Rom a chi?

- Mario Mauro

La risoluzione del Parlamento Europeo sui Rom più che a tutelarli è volta a colpire il governo Sarkozy. Liberali e socialisti si confermano professionisti della strumentalizzazione dimenticando la persona

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Foto: Imagoeconomica

Il Parlamento europeo, su iniziativa del gruppo socialista, ha approvato ieri una risoluzione nella quale esprime «grande preoccupazione per le misure di espulsione prese dalle autorità francesi e di altri paesi nei confronti dei Rom e sollecita tali autorità all’immediata sospensione di tutte le espulsioni».

Il testo che è passato, volto a colpire il Governo francese di Sarkozy più che a tutelare i Rom, dimostra come la sinistra purtroppo non abbia la stessa idea che abbiamo noi della centralità della persona nella società. Ieri socialisti e liberali hanno reso noto a tutti di non avere nessuna intenzione di elaborare quella strategia europea per i Rom tanto invocata dai governi italiano e francese e dal Gruppo PPE.

Fortunatamente appena due giorni fa la Commissione europea, con l’intervento del Commissario e Vicepresidente Viviane Reding al dibattito che si è svolto presso l’aula di Strasburgo, aveva chiarito la propria posizione sulla vicenda, dicendo di essere molto attenta al pericolo di strumentalizzazioni derivanti dai dibattiti politici tra partiti nazionali. La commissaria aveva subito fugato ogni dubbio precisando che «innanzitutto gli stati membri sono incaricati di mantenere l’ordine pubblico e la sicurezza dei propri cittadini sul territorio nazionale. Questo significa che, nonostante l’importanza del diritto di libera circolazione, gli Stati membri devono prendere misure contro i cittadini comunitari che infrangono la legge. Non può esserci impunità sotto l’ombrello del principio di libera circolazione. A certe condizioni, gli stati membri possono anche rimpatriare cittadini comunitari che hanno infranto la legge, purchè questo avvenga in osservanza dei principi di proporzionalità e la salvaguardia procedurale previsti dalla direttiva europea sulla libera circolazione del 2004».
 

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Proprio la direttiva 38 del 2004 è segno che ci troviamo di fronte a dei veri e propri professionisti della strumentalizzazione: il Parlamento europeo aveva infatti approvato a larga maggioranza quella direttiva anche grazie al loro sostegno. Quel testo prevede delle condizioni molto chiare. Per poter soggiornare in uno stato membro si deve poter dimostrare di avere un lavoro o comunque dei mezzi di sostentamento adeguati per non gravare sul sistema sociale dello stesso e che per motivi di ordine pubblico, di salute pubblica o di sicurezza, ogni stato membro può limitare la libertà di circolazione.

I colleghi socialisti e liberali, con la risoluzione approvata, intendono dipingere il comportamento del governo francese come antidemocratico. Se è vero questo e se è vero che la Commissione, come sostengono gli stessi, è debole o complice addirittura di questo comportamento, perché allora quest’ultimo è stato avallato dai Commissari provenienti dalle famiglie socialista e liberale? E perché questi Commissari non si dimettono, mettendo così Commissione e governi di fronte alle loro responsabilità? Se invece è tutta propaganda, è propaganda fatta per l’appunto per non affrontare il cuore del problema, perché il cuore del problema è che al centro di tutto c’è la persona. Persona è il cittadino di etnia rom, persone sono i nostri poveri, perché le difficoltà dell’integrazione si concentrano nei quartieri di periferia e pesano sugli strati più poveri della popolazione; tutte queste persone hanno bisogno di regole certe. Che cosa quindi sarebbe lecito aspettarsi e che cosa ha chiesto il governo francese? Semplicemente di vedere applicate le direttive dell’Unione europea che abbiamo votato e di nuove regole certe per un futuro buono della nostra gente.

Solo un intervento comunitario equo, che salvaguardi prima di tutto i diritti fondamentali della minoranza rom, ma che sia pesantemente vincolante per tutti i paesi membri, può farci uscire da questa fase di pericolosa incertezza e far cessare quella che sta diventando una vera e propria emergenza umanitaria.

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