Patti lateranensi per l’Ue?

Questa tutela di significative libertà nel rispetto della tradizione del nostro Paese e di fedeltà alle sue radici, potrebbe essere un utile modello per le istituzioni europee

I Patti lateranensi, ovvero gli accordi di mutuo riconoscimento tra il Regno d’Italia e lo Stato della Città del Vaticano, hanno compiuto 80 anni. Sottoscritti l’11 febbraio 1929, andavano a colmare gli aspetti lasciati in sospeso nel rapporto tra Stato e Chiesa che erano stati precedentemente disciplinati dalla cosiddetta “legge delle Guarentigie”, approvata dal Parlamento italiano il 13 maggio 1871 dopo la presa di Roma, ma che di fatto, non venne mai riconosciuta.

 

Se dovessimo sintetizzare in breve il contenuto di questi atti dovremmo rifarci alle parole di Pio XI il quale, durante lo storico discorso tenuto nel febbraio del 1929 di fronte ai docenti e studenti della Università Cattolica del Sacro Cuore, in questo modo esprimeva la propria posizione: «Ridare Dio all’Italia e l’Italia a Dio». Un’espressione che potremmo definire profetica, poiché i Patti lateranensi hanno assicurato un’armonica convivenza e un mutuo scambio tra Chiesa e Stato.

Il contenuto degli accordi era duplice: da una parte, il Trattato riconosceva l’indipendenza e la sovranità della Santa Sede e fondava lo Stato della Città del Vaticano, dall’altra il Concordato definiva le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa e il Governo. Al Concordato con l’Italia, quindi, era indissolubilmente collegato il Trattato lateranense che ha avuto il merito di risolvere la “Questione Romana” e ha riconosciuto la personalità internazionale della Santa Sede. Libertà della Chiesa e libertà dei cattolici erano le priorità di allora e restano punti cardine ancora oggi.

Sin dalla ratifica, il Concordato si pone come strumento valido per l’esercizio concreto della libertà della Chiesa e dei cattolici, da garantire sul piano internazionale. Per quanto riguarda la libertà dei cattolici, il ventaglio dei diritti è ampio: assistenza spirituale garantita ai militari cattolici nelle Forze armate; libertà matrimoniale, con il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio canonico e delle cause di nullità ecclesiastiche, venendo pertanto meno l’obbligo sino allora vigente della doppia celebrazione civile e religiosa; estensione dell’ora di religione cattolica a tutte le scuole di ogni ordine e grado; riconoscimento delle organizzazioni dipendenti dalla Chiesa per la diffusione e l’attuazione dei principi cattolici.

Già nel 1937 Pio XI aveva maturato la radicale rottura con i totalitarismi, con l’emanazione delle Encicliche contro il nazismo e contro il comunismo. L’anno successivo di fronte all’iniquità delle leggi razziali, in un brano recuperato nel diario inedito del cardinale Domenico Tardini, il Santo Padre, di cui quest’anno ricorrono i settant’anni dalla morte, esprime la propria preoccupazione giunta a noi nell’attendibile ricostruzione :che ne fa il prelato: «Ma questo è enorme! Ma io mi vergogno… mi vergogno di essere italiano. E lei padre lo dica pure a Mussolini! Io non come papa ma come italiano mi vergogno! […] Io parlerò, non avrò paura. Mi preme il Concordato, ma più mi preme la coscienza. Non avrò paura! Preferisco andare a chiedere l’elemosina. […] Anche se la piazza sarà piena di popolo, non avrò paura! Qui sono diventati come tanti Farinacci. Sono veramente amareggiato, come papa e come italiano».

A chi in passato ha invocato, soprattutto durante la contestazione sessantottina, e ancora oggi auspica l’abrogazione degli accordi tra Stato e Chiesa, ha già replicato con saggezza la politica italiana che in questi anni non ha mai rivisto il testo del 1929, ma si è limitata ad armonizzarlo ai nuovi principi di libertà che lo Stato democratico e la Chiesa conciliare hanno nel frattempo posto a fondamento dei rispettivi ordinamenti. La revisione si è conclusa, dopo vari passaggi parlamentari, il 18 febbraio 1984, quando il Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli e il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana Bettino Craxi firmarono l’Accordo di modificazioni al Concordato lateranense.

Non da ultimo, bisogna considerare che non può essere proposto un referendum per l’abolizione o la modifica del Trattato, del Concordato o delle leggi collegate a esso perché non sono ammessi, nel nostro ordinamento, referendum riguardanti i trattati internazionali. Non si può accettare neppure una proposta di annullamento poiché si andrebbe a contraddire l’articolo 80 della Costituzione in cui si legge che «la Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado».

Il Concordato si rivela ancora oggi lo strumento appropriato per assicurare un fecondo rapporto tra Stato e Chiesa, ma soprattutto, per realizzare l’obiettivo che Pio XI si era prefissato di «ridare l’Italia a Dio e Dio all’Italia».

Va riconosciuto che questi accordi hanno garantito, infatti, la pace religiosa e regolato la condizione del credo cattolico in Italia. Questa tutela di significative libertà nel rispetto della tradizione del nostro Paese e di fedeltà alle sue radici, potrebbe essere un utile modello per le istituzioni europee, non di rado in affanno nel rapporto con la Chiesa cattolica e con le prerogative delle differenti comunità religiose.

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