Il “sì” di Chaco

L’esperienza del dolore è un metodo scelto da Dio per cambiare la nostra vita. È accaduto con Chaco, malato di cancro. Padre ALDO TRENTO parla del suo cammino di fede

04.01.2013 - Aldo Trento
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Foto: Edizioni Ares

Chaco ha un cancro ai polmoni ed è cosciente che solo un miracolo potrebbe salvargli la vita. La sua vita, come quella di tutti noi, è stata quella di un peccatore, ma la malattia è stata la modalità attraverso cui la Provvidenza gli ha cambiato il cuore, permettendogli di camminare in modo agile e di compiere passi da gigante sulla strada della santità.

È proprio vero che Dio non vuole perdere nessuno dei suoi figli e a volte per recuperarli permette la malattia! Perché la nostra libertà si muova a riconoscerlo come Dio e Signore, normalmente usa due metodi: la bellezza della compagnia cristiana oppure il dolore.

L’amicizia cristiana è ciò che apre gli occhi della ragione e ci fa commuovere davanti alla bellezza del cosmo che canta la gloria di Dio e, in particolare, davanti alla bellezza del Mistero che si fa carne in Cristo e risplende nel Mistero quotidiano della Chiesa, suo Corpo Mistico. Questo è il metodo che usa solitamente Dio con i suoi figli perché riconoscano in Lui il senso, la ragione della loro vita. 

Purtroppo, per gli stolti e gli orgogliosi (la maggioranza di noi), Dio è costretto a usare un altro metodo, molto scomodo: l’esperienza del dolore. 

Ma non dimentichiamo che neanche in questo caso la conversione è automatica. Quanti, davanti a certe malattie, vivono una suprema ribellione fino a togliersi la vita!

Tornando al caso dell’amico del quale stiamo parlando, invece, è commovente, sorprendente, miracoloso vedere come la grazia di Cristo trasformi quotidianamente la sua vita, introducendolo nell’esperienza della santità. Restiamo stupiti e commossi: le sue parole, ogni volta che le ascoltiamo, dovremmo scolpirle nella pietra perché tutti «si scontrino» con questa presenza dello Spirito Santo «datore di vita».

«Padre, ogni volta che lei mi viene a trovare sto bene… Ho bisogno solo di lei e dell’Eucaristia… Non c’è cura paragonabile alla confessione e all’Eucaristia… Padre, venga più spesso a trovarmi, perché sento che mi riprendo…». Che miracoli fa la grazia divina e la Vergine Madre, Madre delle grazie!

In pochi mesi questo fratello ha fatto un cammino di santità che la maggior parte di noi che viviamo la Messa quotidiana non facciamo neanche in settant’anni. Sembra una bestemmia, qualcosa di terribile… ma benedetta sia la malattia, se questi sono i suoi frutti! Lo dice anche Gesù nel Vangelo: a che serve andare all’inferno con due gambe? Meglio con una sola, ma in Paradiso!

Ringraziando il Signore per questo miracolo che suscita nella nostra comunità, chiediamogli di non aspettare una malattia per aprire il nostro cuore alla sua divina Misericordia, alla sua infinita tenerezza, ma di dirgli già da ora: «Sono tutto tuo, o Signore!».

Chaco passa mesi di calvario e di purgatorio a causa del cancro ai polmoni. Mesi terribili, ma di grazia impensabile e incalcolabile. Dio, attraverso il dolore, lo ha condotto a sperimentare la bellezza della santità, ossia a vivere tutti i dettagli della vita, anche i più dolorosi, con una serenità e una pace che solo la fede può generare. 

Grazie al cancro, Cacho è tornato al Signore, è tornato a casa sua, ha recuperato tutto e in pochi mesi è giunto a vivere totalmente abbandonato a Cristo, che è l’unica cosa che vale. 

Per lui il cancro è stata una grazia, una benedizione. La testimonianza che ha dato a me e a don Paolo in questi mesi è stata commuovente e ci ha spinto a un radicale «sì» a Cristo.

Ogni volta che andavamo a trovarlo a casa sua ci diceva: «Cristo è la mia medicina, voi siete la mia cura». Si confessava spesso e sistematicamente riceveva la Comunione. In questa ultima settimana di vita ha conosciuto la disperazione del dolore: non riusciva a respirare. Ma sempre, come Gesù nel Getsemani, diceva: «Padre, sia fatta la tua volontà, non la mia».

Non ce la faceva più – è terribile il momento della morte, con la sua solitudine! – e con il consenso dei suoi famigliari lo abbiamo portato nella Casa Divina Provvidenza.

Era contento di finire i suoi giorni come un vero cristiano. Lo abbiamo accolto commossi e grati al Signore, a san Riccardo e a san Raffaele per il dono che ci facevano e l’opportunità che ci davano di accompagnare il fratello all’incontro definitivo con Gesù. Ha passato due giorni senza la disperazione terribile di alcune ore prima, sotto la protezione dei nostri santi patroni. Poi il suo respiro si è fatto più lieve e mercoledì sera è morto come muoiono i santi: con tutti i doni della grazia che la Chiesa garantisce ai malati e ai moribondi (confessione, comunione, unzione degli infermi e benedizione), assistito dalla moglie e dai figli. Non si sono neanche resi conto che era morto, si è semplicemente addormentato nel grembo del Signore. Grazie, san Riccardo, per averci regalato il primo santo protettore in cielo. Un grande peccatore ha concluso la sua vita come un grande santo.

Cacho, dal cielo benedici la tua famiglia e proteggi questa casa della Divina Provvidenza, perché tutti coloro che vi entrano ricevano la grazia di morire come sei morto tu: con Gesù, Maria e Giuseppe, accompagnato da san Raffaele e san Riccardo. 

L’articolo, per gentile concessione dell’editore, è tratto da: Aldo Trento, “Rio Sole. Cronache di «santi» dal Paraguay”, a cura di Alfredo Tradigo e con fotografie di Nino Leto. Ares, 2012. Maggiori informazioni su http://www.ares.mi.it

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