Francesco e il Big Bang

Le parole che Papa Francesco ha rivolto ieri alla Sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, riunita sul tema “L’evoluzione del concetto di natura”. MARCO BERSANELLI

28.10.2014 - Marco Bersanelli
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Sono limpide e liberanti le parole che Papa Francesco ha rivolto ieri alla Sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, riunita in questi giorni per discutere sul tema “L’evoluzione del concetto di natura”. La tematica sottostante è tra le più delicate e affascinanti, ovvero il rapporto tra Creazione e evoluzione. Con un tocco di sapiente ironia il Papa ha invitato innanzitutto a liberarci da un’immagine sempre in qualche modo latente nel pensiero comune quando si parla dell’atto della creazione narrato dal libro della Genesi: “rischiamo di immaginare che Dio sia stato un mago, con tanto di bacchetta magica in grado di fare tutte le cose”. E poi ha insistito che Dio non è un “demiurgo” che agisce su un “caos che deve ad altro la sua origine”. Egli è invece Colui che “ha creato gli esseri e li ha lasciati sviluppare secondo le leggi interne che Lui ha dato ad ognuno, perché si sviluppassero, perché arrivassero alla propria pienezza”. 

E’ importante non perdere la portata di queste parole. Il Creatore non è un essere fra gli altri esseri con dei poteri speciali (non è un mago, appunto), Egli è invece la fonte stessa dell’essere. Tutto ciò che esiste ha in Lui la radice ultima. Così fa parte della creazione la capacità delle cose naturali di evolvere nel tempo, di compiere la propria natura. Il divenire delle cose, l’evoluzione dell’universo fisico è una storia che la scienza pian piano tenta di decifrare, uno straordinario racconto che si dispiega nel tempo. Ma il tempo stesso, come diceva Sant’Agostino già nel IV secolo, è Sua creatura. Non esiste un istante di tempo che non sia creato da Lui. Così come sono Sue le leggi di natura, quelle misteriosissime “leggi interne che Lui ha dato a ogni essere”, grazie alle quali l’universo fisico è mutato nel tempo secondo una evidente direzione di sempre maggiore complessità e ricchezza, perché le cose “si sviluppassero, perché arrivassero alla propria pienezza”.

Non vi è perciò contraddizione tra creazione ed evoluzione, come già avevano chiarito san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; non vi sono conflitti tra la legge fisica che “spiega” scientificamente certi fenomeni e il fatto che quei fenomeni (così come quella legge che li “spiega”) sono creati: “L’evoluzione nella natura non contrasta con la nozione di Creazione, perché l’evoluzione presuppone la creazione degli esseri che si evolvono”, ha detto in splendida sintesi Papa Francesco. Allora ogni istante della storia cosmica assume il suo umile e alto significato: “la creazione è andata avanti per secoli e secoli, millenni e millenni finché è diventata quella che conosciamo oggi”. E in effetti sono davvero tanti i millenni di quella storia, visto che misuriamo l’età dell’universo in 13,8 miliardi di anni! Ma, come ha detto Francesco in una recente omelia anticipando questi temi, Egli è «il Signore della storia» e anche della «pazienza»… 

C’è dunque una necessaria distinzione tra la creatura e il creatore, un distacco che però non è affatto estraneità ma è piuttosto la condizione dell’abbraccio: “Egli ha dato l’autonomia agli esseri dell’universo al tempo stesso in cui ha assicurato loro la Sua presenza continua”. Coincidono questa “autonomia” che Dio lascia alla creatura e il dono della Sua presenza, piena di trepidazione per il destino e il compimento di tutto. Come ha suggerito Dante, il rapporto di Dio con la sua creazione è uno sguardo amoroso e instancabile, Egli “dentro a sé l’ama / tanto che mai da lei l’occhio non parte”. E’ come una madre che osserva con discrezione il suo figlio, gli dona continuamente la propria presenza, ama il suo destino, desidera per lui tutto il bene possibile, ma non si sostituisce a lui.

Se il Creatore “dà l’essere a tutti gli enti” — ai sassi e alle stelle, ai fiori e agli animali, e a ogni momento del tempo della storia dell’universo — Egli dà l’essere anche alla nostra povera esistenza in questo istante. E nel darci il respiro e la vita fisica, ci dà anche quel desiderio di amare, quella sete inestinguibile di conoscere che sono nel cuore di ogni uomo: “Quando, al sesto giorno del racconto della Genesi, arriva la creazione dell’uomo, Dio dà all’essere umano un’altra autonomia, un’autonomia diversa da quella della natura, che è la libertà”. E in effetti la libertà ci dà un’altra autonomia perché ci svincola dalle leggi di natura, pur essendovi sottoposti in quanto esseri corporali, perché a differenza dei sassi e delle stelle non siamo determinati solamente da esse. 

Il miracolo dell’innestarsi della libertà nell’universo attraverso la creatura umana, significa anche una grande, vertiginosa responsabilità. Nel creare l’essere umano libero, Dio “lo rende responsabile della creazione, anche perché domini il Creato, perché lo sviluppi e così fino alla fine dei tempi”. Lo scienziato, in particolare, è chiamato a “interrogarsi sull’avvenire dell’umanità e della terra” e a “costruire un mondo umano per tutti gli esseri umani e non per un gruppo o una classe di privilegiati”. 

Siamo insomma invitati a collaborare alla creazione, per il bene della persona umana, sempre aperti a rinvenire nuovi tesori che il Mistero ha messo nelle pieghe del mondo che ci ha donato. Papa Francesco ha infatti incoraggiato gli scienziati ad essere mossi “dalla fiducia che la natura nasconda, nei suoi meccanismi evolutivi, delle potenzialità che spetta all’intelligenza e alla libertà scoprire e attuare per arrivare allo sviluppo che è nel disegno del Creatore”. Difficile immaginare un compito più affascinante di questo.