Obama dimezzato

- Roberto Fontolan

Come se dovesse dimostrare qualcosa a se stessa l’America si è letteralmente gettata sul terremoto di Haiti con una generosità che lascia stupefatti.    

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Come se dovesse dimostrare qualcosa a se stessa, prima ancora che al mondo, come se dovesse strapparsi dal malessere provocato dalle continue cattive notizie (Afghanistan-Irak, disoccupazione, banchieri cattivi), l’America si è letteralmente gettata sul terremoto di Haiti con una generosità che lascia stupefatti.

Chissà, il bisogno di guardare fuori, dopo tanto tempo di introspezione, la necessità di sentirsi ancora utile in una buona indiscutibile causa, e naturalmente quel tradizionale impeto di autentico amore per il debole, sul quale Bush aveva cercato di costruire quella filosofia di capitalismo compassionevole che aveva illuso molti e deluso altrettanti.

Ma da martedì sera un uomo di nome Scott Brown ha riportato a casa l’attenzione degli americani. E’ il nuovo senatore dello Stato del Massachussets. E’ repubblicano, ha vinto contro i democratici conquistando il seggio che da generazioni era appannaggio dei Kennedy. Un colpo al cuore di Obama e del popolo obamiano, che troppo tardi ha capito quale tempesta stava per arrivare dallo stato piu liberal e progressista della costa est.

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Si apre un enorme problema per la riforma sanitaria (che ogni giorno che passa perde qualche pezzo), attesa spasmodicamente dai quasi 50 milioni di americani della classe medio-bassa che ogni giorno pregano di non dover chiamare un medico, ma aborrita da repubblicani e lobbies delle assicurazioni, che spendono due milioni di dollari al giorno per combatterla.

 

Si apre un enorme problema nel conflitto tra governo e Wall Street, dove hanno velocemente ingoiato le centinaia di miliardi elargiti per salvare banche e mercati senza correggere imeccanismi strutturali. Cancellato per molto tempo il desiderio di mettere sul tavolo il tema dell’immigrazione. I grandi disegni di politica interna di Obama, già traballanti, agonizzeranno. Per il meccanismo dei poteri, infatti, il numero di 60 senatori (quelli che fino a martedì conteggiavano i democratici) era la chiave per il governo del Congresso. Disporne di "soli" 59 fa una grandissima differenza.

 

Cosi il primo anno di presidenza dell’uomo della speranza si chiude con la sua sonora sconfitta, destinata a diventare catastrofe con le elezioni del midterm di fine 2010, stando a quel che oggi si può vedere. L’arrivo a Washington del nuovo senatore repubblicano del Massachussets contiene un alto valore simbolico e apre un nuovo capitolo della vita politica americana segnato da una sfida mortale per Obama, impensabile un anno fa.

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