La famiglia e il martirio

- Primo Soldi

subito dopo il Natale, la Chiesa celebra la festa della Santa Famiglia di Nazareth: il contesto reale in cui Dio è nato, cresciuto, rimasto per trent’anni. L’editoriale di PRIMO SOLDI

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B.E. Murillo, Sacra famiglia (1650)

Sentiamo ancora il gusto e la gioia del Natale — o il dolore per come l’hanno dovuto vivere tanti fratelli nel mondo — e domani si celebra la festa della Santa Famiglia di Nazareth: il contesto reale in cui Dio è nato, cresciuto, rimasto per trent’anni. 

Per quanto il titolo di Santa sia assolutamente appropriato (quale famiglia è più santa di quella di Gesù?) non dimentichiamo che si tratta di una famiglia come tutte le altre, fatta di amore, di sacrifici, di lavoro e di obbedienza al disegno di Dio. Per questo è assolutamente appropriato che nella prima domenica dopo la nascita di Gesù si festeggi la Sua famiglia. Venga a tutti noi il desiderio di festeggiare la nostra famiglia, quel nucleo umano fatto di amore, di sacrifici, di lavoro che c’è o che non c’è, di obbedienza al disegno di Dio o di smarrimento generale senza valori comuni da condividere. 

Famiglie felici o famiglie ferite da tanti dolori, dove non ci si guarda più in faccia, dove non ci si parla più. Famiglie dove non ci si sa più perdonare… Per tutti un grande aiuto viene da Papa Francesco che ha iniziato prima di Natale un nuovo ciclo di catechesi dedicate appunto alla famiglia, che in questi anni è il cuore dell’attenzione di tutta la Chiesa. Ad essa sono dedicati ben due Sinodi che intendono dare risposte concrete a tutte le sfide che sorgono nel contesto in cui oggi siamo chiamati a vivere. La Chiesa guarda con realismo quello che c’è, non a quello che non c’è più o ci dovrebbe essere. Realismo, non visioni nostalgiche o moralistiche. 

L’oro che sfavilla nella festa di Natale si tinge subito di rosso con la memoria dei martiri (santo Stefano, santi Innocenti, san Tommaso Moro…). È un accostamento drammatico che ci fa guardare con lo stesso realismo della Chiesa alle famiglie martoriate dall’incomprensione, dalla divisione, dalle guerre in corso. Quante storie di famiglie martiri accadono sotto i nostri occhi: quelle che hanno dovuto lasciare le loro case, quelle smembrate da morti violente di figli o genitori.

Sono sicuro che il Papa domani non parlerà solo della Santa Famiglia di Nazareth ma delle tante famiglie sante che oggi ci sono nella Chiesa! Forse c’è bisogno che anche nelle nostre famiglie accada ciò che il Papa ha indicato il 22 dicembre quando ha invitato tutti i componenti della Curia romana a fare un esame di coscienza sulle 15 malattie che colpiscono in particolare il clero. Anch’io ho chiesto perdono dei miei peccati, ma devo pur dire che nessuno è immune da quelle malattie.

“Nonna Europa” che non sa più generare né figli né famiglie  guardi alla Famiglia che si è trovato un alloggio provvisorio nella grotta di Betlemme e la smetta di suggerire o imporre leggi che non fanno che martoriare le nostre famiglie con l’addizione continua di una pressione fiscale che getta tanti nello sconforto o nella disperazione o con la sottrazione continua e l’attacco ai fondamenti stessi della famiglia umana. 

Non c’è ora lo spazio per fare l’elenco di queste ingiurie giuridiche, ma il tempo per un esame di coscienza vero su come i poteri forti stanno distruggendo il bene più prezioso che esiste al mondo e, per noi cristiani, pregare per le famiglie martiri di oggi: questo tempo sì lo possiamo trovare! Facciamoci a vicenda l’augurio di trascorrere più tempo in famiglia nell’anno nuovo e di sostenerci a vicenda nelle inevitabili prove. Una famiglia sana risana tutta la società; una famiglia malata, divisa, ha bisogno più di altre del nostro aiuto perché siamo membra gli uni degli altri.

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