Una “guerra” tra cattolici

- Lorenzo Albacete

Cresce negli Stati Uniti il numero e l’importanza dei cattolici latinoamericani, cui si contrappongono gli interessi dei fedeli euro-americani. Il commento di LORENZO ALBACETE

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Recentemente, The Huffington Post ha pubblicato un articolo di Timothy Matovina, professore di Teologia all’Università di Notre Dame, sui “Latinos”, la loro preferenza per il Partito Democratico e sul futuro della Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Matovina ci ricorda che gli ispano-americani rappresentano negli Usa più di un terzo dei cattolici, un quarto dei nuovi nati e un quinto degli scolari. Tuttavia, non sono solo i numeri a rendere significativa la presenza dei “Latinos”.

Secondo Matovina, “ancora più importante è come il contesto statunitense, la Chiesa cattolica e gli ispano-americani concorrono a trasformarsi reciprocamente. Gli sforzi dei Latinos per onorare la loro fede e per farla pesare nella realtà di ogni giorno hanno influenzato parrocchie cattoliche, movimenti apostolici, la leadership, il clero, la liturgia, l’azione sociale e molto altro. Allo stesso tempo, la vita e la fede di molti Latinos sono state significativamente rimodellate da forze quali le molteplici pressioni all’assimilazione, l’aggressività degli episcopali e degli evangelici, la crescente secolarizzazione, la battaglia dei diritti civili, i movimenti politici conservatori e le continue polemiche sull’immigrazione e gli abusi sessuali”.

Si consideri la rilevanza della questione immigrazione, che è “l’istanza sociale che rappresenta la più consistente reazione pubblica che attraversa regioni e prospettive teologiche, completando la posizione, più frequentemente notata, dei vescovi sul diritto alla vita”, cioè l’argomento che più attrae i cattolici non ispano-americani verso il Partito Repubblicano. Il risultato è che la tradizionale preferenza dei cattolici per il Partito Democratico continua anche tra la maggior parte degli ispano-americani, con l’eccezione dei cubani. In generale, le preferenze per i Democratici superano quelle per i Repubblicani per tre volte, anche quattro, a uno, bilanciando così i vantaggi guadagnati dai Repubblicani negli ultimi decenni tra i cattolici bianchi non ispanici.
Nella stessa vita della Chiesa, un significativo esempio della influenza dei Latinos si ritrova nella struttura e nella vita parrocchiale. Come ci ricorda Matovina, “un secolo fa, quando il flusso di immigrati dall’Europa era allo zenit, molte parrocchie si rivolgevano a un particolare gruppo culturale o linguistico. Dopo la Seconda Guerra mondiale aumentò il numero delle parrocchie che registravano la presenza di discendenti di immigrati europei, dato l’incremento delle generazioni nate negli Usa e la maggiore prosperità economica. Ma oggi un numero crescente di parrocchie, attualmente circa il 30%, più di 5000 in totale, ha forti presenze di almeno due gruppi, culturali e linguistici. La partecipazione e il numero di parrocchiani ispanici è la causa principale per l’evoluzione in corso nella parrocchia americana, da enclave etnica a comunità multiculturale. Nel bene e nel male, l’incontro multiculturale in queste parrocchie modifica l’esperienza ecclesiale quotidiana di numerosi cattolici, Latinos e non ispanici allo stesso modo”.

Matovina elenca le seguenti come le principali materie del contendere nella “guerra culturale” tra i parrocchiani, prima che l’impatto con il cattolicesimo ispanico cominciasse a essere sentito: la riforma liturgica, il ruolo dei laici, il dissenso o l’obbedienza alla morale sessuale e ad altri insegnamenti della Chiesa, l’esercizio appropriato dell’autorità, la questione dell’ordinazione. Le materie che interessano gli ispanici sono differenti: il finanziamento di iniziative per i giovani ispanici, gli sforzi per l’impegno sociale, l’aumento delle Messe in spagnolo, la celebrazione delle feste che fanno parte della loro tradizione, il sostegno alla riforma della legge sull’immigrazione, programmi di formazione dei seminaristi e di altri leader ecclesiali che siano sensibili agli aspetti culturali. Queste iniziative dovrebbero essere in primo luogo dirette ad aiutare e accompagnare i Latinos nella loro fede e nelle loro difficoltà quotidiane.

Sintetizza Matovina: “Mentre i leader cattolici ispanici considerano spesso la Chiesa Cattolica negli Stati Uniti come una importante istituzione che potrebbe fare molto per sollevare i loro fratelli e sorelle in difficoltà, i leader cattolici di origine europea tendono a essere più preoccupati di questioni relative all’autorità e all’adattamento della Chiesa all’ambiente americano o, per contro, allarmati dal fatto che i cattolici americani già ora aderiscono molto più alle regole della società che non ai principi fondamentali della dottrina cattolica”.

Concludendo, “le preoccupazioni dei Latinos rivelano che, accanto all’ampiamente discusso divario tra destra e sinistra, nel cattolicesimo americano si sta sviluppando un’altra rilevante divergenza secondo linee culturali e di classe. Dalle prospettive sulla vita parrocchiale alla politica dell’immigrazione, le opinioni dei Latinos sono più simili a quelle degli immigrati europei di un tempo piuttosto che a quelle degli euro-americani di oggi. Gli ispano-americani sono un gruppo in rapida espansione che propone le proprie percezioni culturali e di classe lavoratrice in una Chiesa in cui la partecipazione è ancora significativamente costituita da euro-americani e dalla classe media, come la stragrande maggioranza della sua dirigenza… Lo spostamento demografico in atto evidenzia come le prospettive e le modalità di partecipazione dei Latinos stiano trasformando il panorama del cattolicesimo negli Usa. Questi cambiamenti e le enormi sfide che comportano aumenteranno nei prossimi decenni a mano a mano che continuerà a svilupparsi la transizione da una Chiesa euro-americana a una a maggioranza ispanica”.

Trovo l’articolo di Timothy Matovina utile e la mia esperienza personale conferma molte delle sue affermazioni. Tuttavia, sono convinto che la lotta di classe non sia la via per capire ciò che sta avvenendo. Il conflitto è a livello di fede. Per questo molti cattolici ispanici si aggregano a comunità evangeliche, perché il centro della loro vita è l’importanza di una esperienza di salvezza in Cristo. Senza l’esperienza di ciò che è la concezione cattolica della fede e della salvezza attraverso il ministero della Chiesa, questi cattolici ispanici possono cadere nel fondamentalismo, che prima o poi finisce per soccombere agli attacchi dell’assimilazione laicista. Per la mia esperienza parrocchiale, tutto ciò non accade quando i programmi educativi mettono in mostra il legame inscindibile tra fede, comunità sacramentale, giustizia,compassione, identità e amore. Lasciamo che questa esperienza illumini la politica ugualmente dei Latinos e dei non Latinos, e non viceversa.

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