Un voto contro il cinismo

- Pierluigi Colognesi

A Milano sale la febbre elettorale. Ma come spesso accadde, è un piccolo particolare ad accendere una riflessione e PIGI COLOGNESI condivide la sua con IlSussidiario.net

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Foto Ansa

Avrei dovuto fotografarlo, quel manifesto elettorale. A me avrebbe evitato la fatica di spiegarmi a parole e a voi quella di sforzarvi di immaginarlo. A Milano siamo in piena campagna per l’elezione di sindaco e consiglio comunale; sono perciò comparsi lungo le strade gli appositi supporti per i manifesti dei candidati. Da giorni andavo osservando i loro volti, di solito sorridenti e rassicuranti, che venivano continuamente coperti da altre facce ed altri sorrisi. Nel frattempo, però, qualcuno si diverte a strappare, per gioco o per disprezzo, i manifesti incollati. Così una mattina mi appare il volto di una candidata dal largo sorriso che già avevo notato il giorno precedente. I suoi supporter hanno messo il suo ritratto sopra quello del giorno precedente e poi qualcuno l’ha strappato in modo tale che al posto di un occhio di quello nuovo compare il sorriso di quello vecchio.

L’effetto è strano; mi sono fermato un po’ a guardare quell’inquietante doppio volto. Ho pensato ai decollage di Mimmo Rotella, i quadri fatti con manifesti pubblicitari strappati che nella loro imprevedibile composizione ci mettono in guardia dalle lusinghe dei miti cinematografici. Ma in questo caso c’è di più: quel volto di candidata è diventato un mostro ed il sorriso al posto dell’occhio un ghigno. Come se in un momento di distrazione la sorridente signora si fosse strappata la maschera e mi stesse dicendo che la sua allegria era forzata e le sue promesse false.

Poi mi accorgo che questo pensiero è radicalmente errato. È la tentazione del cinismo. Ci dicono a tambur battente che ogni ideale è un sogno, che chi fa politica è per forza un poco marcio ed ha degli interessi inconfessabili, che chi si trova con amici a organizzare la campagna elettorale è una pericolosa lobby (magari «di Dio»), con tanto di trame e complotti. Non dico che tutto questo non sia realmente accaduto e ancora possibile in futuro. Dico che pensare al candidato come a un mostro dal sorriso mentitore e dall’occhio aggressivo non è realistico. E non tanto perché la possibilità della menzogna e della cattiveria non è appannaggio esclusivo della categoria sociologica degli amministratori. 

Lo dico perché ce ne sono di candidati che, pur non vantando un’impossibile immacolatezza, documentano di aver fatto un lavoro autentico, serio, o di aver in mente proposte apprezzabili, ipotesi costruttive; candidati che non rappresentano solo se stessi e le proprie idee, ma una vita di rapporti condivisi, di tentativi già effettuali. Io ne conosco. E li voterò senza esitazione.

Anche perché quel cinismo indotto in cui il mostruoso manifesto ha tentato di trascinarmi è un inganno di chi vuol manovrare la barca senza essere disturbato. E, soprattutto, è un importante tassello dello spegnimento di ogni desiderio di cui parlava l’ultimo rapporto Censis. Se tutto è marcio, che ne faccio del mio inestirpabile bisogno di costruire una città più bella, più vivibile, più caritatevole? Non mi resterebbe che soffocarlo o, al massimo, esprimerlo in un angusto orizzonte privato. E invece stimo parecchio il tentativo di quei miei amici che si buttano nell’agone politico. Magari sbaglieranno, ma per me adesso sostenerli è l’occasione per non essere cinico.

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