Un’altra sfida alla Chiesa

La scorsa settimana negli Usa una notizia riguardante la vita della Chiesa è stata manipolata dai media per andare contro il Vaticano. Ce ne parla LORENZO ALBACETE

26.04.2012 - Lorenzo Albacete
Croce_Bandiera_UsaR400
Foto Fotolia

Soprattutto in questo periodo di campagna elettorale è importante cercare di capire in che modo le notizie vengono recepite e trattate dai media americani, attenzione che dovrebbe riguardare, contenuti a parte, il linguaggio e i tempi dei comunicati. A queste avvertenze sono soggette anche le notizie che provengono dal Vaticano.

La scorsa settimana, per esempio, il Vaticano ha rilasciato una dichiarazione circa l’inchiesta effettuata sulla più grande organizzazione di religiose cattoliche negli Stati Uniti, dichiarazione che è stata accolta come una critica all’importanza prioritaria del loro lavoro a favore dei poveri. Qui di seguito una serie di reazioni a partire dall’eMagazine The Week, che effettua una specie di rassegna stampa on line.

L’articolo, intitolato “Il giro di vite del vaticano sulle suore radicali femministe”, inizia dicendo che “la Chiesa cattolica sta censurando e riorganizzando un’associazione di suore negli Usa della quale gli inquirenti vaticani dicono presentare ‘seri problemi dottrinali’ relativi alla promozione di ‘temi femministi radicali incompatibili con la fede cattolica’. Nel 2008 è iniziata un’indagine sulla Leadership Conference of Women Religious (LCWR), sottoponendo a esame l’abitudine di alcune suore a pronunciarsi su temi politici inerenti alla giustizia sociale”.

Questo è un chiaro esempio di quanto detto all’inizio. Dato l’atteggiamento dei media, si sarebbe dovuto chiarire subito che la cura dei poveri non è ovviamente incompatibile con la missione delle suore e che, se correttamente intesa, “l’opzione preferenziale per i poveri” è parte dell’autentica Dottrina cattolica. Il problema, infatti, non è la preoccupazione delle suore per la giustizia sociale. Il problema è dottrinale, cioè l’antropologia, la cristologia e l’ecclesiologia sottostante al rapporto tra la vocazione delle suore e il loro modo di trattare le ingiustizie sociali. 

La LCWR “è stata costituita nel 1956 su richiesta del Vaticano e rappresenta quattro su cinque suore americane. L’organizzazione si esprime su temi politici, particolarmente su quelli che riguardano la giustizia sociale, e offre formazione sulla leadership alle circa 57000 suore che rappresenta”, dice Abby Ohlheiser su Slate. L’indagine è stata condotta dalla Congregazione della Dottrina della Fede (CDF), guidata dal Cardinal Ratzinger per 25 anni, prima di diventare Papa.

La CDF, a capo della quale vi è ora il Cardinale americano William Levada, ha nominato Mons. Peter Sartain, Arcivescovo di Seattle, a “dirigere il processo di revisione degli statuti della LCWR e rivedere i suoi piani e programmi e i suoi rapporti con certi gruppi che il Vaticano considera sospetti”, dice David Gibson su The Washington Post. L’Arcivescovo eserciterà il suo mandato, della durata di cinque anni, in stretta collaborazione con la LCWR e la Conferenza episcopale americana. 

The Week continua affermando che “il Vaticano non è contento che le suore spendano così tanto tempo lavorando con i poveri, rimanendo piuttosto silenziose sull’aborto, l’eutanasia e il matrimonio omosessuale”, come se si trattasse di una questione di come organizzare il tempo. Il problema, invece, non ha  nulla a che vedere con la pianificazione del tempo, ma con le preoccupazioni del Vaticano per il fatto che appartenenti alla LCWR abbiano sfidato pubblicamente l’insegnamento della Chiesa su temi come l’omosessualità e l’aborto. Una rappresentazione sviante della posizione vaticana che richiedeva forse una migliore preparazione dei media prima del rilascio della dichiarazione.    

Un altro esempio è dato dalla riforma sanitaria di Obama del 2010, contestata dai vescovi americani per il finanziamento dell’aborto da parte del governo. In quell’occasione, molti membri della LCWR firmarono una dichiarazione in favore della riforma, “appoggio che diede una copertura cruciale per l’Amministrazione Obama”, sostiene Laurie Goodstein su The New York Times. Il rimprovero alle suore, quindi, è principalmente derivato da dichiarazioni pubbliche che “sono in disaccordo o sfidano i vescovi, che sono nella Chiesa gli autentici maestri della fede e della morale”.

Secondo Suor Annmarie Sanders, responsabile della comunicazione di LCWR, la notizia è arrivata inaspettata. La leadership dell’organizzazione era a Roma per quella che era considerata una visita di routine e, in quell’occasione, è stata informata della procedura in corso riguardante la LCWR. Anche Suor Simone Campbell, executive director di Network, un gruppo attivo nella giustizia sociale e collegato a LCWR, ha dichiarato la sua sorpresa: “Non abbiamo violato nessun insegnamento. Ci siamo limitate a sollevare delle questioni”.

Quali questioni? E sono state sollevate per comprendere meglio la fede della Chiesa e la ragionevolezza del suo insegnamento? Ancora una volta le vere preoccupazioni della Santa Sede sono manipolate e ancora una volta sarebbe stato opportuno che queste false rappresentazioni delle posizioni vaticane fossero previste  e prevenute.

Il gesuita Padre James Martin ha lanciato una campagna Twitter a sostegno delle suore e “per riconoscere le vie nascoste con le quali queste donne hanno servito Dio, i poveri e questo Paese”, come scrive in una lettera a The Huffington Post. Tuttavia, secondo l’Associated Press, “molti cattolici conservatori si sono lamentati a lungo che la maggioranza delle suore negli Usa siano diventate troppo progressiste e si facciano beffe dell’insegnamento della Chiesa”.

Il dibattito è così destinato a continuare: progressisti verso conservatori, ricchi verso poveri, ragione verso fondamentalismo, libertà verso obbedienza, uomini verso donne e, perfino, Obama verso vescovi. Come si conviene a un periodo di campagna elettorale. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi Editoriali