Il Corano di Obama

La minaccia di Terry Jones di bruciare il Corano era solo l’affermazione di uno squilibrato. Perché i leader americani hanno tremato di paura?

L’11 settembre 2010 è arrivato e non è successo nulla di spettacolare. La grande maggioranza degli americani hanno ricordato quel giorno in modo pacifico e rispettoso. Qualche giorno prima, Terry Jones, un pastore evangelico di Gainesville, Florida, aveva annunciato la rinuncia a bruciare qualche centinaia di copie del Corano, dopo aver ricevuto la visita di eminenti leader evangelici che lo avevano sconsigliato dal mettere in pratica una simile azione. Alla fine, il pastore ha dichiarato che Dio stesso gli aveva ordinato di annullare il previsto rogo.

A quanto pare, roghi pubblici del Corano vi erano già stati in passato, ma senza destare una grande attenzione. Inoltre, negli ambienti evangelici Jones è descritto come il capo di una congregazione marginale di nessuna importanza. Allora, perché il suo caso ha avuto così tanto rilievo sui media, anche su quelli internazionali?

Il tono dei notiziari era molto serio: come avrebbe risposto il mondo musulmano a questo indescrivibile atto? Funzionari americani, dalla Casa Bianca in giù, hanno condannato il piano di Jones, compresi il Segretario di Stato Hillary Clinton e il consigliere presidenziale David Axelrod. Il generale David Petraeus ha ammonito Jones di non bruciare il Corano, perché avrebbe messo in pericolo le vite dei soldati americani.

Lo stesso presidente Obama in televisione ha detto di Jones: “Se mi sta ascoltando, io spero che capisca che ciò che si propone di fare è completamente contrario ai valori americani.. questo … potrebbe danneggiare gravemente i nostri giovani in uniforme”. Jones avrebbe dovuto “ascoltare i suoi angeli più buoni” ha detto il presidente e annullare il suo “atto distruttivo.” (Gli angeli non devono essere riusciti a convincerlo, visto che a quanto pare è dovuto intervenire Dio).

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In un commento sul suo blog, lo scrittore Bruce Bawer (che vive in Norvegia) si chiede: “Chi avrebbe immaginato, nel giorno del crollo delle Torri Gemelle, che nove anni dopo saremmo stati così spaventati dalle reazioni dei musulmani, che il piano di uno strampalato di bruciare qualche copia del Corano sarebbe diventato la notizia principale nei notiziari e avrebbe provocato addirittura l’intervento del presidente in persona per implorarlo di rinunciarvi? …Come abbiamo potuto diventare così timidi, così spaventati tanto in fretta? Come ha potuto un presidente americano, nel mezzo di due guerre e di una crisi economica, dare tanta importanza a una non-storia così insignificante?”
Continua Bawer: “ Si possono annunciare progetti per bruciare pile di Bibbie, o di Bhagavad-Gita o  Dhammapada, del Libro dei Mormoni o di Science and Health with Key to the Scriptures, o interi camion di copie della Torre di Guardia o di ogni altro testo religioso non musulmano senza che la Casa Bianca o il Pentagono convochino riunioni di emergenza e mettano le ambasciate in stato di allerta.”

“Contrariamente a quanto dice Obama” conclude Bawer, “non si tratta dei ‘nostri valori come americani’; non si tratta di ‘libertà e tolleranza religiosa’. Si tratta di paura. Nove anni dopo che gli jiadisti hanno ammazzato 2977 persone sul suolo americano, lo spettacolo di leader americani tremanti di paura al pensiero che un pagliaccio potesse offendere il mondo musulmano è solo osceno”.

Gli americani sono quindi colpevoli di “islamofobia”, come recentemente suggerito dal Time Magazine  in un articolo di copertina? O è tutta una creazione dei media, affamati di polemiche per riempire le loro ventiquattro ore di notizie? Diversi osservatori e pubblicisti cominciano a sospettare che gli americani siano meno nervosi di quanto appaiano dai notiziari. Qualcuno si spinge a suggerire che, malgrado i sondaggi e le vittorie del Tea Party nelle primarie, i Democratici potrebbero anche non subire un disastro nelle elezioni di metà legislatura del prossimo novembre.
Questa settimana tempeste e uragani tropicali stanno tornando a minacciare le coste del Nordest. Questo potrebbe soddisfare il bisogno dei media e, invece di creare polemiche incontrollate, spingerli a parlare di pericoli reali.

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