differentemente da quello crescente degli Stati Uniti che è in mani cinesi. Nessuno ama intaccare le riserve, ma averle permette di guardare al futuro con maggiore tranquillità. Si potrà guadagnare di meno, e al limite non guadagnare, ma si è in grado per un periodo di farvi fronte. Questo a qualunque livello: persone, famiglie, aziende.

3- Tutto il settore del commercio al dettaglio, in Italia ancora prevalente rispetto alla grande distribuzione, ha oggettivamente incrementato di molto i propri guadagni con il passaggio all’euro. Con due milioni di lire si viveva mediamente bene, con mille euro si fa fatica a chiudere il mese: questo è l’effetto di un cambio lira/euro drogato a favore del commercio. C’è stato sicuramente un travaso di ricchezza che oggi, pur vedendo il commercio penalizzato dalla crisi, lo vede altresì affrontare il probabile letargo dotato di pingui riserve.

4- L’agricoltura, che purtroppo pesa solo per circa il 3% dell’economia nazionale ma coinvolge ancora molte decine di migliaia di famiglie, è cresciuta nel 2008 del 2,4% e sembra in grado di produrre un valore aggiunto per ettaro tre volte superiore a quello degli Stati Uniti (dati Coldiretti). Nella crisi attuale c’è anche il fallimento definitivo della finanza fine a sé stessa e il ritorno al manifatturiero e al settore primario: per questo è legittimo attendersi che questi risultati siano destinati a perpetuarsi anche in futuro.

5- Nel mondo del credito, per due grandi gruppi in sofferenza, soprattutto in termini di quotazioni borsistiche, abbiamo una miriade di piccole banche del territorio solide e in grado di continuare a sostenere l’attività delle imprese, oltre che il lavoro dei propri ventimila collaboratori. Con un milione di soci e cinque milioni di clienti costituiscono il quarto gruppo bancario nazionale.

6- La crisi si protrarrà nel tempo, ma per ora ha interessato un inverno tra i più ricchi di precipitazioni nevose e dunque la stagione sciistica dell’intero arco alpino si preannuncia tra le più lunghe e proficue. Albergatori, affitta camere e appartamenti, pizzaioli e ristoratori, impiantisti e noleggiatori possono sicuramente godere di questa fortunata coincidenza. Ciò riguarda due intere regioni, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, e un buon 15% delle altre quattro regioni con territorio alpino, ma forse anche qualche zona appenninica.

7- Le grandi opere pubbliche sono spesso annunciate e quasi sempre rimandate, o realizzate con grande lentezza, per resistenze delle popolazioni locali e per iperburocratici procedimenti amministrativi. La crisi sembra riuscire laddove più governi hanno fallito ed è dunque realistico attendersi investimenti di parecchi miliardi su tutto il territorio nazionale in grado di produrre occupazione e consumi, oltre che naturalmente la soluzione di problemi annosi.

8- Il costo del denaro e dei mutui collegati, per le famiglie, il costo delle materie prime e dell’energia, per le aziende, è notevolmente diminuito rispetto ai valori di alcuni mesi fa. In generale, è l’intero costo della vita, ovviamente a parità di parametri presi in considerazione, a essere diminuito e questo, insieme a un basso tasso di inflazione, non può che giovare ai decisori della microeconomia.

9- Tante imprese, soprattutto di piccola e media dimensione, continuano a operare con relativo successo sui mercati internazionali, con risultati attesi per l’anno in corso sulla stessa linea di quelli maturati lo scorso anno o di poco inferiori. Queste imprese costituiscono la parte avanzata della nostra imprenditoria, quella che ha saputo anticipare l’evoluzione dei mercati e che ora, in piena crisi, gode i vantaggi della prima mossa e si pone al riparo dai suoi effetti più deleteri. Affrontiamo questo duro periodo dopo aver riaffermato, contro il parere dei più, l’innata capacità italica di saper smentire con i fatti le più funeree previsioni. Molti ci davano condannati a un sicuro declino e abbiamo chiuso il 2007, secondi in Europa solo alla Germania, con esportazioni record. Quello che è successo poco più di 365 giorni fa dimostra una grande capacità di adattarsi al contesto mutevole traendone beneficio. La nostra storia economica degli ultimi cinquant’anni è stata un continuo susseguirsi di fasi di sviluppo e di momenti di crisi, a volte dovuti a fattori interni, altre a motivazioni internazionali. Ne siamo sempre usciti migliorando le condizioni di vita del popolo. Di conseguenza …

10 – …perché non dovremmo farcela anche questa volta?

La crisi c’è e questo non può essere messo in discussione, ma c’è modo e modo con cui affrontarla e sconfiggerla. Occorre però ritornarci e approfondire. A settimana prossima.

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