L’estate di Imma e Caterina

- Alessandro Banfi

Imma, la bambina di 10 anni scampata alle macerie dopo 15 ore dal crollo della sua abitazione e Caterina, la 24enne uscita dal coma profondo: i miracoli accadono e, spiega ALESSANDRO BANFI, l’estate ci rende il loro bisogno più manifesto

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Si è gridato al miracolo, in cui solo il fratello gemello aveva creduto. Si è gridato al miracolo quando Imma, 10 anni, è uscita viva dalle macerie dopo 15 ore dal crollo della sua casa di Afragola, in provincia di Napoli. La vita ha bisogno di miracoli, siano o no “laici” come qualche cronista ha voluto precisare in questa occasione.

E questa dura estate lo dimostra in modo particolare. Un’estate che a volte sembra aridamente desertificata, più che nella natura, nei cuori delle persone. Lì, nel paese degradato vicino a Napoli, sono morte tre persone per un “cedimento strutturale”, bruttissima espressione che non vorremmo sentire più.

La bambina è stata portata in salvo dai soccorritori, dopo ore di ricerche e di ansia. Se l’è cavata con pochi traumi e un grande spavento. Crollo improvviso e notturno, che si spiega con l’incuria e forse con permessi edilizi concessi con troppa leggerezza durante un paio di ristrutturazioni. Eppure la salvezza di Imma è subito diventata il simbolo di una speranza, qualcosa cui aggrapparsi. In queste ore sui giornali è stata criticata la voglia di “scoop”, l’effetto Vermicino.

Critiche legittime ma che sottovalutano la voglia di buone notizie della gente comune. Tutti noi abbiamo bisogno del miracolo, che qualcosa di davvero inaspettato accada. Ad Imma è successo. Senza che quanto avvenuto tolga nulla al dolore per le altre vittime e allo scandalo per il degrado in cui tanti ancora vivono.

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L’estate di Imma è anche l’estate di Caterina. L’estate del dolore e del miracolo. Caterina è Caterina Socci, la figlia del nostro amico Antonio, cui è dedicato il libro vero best seller adesso in libreria. Sei ristampe in tre settimane, ha già venduto più di 50mila copie (il cui ricavato va tutto in beneficenza) e raggiunto il sesto posto nelle classifiche benché sia uscito il 14 luglio, pochi giorni fa. E’ una storia privatissima e insieme straordinariamente pubblica di una malattia quasi mortale, che ha colpito una studentessa universitaria di 24 anni alla vigilia della sua laurea. Del conseguente coma e della lenta, faticosa risalita alla vita piena.

E’ un libro che fa piangere e pregare e che si fa leggere tutto d’un fiato, in una furiosa necessità di arrivare all’ultima riga. E’ un libro che racconta come Antonio e sua moglie Alessandra non siano stati mai soli, anche nel fondo dell’abisso. E’ un libro di medicina, di teologia, soprattutto di vita, che riguarda “una vicenda dolorosa, vera, a tratti straziante”, come ha scritto Repubblica, “e a tratti illuminata da fede religiosa abbagliante”.

 

 

Due storie vere accomunate solo dalle circostanze temporali e che tuttavia ci parlano della vita e della morte. Del dolore e della possibile faticosa resurrezione della carne, che già qui, in questo mondo, si può sperimentare. L’estate è la stagione dell’estremo, come dice Giuseppe Ungaretti in una sua poesia: “E’ l’estate e nei secoli/ Con i suoi occhi calcinanti/ va della terra spogliando lo scheletro”.

In essa la luce è più forte, i contorni più nitidi, e appaiono però più oscure e buie anche le tenebre. Per me, per noi, questa estate del 2010 sarà l’estate di Imma e di Caterina. Della continua lotta fra la luce e le tenebre. Fra il dolore del male e il miracolo della grazia. Chiara ed evidente come non mai. 



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