Dove sta la verità?

Il movimento dei Conservatori sta prendendo il controllo del Partito Repubblicano e celebra la “Woodstock di destra”. Mentre continua il confronto sulla riforma sanitaria

03.03.2010 - Lorenzo Albacete
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Negli Stati Uniti, le “grandi notizie” della scorsa settimana sono state: le eccezionali tempeste di neve che hanno paralizzato per giorni il nord est del Paese; il terremoto in Cile che ha rischiato di paralizzare l’intera costa occidentale degli Stati Uniti, anzi l’intera costa del Pacifico dal Sud America alla Alaska e alla Russia, comprese le spiagge evacuate delle Hawai; l’incontro, una maratona di sette ore trasmessa dal vivo dalle tre maggiori stazioni televisive via cavo, in cui il presidente Obama ha discusso con autorevoli membri del Congresso la paralisi partigiana e ideologica nel dibattito sulla riforma sanitaria, conferma dei timori che molti hanno su una reale paralisi del governo; l’orca assassina che ha ucciso la sua addestratrice davanti a un pubblico inorridito al Sea-World Park in Florida e le Olimpiadi invernali da qualche parte in quello strano Paese chiamato Canada.

Secondo alcuni tutti questi eventi sarebbero legati tra loro, come profetizzato da una serie di veggenti religiosi di tutti i tipi, compreso un giovane in Brasile al quale la Vergine Maria avrebbe rivelato tutto quanto accaduto e che continua a predire fatti di questo genere. Nessuna meraviglia se il New Yorker pubblica questa settimana una vignetta in cui si vede un angelo che si libra accanto alla testa di un personaggio celeste su un trono in cielo. Costui guarda preoccupato alla Terra e l’angelo gli dice: «Forse ci sarebbero più persone a dar retta alla parola del Signore se il Signore tenesse un blog divertente».

Questa vignetta appare nella stessa pagina dell’editoriale di Hendrik Hertzberg, un acuto osservatore della politica americana. Hertzberg fa notare che una settimana prima dell’incontro tra il presidente e i membri del Congresso sulla riforma sanitaria, il “movimento conservatore”, che ha quasi preso il controllo del Partito Repubblicano (vedi editoriale della settimana scorsa), ha tenuto il suo raduno nazionale a Washington, nel quale i Democratici dell’amministrazione Obama sono stati definiti: “liberal, progressisti, guevariani, castristi, socialisti, trozkisti, maoisti, stalinisti, leninisti e gramsciani” (!!)

Nel mezzo dei problemi molto seri che deve affrontare la nazione, i leader “conservatori” (tra loro l’ex vicepresidente e Sarah Palin, che hanno chiesto una fortuna per la loro partecipazione: in fondo, si è trattato di spettacolo e non di una discussione seria sui fondamenti del conservatorismo) e alcuni dei più importanti rappresentanti Repubblicani al Congresso hanno tenuto quella che alcuni di loro hanno chiamato “la nostra Woodstock.” Si tratta quindi di un “1968 conservatore” che avrà per il Partito Repubblicano le stesse conseguenze che ebbe la Woodstock progressista per il Partito Democratico?

Di certo, l’incontro con il presidente sulla riforma sanitaria non è stato una Woodstock. Esso non solo ha confermato l’apparente paralisi politica del Paese, ma ha senz’altro paralizzato tutti coloro che se lo sono dovuto vedere tutto per discuterne poi nei loro editoriali o blog.

 

Cosa sta realmente succedendo oggi nella politica americana? Nell’ultima edizione di Newsweek, il direttore Jon Meacham afferma che il governo di Washington non è affatto paralizzato, ma sta lavorando proprio nel modo programmato: «Washington non è un’astrazione, ma uno specchio. La nostra vita politica è un’espressione di chi siamo noi, non importa quanto poco attraente possa essere l’immagine che ci viene restituita. Washington è una espressione, non un impedimento della volontà del popolo… Vi è una precisa ragione per cui le cose tendono a non cambiare: la maggioranza non vuole che le cose cambino, o, per lo meno, non vuole che cambino le cose da cui trae un vantaggio. Come ha detto un mio collega, molti americani hanno il cuore da Democratico e il portafoglio da Repubblicano».

 

Questa potrebbe essere l’osservazione più profonda della settimana, insieme alla sintesi che Newt Gingrich ha fatto del messaggio de La Peste di Camus, fatta con “piglio autorevole alla Jack Nicholson”, per dirla con Hertzberg: «L’autorità non può sopportare la verità». Sì, proprio così, è proprio così. Non solo l’autorità, ma ciascuno di noi, compreso Gingrich, deve confrontarsi con quella Verità che ci rende veramente liberi.

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