La vera attrattiva

- Pierluigi Colognesi

Dopo il viaggio del Papa in Inghilterra. La Chiesa al servizio dell’attrattiva Gesù

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Foto Imagoeconomica

Ormai le luci dei riflettori mediatici si sono spente sul viaggio di Benedetto XVI in Inghilterra e Scozia. Rimane il tesoro dei discorsi pronunciati, col loro carico di suggerimenti, riflessioni, scoperte. Rimane la scia, per noi imponderabile, lasciata dal Papa nell’animo di chi lo ha ascoltato, visto, salutato. Rimane lo strano fenomeno di un viaggio annunciato – e probabilmente non era una esagerazione – come il più difficile del pontificato e conclusosi con un successo riconosciuto anche dai più esigenti e maldisposti osservatori.

Qui c’è un paradosso evidente: questo successo non è stato per nulla cercato dal Santo Padre. Ed è facile pensare che gli elogi del post viaggio non lo abbiano entusiasmato, tanto quanto gli attacchi del pre viaggio non lo avevano scoraggiato. La sua prospettiva è un’altra. Nel corso della tradizionale conferenza stampa nel viaggio di andata, è stato chiesto a Benedetto XVI cosa i cattolici debbano fare per rendere «più attrattiva» la Chiesa cattolica. Sembrerebbe una domanda sensata e più che motivata dalle contingenze storiche.

Per mesi sulla stampa del mondo occidentale la Chiesa è stata illuminata da una torva luce di sospetto, descritta come moribonda, accusata di non avere adeguate strategie comunicative, barcollate nella confusione. Non sono mancate dotte analisi su cosa il Papa avrebbe dovuto fare per risalire la china e giudizi pieni di sicumera sulle riforme più o meno radicali da intraprendere. Insomma, la domanda su come la Chiesa potesse recuperare un capacità «attrattiva» che veniva data per irrimediabilmente offuscata sembrava del tutto legittima.

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Ma ascoltate cosa ha risposto il Papa: «Una Chiesa che cerca soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata. Perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per aumentare i propri numeri e così il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile l’annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità e le grandi forze di amore, di riconciliazione apparse in questa figura e che sempre vengono dalla presenza di Gesù Cristo. In questo senso la Chiesa non cerca la propria attrattività, ma deve essere trasparente per Gesù Cristo».

Non c’è dubbio: questa è una prospettiva assolutamente rivoluzionaria. Tutte le organizzazioni – dall’Onu ai governi nazionali, dalla grande azienda alla microscopica associazione – hanno il problema di difendere e promuovere la propria immagine. Ancor più in un contesto comunicativo in cui la mole dei messaggi è infinita e la conseguente concorrenza è ferocissima. Tanto è vero che, per ottenere un posticino al sole, per aumentare la propria capacità attrattiva non si esita ad alzare i toni, a spararla sempre più grossa, a ingigantire le promesse.

È la cura dell’immagine, si dice. E anche in ambito ecclesiale non sono infrequenti i cedimenti a questa lusinga. Il Papa ha detto semplicemente che, invece, per la Chiesa – e per lui personalmente – le cose non stanno così. La missione non è propaganda e l’annuncio non è abile strategia comunicativa. Il cristianesimo infatti – ebbe a dire il cardinale Ratzinger – si comunica «da persona a persona», in modo completamente libero dai ricatti della propria «immagine» e di quella della Chiesa. L’unica attrattiva è quella di un uomo guardando il quale ti viene da dire: «Mi piacerebbe rivederla quella faccia».

La stessa attrattiva di Gesù verso i primi che l’hanno seguito. La Chiesa è al servizio di questa attrattiva.

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