Le armi e quella “bomba” sui diritti dell’uomo

- Lorenzo Albacete

LORENZO ALBACETE esamina come la Costituzione americana consideri il diritto a portare armi uno strumento di difesa dei diritti dell’uomo, anche se ciò comporta il ricorso alla violenza

usa_flag_phixr
Infophoto

Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia ben regolamentata, non potrà essere violato il diritto dei cittadini di detenere e portare armi.” Questo è il testo del Secondo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti di America.

Così recita invece il Primo Emendamento: “Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e d’inoltrare petizioni al governo per la riparazione di ingiustizie.

Malgrado in questi giorni le mie perplessità sorgano di fronte al Secondo Emendamento, ho citato anche il Primo perché è per me sorprendente che il diritto di portare armi venga inserito nella necessità di proteggere i diritti umani previsti dal Primo Emendamento.

La mia sorpresa risale al tempo in cui studiai per la prima volta la Costituzione nel corso di Storia americana alla scuola superiore. Contemporaneamente, nel corso di religione studiavamo la dottrina della Chiesa sul regicidio e il tirannicidio. Ci è stato insegnato che la Chiesa ammette il regicidio, pur con tutta una serie di condizioni. Questo mi ha fatto pensare al Secondo Emendamento, che sembrerebbe la concezione americana attorno sul tema del regicidio.

Perché l’affermazione del diritto a portare armi è stata considerata necessaria alla difesa dei diritti previsti dal Primo Emendamento? Il successivo Terzo Emendamento tratta dei diritti di proprietà, che dovrebbero essere anch’essi difesi dalle armi approvate nella Costituzione. I Padri Fondatori erano forse preoccupati di una controrivoluzione? Organizzata e combattuta da chi?

O forse si rendevano conto che anche un governo eletto democraticamente può diventare tirannico e violare i diritti del popolo stabiliti dalla Costituzione. In ogni caso, il timore di governi tirannici mi sembra tenda a riaffermare i diritti dell’uomo elencati negli Emendamenti e nella stessa Costituzione.

Il problema posto da questo modo di difendere i diritti dell’uomo è che esso si basa su chi detiene il potere più letale, secondo la concezione del Secondo Emendamento.

In effetti, l’unica altra via per difendere questi diritti è incoraggiare il dialogo, per aiutare i cittadini a capire che questi diritti traggono origine dal rapporto dell’uomo con Dio, nel modo in cui la ragione riesce a comprenderlo, quando l’orizzonte della sua analisi non viene ridotto proprio da ideologie di potere sostenute dalla violenza.

In questo Paese il dibattito sulla violenza armata ha dominato gran parte della scorsa settimana, ma entrambe le posizioni in campo affrontano il problema della violenza nel Paese (come nel caso della tragedia di Sidney Hook) contrapponendo la potenza di difesa a quella di attacco, entrambi in termini di violenza.

Mentre sto finendo di scrivere, arriva la notizia dell’attacco terroristico a Boston. Prima o poi, quella sulle armi diverrà parte della discussione sul modo in cui far fronte a questo violento attacco ai diritti dell’uomo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi Editoriali

Vedi tutti