Educazione, prima vittima dello Stato

La battaglia decisiva nella società democratica in questo inizio del XXI secolo è la lotta per la difesa della libertà di educazione. Dalla Spagna, il commento di FERNANDO DE HARO

14.02.2013 - Fernando De Haro
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Immagini di repertorio (Infophoto)

La battaglia decisiva nella società democratica in questo inizio del XXI secolo è la lotta per la difesa della libertà di educazione. Il matrimonio omosessuale diventerà realtà in Francia tra pochi giorni ed è anche uno dei punti chiave dell’agenda di Obama. Ha smesso di essere un segno identitario della sinistra: prova ne è il fatto che anche il conservatore Cameron ha dato il via libera alla realizzazione di una legge sul tema. In Francia è sorta qualcosa di più di un’opposizione, con una trasversalità senza precedenti, dove una certa sinistra, i cristiani, gli ebrei e i musulmani hanno difeso a spada tratta il valore della differenza. Ma, come racconta Le Monde, nelle fila della destra francese non c’è in questo caso alcun interesse a opporsi a Hollande. In Spagna, il Governo di Rajoy ha dato poco peso al fatto che la Corte Costituzionale ha riconosciuto la legittimità del matrimonio omosessuale introdotto da Zapatero.

È solamente un sintomo. Il trionfo dell’ideologia di genere significa che l’antropologia giudaico-cristiana condivisa per secoli in Occidente non è più la base delle nostre democrazie. Un situazione che, indipendentemente da altre considerazioni, rende più che necessaria un’effettiva tutela della libertà affinché i genitori possano scegliere l’istruzione da dare ai propri figli. Affinché la pluralità sia reale.

In paesi come la Spagna, inoltre, con alti tassi di abbandono scolastico e con un’impressionante necessità di cambiare il proprio modello produttivo, la libertà di insegnamento è un’esigenza per riprendere un adeguato sviluppo. Come ha detto recentemente Eric A. Hanushek al Wall Street Journal, una buona istruzione è la chiave per un’economia sana. E la qualità educativa dipende dall’autonomia delle scuole.

A Boston, probabilmente una delle città del mondo dove meglio e di più si utilizza l’intelligenza e il denaro per raggiungere un buon livello di istruzione, è stato fatto un interessante studio che valuta la relazione tra la libertà educativa e la qualità dei risultati dell’insegnamento medio. Un team di professori ha comparato i risultati delle charter schools, delle scuole pilota e di quelle pubbliche nello Stato del Massachusetts. Si tratta in tutti e tre i casi di scuole pubbliche, che vengono finanziate con le tasse. Le charter schools sono gestite dall’iniziativa sociale, in particolare dai genitori, e godono di un’ampia autonomia. Assomigliano agli istituti scolastici parificati spagnoli, con la differenza che le istituzioni pagano tutto e i genitori nulla. Le scuole pilota sono gestite dai sindacati e possono contare su una minore autonomia. Dallo studio emerge che i migliori risultati si raggiungono nelle charter schools: i genitori scelgono e gestiscono, lo Stato paga e la qualità migliora.

Per questo è decisiva la riforma educativa che sta per essere discussa alla Camera in Spagna. Per la prima volta si avrà una legge non proposta dai socialisti. Il primo testo che il ministero aveva preparato non avrebbe modificato praticamente nulla della mentalità statalista con cui si era fatta politica educativa negli ultimi 35 anni. Non si teneva conto, come non è stato fatto per più di 30 anni, delle richieste dei genitori per pianificare la costituzione di scuole a gestione statale o meno. Questo errore è stato corretto, ma, come hanno denunciato molti esperti del campo educativo, il Governo di centrodestra continua a non toccare gli aspetti essenziali. Se l’educazione viene intesa come un servizio pubblico, la libertà passa in secondo piano, viene data troppa importanza alle amministrazioni e troppa discrezionalità alle Comunità autonome.

Se la legge non cambierà, non ci sarà uguaglianza economica tra le scuole gestite dallo Stato e quelle parificate. I professori di quest’ultime, per esempio, continueranno a guadagnare di meno. L’autonomia, in definitiva, è molto limitata.

La battaglia perché la libertà educativa sia reale richiede, questo sì, un contenuto. Il miglior modo di lottare per ottenerla è esercitarla.

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