L’Europa salverà l’Italia?

Ci sono alcune misure che vanno adottate con urgenza a livello europeo così da dare strumenti più adeguati agli stati membri, tra cui l’Italia, per uscire dalla crisi che attraversano

05.08.2011 - Mario Mauro
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Foto Imagoeconomica

Il nostro Paese è solido e non corre alcun rischio di precipitare nel baratro del fallimento come altri paesi membri dell’Unione europea. «Il Paese è economicamente e finanziariamente solido, nei momenti difficili sa essere coeso e affrontare le difficoltà» e «raccolgo con convinzione l’appello alla coesione di Napolitano, un monito saggio che faccio mio. Tutti hanno il dovere di rimboccarsi le maniche».

Non lo ha detto solamente il Presidente Berlusconi nel suo discorso alle camere di mercoledì: ad anticiparlo erano state Unione europea ed Ocse che non avevano esitato a esprimere la propria fiducia nel lavoro del Governo rassicurando tutti sulla bontà della strada intrapresa dall’Italia per uscire dalla crisi.

Il Presidente del Consiglio ha ricordato a tutti che l’Italia conserva dei punti di forza economici che ci permettono di restare saldamente affiancati ai paesi più sviluppati. In questo senso dobbiamo fare tesoro della mano che ci ha teso qualche tempo fa Angela Merkel, la quale ha incoraggiato il Governo Berlusconi offrendo un aiuto non soltanto morale. Un rapporto forte con gli amici tedeschi è oggi come 60 anni fa garanzia di benessere per le generazioni future.

Nel contempo l’Italia deve aggrapparsi al solido europeismo tedesco, affinché prenda finalmente la leadership in Eurolandia per varare gli eurobond, misura indispensabile per mettere in sicurezza i debiti pubblici dei paesi membri ed evitare rischi incalcolabili all’Unione economica e monetaria.

Continuare a sparare sul Governo chiedendogli di inventarsi ciò che da solo non si può inventare è un gioco che può portare solo danni al Paese. Non si può, infatti, non dare una valutazione di più ampio respiro delle tematiche trattate dal presidente mercoledì. La strada che vuole intraprendere l’Unione europea non può essere considerata slegata dalle logiche nazionali.

Ci sono alcune misure che vanno adottate con urgenza a livello europeo, proprio per dare strumenti più adeguati agli stati membri per uscire dalla crisi. I già citati eurobond sarebbero uno strumento capace di poter recuperare dai mercati quelle risorse necessarie per finanziarie progetti di interesse europeo lanciando così un grande piano di investimenti, funzionale a stimolare crescita e consumi, che altrimenti sarebbe impossibile sostenere.

È inoltre urgente inserire nella Costituzione il pareggio di bilancio, da raggiungere coniugando il rigore e il risanamento delle casse pubbliche con la crescita. Altro tema decisivo al quale il Governo deve guardare è quello dell’economia sociale di mercato, che tra l’altro è uno dei dettami che arrivano costantemente dal Partito popolare europeo.

Il sostegno a tutte quelle realtà che fanno del proprio impegno economico, a tutti i livelli, una missione per la collettività, deve costituire una priorità per qualsiasi istituzione statale, sovrastatale o locale. L’Italia crescerà se anche l’Europa avrà la consapevolezza di puntare su una crescita sostenibile, basata su riforme fedeli ai principi dell’economia sociale di mercato che sono libertà solidarietà e responsabilità.

Una delle sfide più importanti che abbiamo di fronte sarà la disseminazione nelle società civili di questa cultura della sussidiarietà e dell’economia della solidarietà.

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